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Miscellanea #Freeandopen: Google lancia l’appello per la libertà in rete

Miscellanea Pubblicato il 23 novembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 23 novembre 2012

Google e la petizione “Take Action” per una rete libera: di che si tratta?

A casa sua, ognuno fa quello che vuole; e in pochi potrebbero negare che, oggi come oggi, gran parte di Internet appartenga a Google.

Ed è Google stesso ora a scendere allo scoperto nell’ormai nota battaglia tra libertà di rete e di circolazione dei contenuti da un lato e politica di controllo e filtraggio dall’altro. Lo fa occupando metà dei siti internet, con la notizia della petizione “Take Action”.

Per comprendere di che si tratta è necessario fare un passo indietro.

Dal 3 al 14 dicembre prossimo si terrà a Dubai la dodicesima Conferenza Mondiale sulle Telecomunicazioni Internazionali che avrà, all’ordine del giorno, l’aggiornamento dei regolamenti internazionali che disciplinano gli scambi di informazioni da uno Stato all’altro. Attualmente gran parte di questi poteri sono attribuiti all’ICANN, una organizzazione privata e indipendente. Tuttavia, la gestione di tale potere le viene ora contesa dall’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni), che vorrebbe sostituire la prima.

Ebbene, Google sta gridando il proprio veto a questa invasione di competenze. Secondo il colosso di Mountain View, infatti, sarebbe direttamente controllata dai governi degli Stati. E non è un segreto che questi ultimi siano sempre sensibili alle politiche di controllo diretto o indiretto della rete: sia perché deboli alle pressioni lobbistiche delle società coinvolte nella old economy (leggi: industrie dei contenuti), sia perché spesso motivati da scelte governative censorie (vedi popoli in via di sviluppo, asiatici e mediorientali).

Gli esempi, negli ultimi anni, si sono moltiplicati: a partire dall’ADOPI francese, ai regolamenti antipirateria della nostra AGCOM, al blocco in Iran delle piattaforme più utilizzate (YouTube, Facebook, ecc.) o dello stesso Google, o ancora alla scelta di Cuba di adottare un solo provider controllato dal Governo.

o ai poteri che l’Egitto e la Cina hanno rilasciato, alle autorità amministrative, di chiudere automaticamente i siti sospettati di essere pericolosi. E poi c’è l’ACTA, o meglio i suoi figli, e tutti le centinaia di proposte, disegni ed emendamenti, da ogni parte del globo, di controllare il traffico dei bit.

Scenari agghiaccianti? Al peggio non c’è mai limite. Ciò che infatti potrebbe essere maggiormente a rischio è lo stesso principio di neutralità della rete, sul quale ormai – almeno in Europa – si può dire che è stato messo un punto definitivo con la recente sentenza della Corte di Giustizia.

Quando poi la gente è poco devota a Dio, perché troppo lontano, si ricorre sempre ai Santi. Così, per incoraggiare gli indecisi, vengono chiamati in causa i benefattori degli utenti del web: YouTube, Facebook e Skype – dice il portavoce di Big G – potrebbero diventare a pagamento se le cose dovessero cambiare.

Per chi come Google vuole che tutto resti così com’è e che il controllo di internet rimanga nelle mani dell’ICANN, non resta che da firmare la petizione “Take Action” sul sito https://www.google.com/takeaction/ e condividere questa pagina perché tutti siano informati.

 

 


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