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Cos’è un legato in eredità?

10 dicembre 2017 | Autore:


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Successione: la differenza tra chi viene nominato erede e chi invece legatario.

All’apertura del testamento di un tuo parente, sei stato nominato legatario e non sai cosa vuol dire. È per te un vantaggio o uno svantaggio? Se il tuo amato caro aveva debiti, sei tenuto anche tu a pagarli? Per venirti in aiuto cerchiamo di capire cos’è un legato e che differenza c’è tra un legato e l’eredità.

Cos’è il legato

Spesso si sente parlare di eredità e legato e si è portati a fare confusione. Eppure sono tante le differenze tra i due istituti. Può capitare che, alla lettura del testamento per la morte di un proprio caro, si scopra di essere stati istituiti dal testatore legatari. Cosa significa? Quali responsabilità comporta quest’attribuzione? Il legatario ha gli stessi diritti e doveri degli eredi? Risponde anche lui di eventuali debiti del defunto parente?

Proviamo a far luce partendo da un esempio: «Lascio a Matteo tutti i quadri della casa al mare». È evidente che Matteo non acquisterà la proprietà della casa ma solo dei quadri che lì si trovano. Matteo diventerà pertanto in automatico non erede ma legatario e come tale subentrerà nella successione solo a titolo particolare, ossia solo per quel determinato rapporto “attivo” senza invece succedere nei rapporti “passivi” (ossia i debiti).

È proprio qui la prima e fondamentale differenza tra erede e legato: l’erede subentra nella successione a titolo universale, ossia tanto per i debiti quanto per i crediti, divenendo il titolare dell’intero patrimonio del defunto o di una quota di esso; il legatario succede solo nella titolarità di uno o singoli beni [1]. Il legatario quindi non ha una quota ereditaria come l’erede.

Si può avere un legato solo se vi è un testamento e solo se in esso il testatore abbia deciso di attribuire a una persona un diritto specifico (diritto di proprietà, di uso, di usufrutto, ecc.). Per questo motivo, eccetto quei legati previsti dalla legge [2], il legato è eventuale.

L’erede diventa tale solo dopo la denuncia di successione e la divisione dei beni. È chiamato ad accettare l’eredità in forma espressa (dichiarando in un atto scritto di voler accettare l’eredità o di assumere il titolo di erede) oppure tacita (compiendo un atto che esprima inequivocabilmente la volontà di accettare. Il diritto di accettare si prescrive in 10 anni). Il legatario diventa tale invece in automatico, senza bisogno di un’accettazione.

Erede e legatario hanno la facoltà di rinunciare al diritto in successione. L’erede può farlo solo prima dell’accettazione tramite notaio o il cancelliere. Il legatario può rifiutare il lascito che ha acquistato di diritto, che comunque è entrato già di per sé nel suo patrimonio.

Ultima e forse più importante differenza tra le due figure riguarda i debiti del defunto. L’erede subentra in tutti i rapporti giuridici del de cuius, anche quindi in quei rapporti obbligatori che vedevano il defunto come debitore. Non c’è distinzione tra patrimonio personale e patrimonio ereditato. Si crea un unico patrimonio con il quale l’erede è tenuto a rispondere illimitatamente dei debiti del defunto, a patto però che non abbia accettato l’eredità con il cosiddetto «beneficio d’inventario». Attraverso l’accettazione con beneficio d’inventario, questi può rispondere dei debiti nei soli limiti dei beni ricevuti. Solo in questo caso il suo patrimonio si separa da quello del de cuius.

Il legatario, invece, ha una responsabilità limitata poiché, subentrando solo in uno o più rapporti giuridici determinati, non risponde dei debiti del defunto eccetto una diversa volontà del testatore e comunque in caso è obbligato solo nei limiti di quanto ricevuto, cioè non oltre il valore del bene oggetto del legato. Ad esempio, se il legato ha un valore di 500 euro ed è gravato da debiti del defunto di mille euro, il legatario risponde solo per 500 euro nei confronti dei creditori. Questi ultimi possono chiedere al tribunale di impedire al legatario di rifiutare il legato (così recuperano almeno 500 euro), ma non possono obbligare il legatario a pagare anche i restanti 500 euro che mancano a sanare il debito.

Legato gravato da onere

Può accadere che il legato sia gravato da un onere. In questo caso il valore dell’onere non dovrà superare quello del legato. Potrà al massimo essere pari. Facciamo un esempio: «Andrea ti lascio la mia credenza ma devi dare 1500 euro a tua sorella Greta». Il valore dell’onere corrisponde a 1500 euro, contro il valore del legato che è pari a circa mille euro.

Pertanto, Andrea potrà decidere di:

  • non prendere la credenza del de cuius che andrà quindi agli eredi;
  • prenderà la credenza ma darà a Greta solo mille euro.

La scelta non potrà stabilirsi a priori. Dipenderà oltre che dal valore di mercato del bene anche da quello affettivo.

Ci sono poi legati che possono essere gravati da oneri impliciti all’esecuzione che superano il valore del legato. Ad esempio: «Andrea ti lascio la mia collezione di opere letterarie che si trova nella mia casa». È chiaro che trasportare una collezione di questo tipo, formata da tanti e pesanti volumi, implica un costo che in questo caso è tenuto ad accollarsi il legatario e che con molta probabilità supera il valore attuale di mercato del bene. Pertanto, Andrea potrebbe decidere di rinunciarvi dal momento che il legato dovrebbe costituire un vantaggio economico e non uno svantaggio per il legatario.

In sostanza, la prestazione oggetto del legato (il suo costo, ma anche l’obbligo di consegnare fisicamente l’oggetto del legato al legatario) è a carico degli eredi, chiamati appunto “onerati”. Il testatore può però decidere di porre l’onere solo a carico del legatario, come nell’esempio sopra visto oppure su uno o più eredi specifici. Se invece questi non lascia nulla di scritto a riguardo, si intendono onerati tutti gli eredi in proporzione alla loro quota ereditaria.

Legato di specie e di quantità

Esistono due diversi tipi di legato:

Legato di specie: al legatario viene trasferita la proprietà o un altro diritto reale (ad es. l’usufrutto) di un bene specifico o di una sua quota. Esempio: «Lascio ad Andrea il diritto di abitare nella casa di via della Conciliazione finchè vive» (usufrutto); «Lascio ad Andrea un quinto del palazzo di via della Conciliazione» (quota di proprietà).

Legato di quantità: l’oggetto del legato è individuato solo nel genere e nella quantità (esempio: 100 bottiglie di vino). L’onerato, eccetto diverse disposizioni nel testamento, è tenuto a consegnare beni di una qualità non inferiore alla media. Nel caso specifico, le bottiglie di vino dovranno essere di un buon vino, non andato a male e che non abbia un odore di aceto o di muffa. Non è necessario che l’oggetto del legato sia già disponibile nel patrimonio del defunto (le bottiglie di vino si possono anche comprare in un’enoteca, non serve che provengano dalla cantina del testatore). Se però nel testamento si fa espresso riferimento a cose da prendere nel patrimonio del testatore (le bottiglie di vino della sua cantina) e queste non ci sono, il legato è nullo.

note

[1] Cass. civ., ordinanza n. 27413 del 20.11.2017.

[2] Art. 540, secondo comma, cod. civ. (diritti di abitazione della casa adibita a residenza coniugale e dei mobili che la corredano a favore del coniuge superstite).

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