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Stipendio in ritardo: entro quando va pagato

6 Dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Dicembre 2017



La legge stabilisce un termine per versare lo stipendio al dipendente? E cosa fare se la retribuzione non arriva nonostante i solleciti? Come fare causa?

Una volta per una svista, un’altra perché non ci sono i liquidi «ma tranquilli, questione di un paio di giorni», un’altra ancora perché «c’è stato un problema al computer ed i bonifici non riescono a partire». Vi è mai capitato di ricevere lo stipendio in ritardo? Conoscerete, allora quella sensazione di angoscia che si prova quando si sa che la banca non aspetta a prelevare dal vostro conto i soldi delle bollette, della polizza vita, del mutuo, del finanziamento dell’auto. Scadenze che affrontate facendo affidamento sulla puntualità (e sulla serietà) del vostro datore di lavoro nel versarvi la retribuzione.

I tempi stabiliti dalla legge per non trovarsi con lo stipendio in ritardo ci sono. Se, sistematicamente, non vanno rispettati c’è il modo di agire. Prima con le buone, poi con le meno buone, cioè rivolgendosi alla Direzione territoriale del lavoro o, addirittura, in Tribunale.

Vediamo allora che cosa dice la legge riguardo gli stipendi in ritardo ed entro quando vanno pagati.

I termini per pagare lo stipendio

C’è una premessa fondamentale da fare: non tutte le aziende (o tutti i settori produttivi) sono tenuti a pagare lo stipendio lo stesso giorno: c’è chi lo versa il primo giorno del mese, chi al 27 (il mitico giorno di paga di una volta) c’è chi lo fa a mese inoltrato. Il tutto dipende dai singoli contratti di categoria o, se ci fossero, dagli accordi interni all’azienda.

Quindi, sono i contratti nazionali a stabilire i limiti massimi entro i quali pagare lo stipendio ai dipendenti o collaboratori. Ora, la questione è: bene, mi dici che mi paghi il 15 del mese? Ok, che sia il 15, però. Non il 17, il 18, il 20. Per una questione di correttezza, non per una questione legale. E spieghiamo perché.

Un ritardo di pochi giorni o di una sola mensilità non è di per sé un motivo valido per andare in Tribunale o per dimettersi per giusta causa. È possibile agire, invece, quando il «vizietto» di pagare con notevole ritardo o di saltare le mensilità diventa un sistema.

Entro quando vanno pagati gli stipendi, dunque? Di norma, entro il 10 del mese successivo a quello da retribuire. Pertanto, il mese di novembre andrà pagato entro il 10 dicembre. Nel senso che quel giorno il lavoratore deve avere già i soldi in banca, non che il 10 dicembre parte il bonifico e il dipendente deve attendere ancora.

Come detto, la regola è fissata dai singoli contratti nazionali di categoria: così, alcuni prevedono il pagamento dello stipendio entro e non oltre il quinto giorno del mese successivo ed altri, come dicevamo prima, il giorno 27 del mese.

Che succede, però, se l’azienda o la società per cui si lavora non applica alcun contratto di categoria? In questo caso, lo stipendio va corrisposto a prestazione eseguita. Un esempio: se il mio contratto di lavoro con l’azienda presso la quale presto servizio prevede un impegno continuativo mensile, l’ultimo giorno del mese si ritiene eseguita la mia prestazione e, a quel punto, avrò diritto a ricevere immediatamente lo stipendio.

Per completezza (non perché sia una cosa che avviene abitualmente o che debba avvenire) c’è da segnalare che lo stipendio di dicembre e la 13ma mensilità devono essere pagati entro il 12 gennaio, giorno in cui si conclude la competenza che riguarda le retribuzioni dell’anno precedente.

A modo di sintesi, possono essere utili le parole dell’Agenzia delle Entrate, secondo la quale «il momento del pagamento è quello in cui il provente esce dalla sfera di disponibilità dell’erogante per entrare nel compendio patrimoniale del percettore». Tradotto in linguaggio comune (che forse è meglio): quando i soldi passano dal datore di lavoro al dipendente e quest’ultimo può disporre di quel denaro. Un punto fermo fondamentale per arrivare al passo successivo: che cosa fare se il provente (pardon: lo stipendio) arriva in ritardo?

Primo passo: il sollecito di pagamento

Si parte, dunque, con le buone. Se c’è un sistematico ritardo nel pagamento dello stipendio, il dipendente non solo ha diritto al pagamento degli interessi di mora ma anche a quello di scrivere un sollecito (senza dover ricorrere ad un avvocato) per «battere cassa». Come dicevamo, non c’è bisogno di un legale ma sì di una raccomandata a/r per far capire al datore di lavoro che è ora di fare il versamento dello stipendio e che, in caso contrario, si è disposti a prendere ulteriori provvedimenti.

In alternativa, si può inviare il sollecito di pagamento via Pec oppure consegnarlo a mano ad un rappresentante legale dell’azienda.

Cosa deve contenere la lettera? Ecco gli elementi da riportare:

  • la mensilità che non è stata pagata e di cui si richiede il versamento;
  • i dati bancari per il pagamento. Sicuramente sono già in azienda, ma li si può sempre ricordare con sana ed elegante ironia («nel caso aveste smarrito le mie coordinate bancarie…»);
  • l’avviso che, in caso di mancato pagamento entro 10 giorni, ci si rivolgerà alle vie giudiziali.

Attenzione: il dipendente che, per questo o per un altro motivo, cessa il rapporto di lavoro con l’azienda, ha tempo 5 anni per reclamare uno stipendio non versato dal momento in cui il rapporto è finito. Trascorso quel periodo, il lavoratore dovrà dire addio per sempre a quella mensilità.

Secondo passo: il ricorso alla Dtl

Se con le buone non si è ottenuto nulla e lo stipendio in ritardo o non pagato rimane ancora nelle casse dell’azienda, il dipendente può chiedere una mediazione gratuita alla Direzione territoriale del lavoro (Dtl). Anche in questo caso la presenza di un avvocato non è necessaria ma sì consigliabile.

Basterà presentare un esposto alla stessa Dtl per il mancato versamento dello stipendio. La Direzione convocherà l’azienda per un tentativo di conciliazione.

Terzo passo: il Tribunale

Ed eccoci davanti al giudice. Fallito il primo passo, fallito anche il secondo, chi riceve lo stipendio in ritardo, ma con così tanto ritardo da non averlo mai ricevuto, può rivolgersi al Tribunale, questa volta sì con l’assistenza legale di un avvocato.

Bisognerà presentare un decreto ingiuntivo, al quale andrà allegato il contratto di lavoro.

Il giudice non è tenuto a convocare l’azienda: se lo ritiene lecito in base agli atti, emetterà un’ingiunzione di pagamento che verrà notificata al datore di lavoro entro 60 giorni. Ricevuta la notifica, l’azienda ha 40 giorni di tempo per corrispondere lo stipendio non pagato o per presentare opposizione al giudice.

Se entro quei 40 giorni non succede nulla, il giudice può disporre il pignoramento su richiesta dell’avvocato del dipendente.


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13 Commenti

  1. Io e altri 20 dipendenti ci troviamo in questa situazione dal 2010. Il pagamento della mensilità avviene regolarmente in ritardo di un mese. Con le scuse più assurde del dattore di lavoro. Datemi un consiglio.

    1. una tanica vuota + 5 euro + una fiamma libera, fermati dal benzinaio, riempi la tanica con i 5 euro e vai a trovare il datore di lavoro

  2. Grazie per l’articolo. Come faccio a sapere dove si trova la mia Direzione territoriale del lavoro? C’è un elenco? grazie

  3. A me il datore di lavoro il bonifico fa sempre partire il 10 o 11 del mese.
    giustamente a me lo stipendio arriva sempre dopo 3/4 giorni di ritardo,pensate che devo risolvere tramite mio di banca o parlarne direttamente in prima persona con il datore di lavoro.?? Per favore.

    1. Non esiste una legge generale e valida per tutte le categorie di dipendenti. Questo significa che per stabilire qual è il termine entro cui va versata la busta paga bisogna innanzitutto leggere il proprio Ccnl di categoria. In esso si trova il limite entro cui è lecito perdonare un ritardo nel pagamento dello stipendio. Oltre tale data, il datore di lavoro è automaticamente in mora ed è tenuto a versare gli interessi. La maggior parte dei contratti collettivi attualmente approvati stabilisce, come termine entro cui va versata la busta paga, il giorno 10 del mese successivo a quello lavorato. La data entro cui deve avvenire il pagamento dello stipendio si riferisce a quella della materiale disponibilità della somma sul conto del dipendente e non a quella in cui l’azienda dispone il versamento. Questo concetto è molto importante tutte le volte in cui la busta paga viene erogata tramite bonifico: operazione in cui – come noto – la data di esecuzione dell’ordine non corrisponde mai a quella in cui il dipendente può materialmente prelevare l’importo dal proprio conto corrente.

      Ricapitolando, se si ha il sospetto di aver ricevuto lo stipendio in ritardo, per stabilire qual è il termine entro cui va versata la busta paga bisogna far riferimento al contratto collettivo nazionale di lavoro o, in assenza, agli accordi aziendali. Se in nessuna di tali fonti è stabilita la data di pagamento dello stipendio, questo va accreditato alla fine di ogni mese, ossia il 30 o il 31.

        1. Prego! Ci fa piacere rispondere alle domande dei nostri lettori e cercare di offrire un’informazione chiara e completa. Continua a seguire il nostro portale.

  4. Salve ho una domanda la mia azienda deve saldare ancora il mese di dicembre e a tutto ancora non abbiamo ricevuto niente ne il saldo del mese di dicembre ne il pagamento del mese di gennaio come ci dobbiamo comportare? grazie

  5. Io sono in una situazione leggermente diversa.
    Ho lavorato per tre mesi (dal 5 novembre 2018 al 31 gennaio 2019) con una SrL, come prestatore di manodopera presso una grossa Azienda.
    Premetto che non ci hanno fornito quasi nulla: solamente un casco con cuffie (usato!), l’imbragatura di sicurezza ed un gilet arancione.
    Considerando che si trattava di lavorare in un laminatoio, in mezzo ai coil unti,mi aspettavo di ricevere l’abbigliamento da lavoro: scarpe antinfortunistiche, tute, giubbotti etc.
    Nemmeno per idea!
    Il cantiere non disponeva di nulla: mensa, spogliatoio, armadietti, docce…
    All’ora stabilita da chi ci gestiva, venivamo messi in pausa (a volte alle 13, altre alle 15…si finiva alle 17 !), ovviamente o mangiavi in un container, o in auto.
    In inverno…
    I giorni precedenti la fine del contratto, ho chiesto se avessero richiesto una proroga.
    Risposta: nessuno ha chiesto nulla.
    Ora, a me i responsabili della stessa Azienda invece dicevano il contrario, e cioè che loro volevano tenerci, ma che il nostro titolare non si faceva trovare.
    Graziearca: ti pagavano 1200 € circa al mese, ed eri obbligato a lavorare in fermata sotto le feste Natalizie, con orari assurdi, tipo 08,00/24,00 il venerdì, con obbligo di rientro per le 08,00 del sabato mattina; considerando l’ora di viaggio per andare e tornare..dormivi in piedi.
    I dipendenti delle altre Ditte invece avevano avuto in fornitura l’abbigliamento completo, ricevevano “buoni pasto”, rimborsi carburante etc.
    Diciamo che prendevano dai 1600 ai 1900 € mensili, oltre a quanto detto.
    Nessun problema; il 31 (giovedì) gennaio ho terminato il lavoro, il giorno successivo ho mandato candidature a varie Agenzie Interinali, entro due giorni avevo già svolto tre colloqui, il mercoledì stesso ho firmato un Contratto, dal 7 febbraio al 28.
    Il 28 non mi hanno rinnovato il contratto in somministrazione, perchè il Titolare mi vuole assumere direttamente per 6 mesi.
    Ora, i problemi sono 2: il primo, è che sto ancora aspettando il pagamento dello stipendio di gennaio e del tfr, del contratto di 3 mesi.
    So, da contatti con i ragazzi che ancora lavorano con questo tipo, che io non verrò pagato finchè non riconsegnerò il badge ed i DPI etc ricevuti dall’Azienda.
    Ora, a parte che il detto badge non mi è mai stato richiesto (ed hanno sia la mia mail che la mia PEC, compreso il mio indirizzo), e il resto del materiale, dopo tre mesi in mezzo all’olio idraulico, è pronto per il cassonetto…che cavolo c’entrano con il pagare lo stipendio?
    Già quello di dicembre è stato pagato il 23 gennaio…senza avvisare prima.
    E chi ha un affitto in pagamento automatico dal CC sa che problema sia.
    Come devo comportarmi?
    Io pensavo di recarmi all’Ispettorato del lavoro, poi che se la vedano loro!
    Il secondo problema è con la nuova Azienda: in queste te settimane siamo sopravvissuti per miracolo: nel 90% dei casi, il lavoro consistva nel “tirare dei cavi”, in mezzo a cabine di M.T. (la classica 15.000 Volt!) , passando in mezzo ai cavi, sotto al pavimento, ovviamente in tensione!
    Non mi fido quindi a stipulare un contratto di 6 mesi, mi sembrano troppi: non so se l’Azienda paga regolarmente, se forniranno l’abbigliamento etc.
    Posso pretendere che prima di svolgere lavori in cabine elettriche di Media Tensione ci forniscano dei “Permessi di Lavoro” firmati?
    Esistono CCNL dettagliati del mio settore (metalmecanico elettricista 3° livello) ?

    Grazie per l’attenzione.

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