HOME Articoli

Le Guide Separazione tra conviventi: effetti sulla coppia e sui figli

Le Guide Pubblicato il 8 dicembre 2017

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 8 dicembre 2017

Conseguenze su mantenimento, affidamento dei figli e casa familiare in caso di separazione della coppia di conviventi.

Convivo da 10 anni col mio compagno e lavoro nella sua impresa familiare; abbiamo due bambini e viviamo in una casa di proprietà dei suoi genitori. Negli ultimi tempi lui è molto nervoso e penso che voglia separarsi. Quale futuro per me e i bambini in questo caso?

Il quesito della lettrice pone la necessità di inquadrare gli effetti giuridici (economici e personali) derivanti dalla separazione tra conviventi, sia sulla coppia che sui figli.

Separazione tra conviventi: quali tutele economiche?

Quanto riguarda gli effetti della separazione nei rapporti tra i conviventi, la legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto ha sicuramente attribuito, rispetto al passato, una maggior tutela (anche) di tipo economico ai conviventi di fatto (tali considerati due persone maggiorenni, anche gay, unite da stabili legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non aventi rapporti di parentela, affinità o adozione, non sposate né vincolate da unione civile tra persone dello stesso sesso). Tutela riconosciuta senza dubbio quando la convivenza risulti registrata a seguito di regolare dichiarazione anagrafica, ma che ben potrebbe essere provata con differenti modalità (si pensi alla prova testimoniale prodotta dalla parte che ne abbia interesse).

In particolare, nel caso di separazione (e conseguente cessazione della convivenza) la legge stabilisce che quello che tra i conviventi si trovi in condizione di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, possa fare al giudice richiesta per ottenere dal convivente (con precedenza rispetto ai fratelli e le sorelle) gli alimenti, ossia una prestazione economica necessaria a far fronte ai bisogni primari di vita. Prestazione che, tuttavia, potrà essere concessa solo per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.

Ne deriva, per quanto riguarda lo specifico caso della lettrice, che solo qualora la stessa dovesse perdere l’attuale posto di lavoro e si trovasse in un stato di bisogno vero e proprio (ad esempio derivante anche dall’incapacità di procurarsi una nuova occupazione), potrebbe chiedere al compagno (se non abbia altri familiari a cui poter fare riferimento) il necessario per vivere per un periodo determinato.

Al contrario, non essendo invece sposata, la donna non potrà vantare, in caso di separazione, alcun’altra pretesa economica per se stessa (analoga a quello che è l’assegno di mantenimento riconosciuto al coniuge più debole nella separazione tra coniugi), ossia un importo in grado di garantirle la conservazione di un tenore di vita simile a quello goduto durante la vita coniugale), a nulla rilevando il fatto che tra i due vi sia una sensibile disparità economica.

Separazione tra conviventi: i diritti dei figli

Quanto affermato sin d’ora riguardo alle possibili pretese economiche che la donna potrebbe vantare in caso di separazione dal compagno, non può, invece, dirsi nei riguardi dei due figli della coppia.

Questi, infatti, godono per legge delle medesime tutele, che siano nati fuori o dentro il matrimonio ed entrambi i genitori debbono provvedere a dar loro assistenza morale e materiale in base alle proprie capacità economiche e personali e alle attitudini e aspirazioni dei figli, indipendentemente dal fatto di essere o meno sposati.

Sta di fatto che, tuttavia, la legge non indica con quali modalità i genitori debbano gestire l’ affidamento dei minori, specie in caso di separazione, né stabilisce – con riguardo al mantenimento dei figli – un criterio matematico al quale poter fare riferimento per calcolare l’assegno periodico dovuto da un genitore all’altro per i figli non autosufficienti.

Si rinvia pertanto per un approfondimento su questi specifici aspetti alle guide:

Affidamento dei figli dopo la separazione

Assegno di mantenimento per i figli: come si calcola

Separazione tra conviventi con figli: a chi va la casa familiare?

Anche per la casa familiare, al pari del discorso relativo al mantenimento e all’affidamento dei figli, le regole non cambiano sia che la coppia sia sposata o meno.

La casa familiare, infatti, dopo la separazione, viene assegnata dal giudice (che ne attribuisce il diritto al godimento) tenendo conto “prioritariamente” (meglio dire, in via esclusiva) dell’interesse dei figli e quindi indipendentemente sia dal titolo di proprietà su di essa (dunque non rileva che di essa sia proprietario il suocero della lettrice), sia dall’esistenza di una unione coniugale fra i genitori.

Come ha chiarito, infatti, la Cassazione, anche nel caso in cui la casa sia concessa da un genitore al figlio in comodato d’uso gratuito (come sembra possa dirsi nel caso esposto) per le esigenze familiari,queste non possono intendersi cessate con la separazione; resta fermo, infatti, il bisogno di soddisfare le esigenze abitative (di lunga durata e stabilità) dei figli. E pertanto, nel caso della lettrice, non basterà che, intervenuta la separazione dal compagno, il di lui padre possa richiedere la immediata restituzione dell’immobile solo perché di proprietà. Ciò sarà possibile, invece, solo quando siano venute meno le esigenze abitative della famiglia (ad esempio con la raggiunta autosufficienza economica dei due figli) oppure se sorga un bisogno urgente e imprevisto di riavere la casa.

Dunque, con la separazione (sempre che non intervenga un diverso accordo dei genitori) i figli restano di norma ad abitare nella casa familiare con quel genitore ritenuto dal giudice più idoneo a prendersene cura e diritto dell’altro a frequentarli ed avere con loro rapporti stabili e continuativi. Situazione questa che solitamente (e specie quando i bambini sono ancora in tenera età) vede favorita la madre quale genitore collocatario della prole.

Venuta meno, invece, la necessità abitativa dei figli, il genitore che abbia ottenuto l’assegnazione della casa senza esserne proprietario dovrà lasciare l’immobile.

Separazione tra conviventi con figli: la libertà degli accordi

Tutto quanto detto sino ad ora, tuttavia, vale solo nel caso in cui la coppia decida di farsi causa, demandando al giudice ogni scelta in merito alla famiglia e ai figli.

Diversamente la coppia è libera di decidere in ordine all’affidamento, al mantenimento dei bambini e al godimento della casa con maggiore libertà. La legge infatti stabilisce che il giudice prende atto, se non contrario all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Basterà quindi in tal caso dar prova di aver trovato una soluzione conforme agli interessi morale e materiale dei bambini per ottenere l’approvazione (in gergo giuridico: l’omologazione) dell’accordo da parte del tribunale.

Separazione tra conviventi con figli: il giudice non occorre ma…

Resta fermo che, ove effettivamente l’attuale relazione dovesse sfociare in una separazione, la soluzione migliore sarebbe quella che i due conviventi, nell’interesse dei due figli, riuscissero a trovare un accordo, così da evitare di andare in causa. Ciò non potrà che giovare a tutti (figli compresi) sia sotto il profilo economico (per il risparmio dei costi di un giudizio) che della serenità familiare.

Non sarebbero in alcun modo obbligati a rivolgersi al giudice, anche se sarebbe preferibile che ciò avvenisse per avere in mano un titolo che costituirà una garanzia di tutela per tutti nel caso in cui gli accordi presi (sul mantenimento o il diritto di visita dei figli) non fossero rispettati da uno o dall’altra.

Se poi la coppia dovesse decidere di formalizzare giudizialmente la separazione (chiedendo al giudice la regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei due bambini) potrà allo scopo rivelarsi senz’altro utile intraprendere un preventivo percorso di mediazione familiare o di diritto collaborativo, ciò specie considerando il riferito stato di continuo nervosismo del compagno che (certamente) potrebbe rivelarsi di ostacolo al raggiungimento di un accordo sereno.

In conclusione, in caso di separazione dal compagno, la lettrice non potrebbe vantare nei confronti dell’uomo alcun diritto ad un assegno di mantenimento (come invece avviene tra marito e moglie), né potrebbe richiedergli gli alimenti se abbia comunque una sua autonomia economica o le capacità di procurarsi un reddito.

Ciò che invece potrà facilmente aspettarsi è che, stante la minore età dei figli, il giudice le assegni la casa familiare (nonostante questa sia di proprietà del padre del compagno), come pure stabilisca che il compagno debba versarle un assegno di mantenimento per i bambini (oltre al rimborso della metà delle spese straordinarie), proporzionalmente ai redditi di cui dispone. Sotto questo profilo certamente all’uomo non potrà che convenire far mantenere alla compagna l’attuale posto di lavoro nell’impresa familiare, dovendo diversamente provvedere con una cifra maggiore alle necessità economiche dei figli.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI