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Le Guide Adeguamento dell’assegno di mantenimento: quando e come si chiede?

Le Guide Pubblicato il 23 novembre 2012

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Ecco le condizioni e le modalità di richiesta dell’adeguamento, in aumento o riduzione, dell’assegno di mantenimento.

Dopo aver affrontato, in un precedente articolo, il problema di come calcolare l’assegno di mantenimento, vedremo ora quali sono le condizioni e le modalità per chiedere l’adeguamento dell’assegno stesso.

Condizioni

Il coniuge interessato può chiedere al giudice l’adeguamento dell’assegno di mantenimento se sopraggiungono “giustificati motivi” tali da provocare uno squilibrio economico tra i coniugi. I giustificati motivi potrebbero consistere, per esempio, in:

a) perdite di fonti di reddito da parte del coniuge obbligato (adeguamento dell’assegno in diminuzione);

b) miglioramento del tenore di vita da parte del coniuge beneficiario (adeguamento dell’assegno in diminuzione) [1];

c) miglioramento del tenore di vita da parte del coniuge obbligato (adeguamento dell’assegno in aumento).

Prove

In ogni caso è necessario che tali giustificati motivi siano provati dal beneficiario.

Così, nel primo esempio (lettera a), non sarà sufficiente dichiarare di aver perso un cespite o un’attività produttiva di reddito, ma bisognerà provare che tale perdita abbia comportato complessivamente una riduzione delle proprie risorse economiche [2].

Nel secondo esempio (lettera b), la prova deve consistere nella dimostrazione dell’effettivo miglioramento della condizione economica complessiva dell’ex.

Non è quindi sufficiente, per il coniuge obbligato, affermare che l’ex moglie convive occasionalmente con un altro uomo. Non è detto, infatti, che l’aver iniziato una relazione con un altro uomo (anche in presenza di un figlio) comporti per la donna la perdita del diritto all’assegno di mantenimento [3]. È necessario invece che da tale rapporto essa ne abbia un qualche sostegno economico che la mantenga.

Il beneficiario può anche chiedere l’aumento dell’assegno perché il coniuge obbligato ha visto migliorare le proprie condizioni di vita (per es. incrementando notevolmente le proprie fonti di reddito) al punto da creare un forte squilibrio rispetto alla propria posizione economica (lettera c) [4].

Base di riferimento per il calcolo

Il giudice, per verificare se l’adeguamento è dovuto e in che misura, accerta il tenore di vita dei coniugi al momento della domanda di adeguamento [5]. È questo momento l’unica base di riferimento per calcolare l’importo da liquidare.

Svalutazione monetaria

Il giudice non può mai disporre meccanismi di adeguamento automatico dell’assegno di mantenimento [6], non essendo possibile determinare in anticipo neppure gli effetti della svalutazione monetaria sulle rispettive condizioni economiche dei coniugi.

Infatti, la variazione degli indici Istat di svalutazione monetaria non determina automaticamente l’adeguamento dell’assegno. Occorre di volta in volta verificare il mutamento della situazione economica di entrambi gli ex partner e intervenire con l’adeguamento dell’assegno di mantenimento qualora si creino degli squilibri a svantaggio del coniuge economicamente più debole.

Pertanto, la parte che chiede la rivalutazione dell’assegno di mantenimento per effetto della svalutazione monetaria non deve provare il deterioramento delle proprie condizioni economiche, bensì deve provare l’esistenza di un aumento monetario dei redditi dell’ex coniuge obbligato [7].

 

 

 

note

[1] Art. 156 cod. civ. (Cfr. Cass. sent. n. 4905/1999).

[2] Trib. di Modena, sent. del 16 marzo 2011.

[3] Cass. sent. n. 23968/2010 e n. 196/2010.

[4] Cass. sent. n. 4750/1999.

[5] Cass. sent. n. 5253/2000.

[6] A meno che il giudice non faccia riferimento a sicuri elementi di valutazione sulla pari svalutazione nel patrimonio, come nel caso di redditi provenienti da immobili che beneficiano degli aggiornamenti dei canoni in misura legislativamente predeterminata (C. Cass. sent. n. 890/1995).

[7] Cass. sent. n. 1689/1983.


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