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Certificato impianto riscaldamento senza caldaia: come fare

23 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 gennaio 2018



Le pompe di calore sono l’alternativa per il riscaldamento senza gas metano. Come funziona la certificazione e la manutenzione e chi ne è responsabile.

Molti di voi avranno sgranato gli occhi davanti alla bolletta del metano alla fine dell’inverno: tra acconti e conguagli, quando si tira la riga in primavera e si vede la spesa del gas per l’impianto di riscaldamento, viene voglia di fare la scorta di coperte per l’anno successivo e di fare tutti i giorni la grigliata pur di non aprire la manopola della cucina a gas.

Vi sarete chiesti, dunque, se c’è qualche alternativa per vivere in un ambiente caldo e, comunque risparmiare. In effetti, oggi ci sono degli impianti di riscaldamento senza caldaia che, oltre ad essere più economici come consumo, sono anche più ecologici e, in qualche occasione, più efficaci.

Ma, come ogni impianto di riscaldamento, anche quello senza caldaia ha bisogno di una certificazione e di una regolare manutenzione programmata, eseguita da tecnici abilitati. Ne va della vostra sicurezza e dei vostri soldi, visto che i mancati controlli si traducono in sanzioni salatissime. Vediamo allora come fare per avere il certificato dell’impianto di riscaldamento senza caldaia e quando è obbligatoria la manutenzione.

Impianti di riscaldamento: l’alternativa alla caldaia

Chi vuole in casa un impianto di riscaldamento senza caldaia deve affidarsi alle pompe di calore, che forniscono sia calore d’inverno sia raffreddamento d’estate. Chi vuole risparmiare sul gas, può scegliere la pompa di calore alimentata ad elettricità e risparmiare grazie alle nuove tariffe entrate in vigore.

Le pompe di calore utilizzano energia rinnovabile perché portano il caldo da una sorgente esterna ad una sorta di pozzo caldo, in particolare:

  • dall’aria esterna all’ambiente da riscaldare (pompa aria-aria);
  • dall’aria esterna all’acqua del circuito di riscaldamento (pompa aria-acqua);
  • dall’acqua del fiume, del lago o del mare all’acqua del circuito di riscaldamento (la pompa acqua-acqua);
  • dalla falda acquifera all’acqua del circuito di riscaldamento (la pompa terreno-acqua).

La nuova tariffa elettrica TD, in vigore dal 1 gennaio 2018 al posto delle vecchie D1, D2 e D3, dovrebbe garantire un consistente risparmio a chi sceglie questo tipo di impianto di riscaldamento senza caldaia.

Impianti di riscaldamento senza caldaia: la normativa

Per le pompe di calore, come per tutti gli impianti di riscaldamento con o senza caldaia installati in modo fisso e senza limiti di potenza, la normativa italiana [1] prevede l’obbligo di avere un libretto dell’impianto. Per le nuove apparecchiature, il compito di compilare il libretto e di trasmetterlo dopo il primo controllo al Catasto termico regionale spetta all’installatore. Il Catasto provvederà al rilascio del relativo codice identificativo da apporre sul libretto.

Per le pompe di calore, il nuovo libretto di impianto non sostituisce, ma si affianca, al «registro dell’apparecchiatura» previsto dalla legge [2] e pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente.

Va da sé che sia l’installatore sia il tecnico che si occupa della manutenzione devono essere abilitati ai sensi di legge [3].

Sul libretto devono essere riportate queste informazioni:

  • la tipologia dell’intervento, cioè se si tratta di nuova installazione, di una ristrutturazione o della sostituzione di un vecchio generatore;
  • i dati del responsabile dell’impianto;
  • i dati dell’impianto stesso, quindi: dove si trova, quali sono le caratteristiche tecniche, i suoi componenti, se ha dei consumi idi combustibile rilevabili tramite contatore, ecc.;
  • gli interventi di riparazione o di sostituzione di componenti;
  • gli interventi di verifica di funzionamento dell’impianto;
  • i dati della persona incaricata dal responsabile.

Chi fa la certificazione dell’impianto di riscaldamento senza caldaia?

Per le pompe di calore, la certificazione dell’impianto di riscaldamento senza caldaia spetta all’idraulico. È vero che le pompe funzionano ad energia elettrica, ma è anche vero che tutto l’impianto si basa su un circuito d’acqua, che sarà quella che riscalda l’ambiente. Pertanto, spetta all’idraulico firmare la certificazione di conformità e compilare e firmare il libretto dell’impianto.

Chi è il responsabile dell’impianto di riscaldamento senza caldaia?

Contrariamente a quello che qualcuno può pensare, il responsabile dell’impianto di riscaldamento senza caldaia installato in un appartamento o in un edificio non è né l’idraulico né l’elettricista ma il proprietario dell’impianto stesso, il quale ha l’obbligo di far compilare al tecnico il libretto sia dopo l’installazione sia dopo ogni intervento di manutenzione.

Ci sono, però, delle eccezioni che non cambiano il concetto ma sì la forma. In certi casi, il responsabile dell’impianto è:

  • l’inquilino, nel caso di edifici o abitazioni in locazione;
  • l’amministratore di condominio, nel caso di impianti centralizzati;
  • il proprietario o l’amministratore delegato, nel caso di edifici a capo di soggetti diversi dalle persone fisiche (persone giuridiche, società, ecc.).

Tutte queste figure, a loro volta, possono delegare la responsabilità dell’impianto di riscaldamento senza caldaia ad una terza persona, purché sia in possesso dei requisiti previsti dalla legge [3].

Questo delegato può essere (anzi, di solito è) il tecnico che si occupa dell’installazione e della manutenzione dell’impianto. Ma non è possibile delegare la responsabilità ad un terzo nel caso di singole unità immobiliari residenziali in cui il generatore o i generatori non siano installati in un locale dedicato.

Impianto di riscaldamento senza caldaia: ogni quanto la manutenzione?

Per le pompe di calore, cioè per gli impianti di riscaldamento senza caldaia, il Ministero prevede dei tempi diversi di controllo obbligatorio dell’efficienza energetica a seconda della potenza in kw/h dell’impianto stesso.

Di norma, la manutenzione deve essere fatta ogni 2/4 anni. Sul libretto vengono riportate le caratteristiche e, quindi, anche la frequenza con cui la pompa deve essere controllata.

Cosa si rischia in caso di mancata manutenzione?

Se l’impianto di riscaldamento senza caldaia non viene periodicamente controllato, secondo la frequenza indicata dalla legge (2 o 4 anni a seconda della potenza), a rischiare sono sia il responsabile dell’impianto sia il manutentore [4]:

  • per il responsabile è prevista una sanzione amministrativa tra 500 e 3.000 euro;
  • per il manutentore, la sanzione è compresa tra 1.000 e 6.000 euro. Ma il tecnico può anche subire dei provvedimenti disciplinari da parte della Camera di Commercio di appartenenza.

note

[1] Dpr n. 74/2013.

[2] Decreto Mise n. 37/2008.

[3] Dpr n. 43/2012.

[4] Dlgs. n. 192/2005.


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1 Commento

  1. è solo un continuo rubare i soldi alla gente , piu’ ci si inventa qualcosa per risparmiare e piu’ lo stato ci mette lo zampino , fra un po’ anche le stufe a pellett dovrano pagare la manutenzione .

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