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Quando la giustizia non funziona

7 Dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Dicembre 2017



La giustizia italiana è lenta e costosa. Perché?

Le statistiche dicono che, negli ultimi anni, c’è stato un calo dei procedimenti, sia civili che penali, pendenti innanzi ai tribunali italiani. In poche parole, ci sono meno cause. Questa situazione è stata favorita da alcune circostanze: dal ruolo di paciere svolto dagli avvocati; dall’introduzione di nuovi tentativi di conciliazione (mediazione obbligatoria [1] e negoziazione assistita [2]) che obbligano le parti a tentare un accordo bonario prima di adire il tribunale; dal costo della giustizia e dalla sfiducia nella stessa. Sì, purtroppo anche quest’ultima ragione ha contribuito allo smaltimento delle cause nei sovraccarichi tribunali italiani.

Sia chiaro: meno processi significa tempi più brevi per le cause iscritte nei tribunali e, di conseguenza, giustizia più veloce. Eppure, sembra che la giustizia italiana non funziona. La sensazione diffusa è che rivolgersi ai tribunali, oggi, sia inutile, soprattutto per le persone offese o danneggiate. È proprio così? Quando la giustizia non funziona?

Perché la giustizia non funziona?

Il primo, grave handicap della giustizia italiana riguarda i tempi di definizione di un procedimento. Per quanto riguarda la giustizia civile, sebbene le dichiarazioni ufficiali raccontino di tempi più brevi di quelli di qualche tempo fa, in realtà vi sono (molti) tribunali ove un grado di giudizio dura ancora tre o quattro anni, per non parlare poi di quelli inerenti ad alcune materie (quale, ad esempio, quella successoria) che fanno registrare durate bibliche, a volte decennali! Che senso ha chiedere tutela ad un tribunale se, poi, questa arriva a molti anni di distanza, quando probabilmente quella tutela oramai non serve più?

Per quanto riguarda la giustizia penale, le cose non vanno meglio. Anche qui i tempi sono lunghissimi, con svantaggi sia per l’imputato (che deve portare sulle spalle il peso di un procedimento per anni), sia per la persona offesa (la quale chiede una giustizia che non arriva) che per gli avvocati, i quali spesso vengono pagati solo all’esito del procedimento! Nel processo penale, poi, la vittima vede ancor più frustrati i suoi diritti dalla prescrizione, la quale, una volta maturata, le impedisce di ottenere giustizia.

Quando la giustizia non funziona: le cause

Perché i tempi sono così lunghi? Perché, nonostante le  recenti assunzioni, il personale è ancora inadeguato alla mole di lavoro; perché molti tribunali sono luoghi inadatti e indecorosi per l’esercizio della professione forense (aule non più grandi di un ripostiglio, spesso prive di condizionatori o dei più elementari comfort); perché i meccanismi processuali non garantiscono una rapida definizione del processo.

Da quest’ultimo punto di vista, seppure è vero che, sia nel processo penale che in quello civile, esistono riti più veloci di quello ordinario, è anche vero che questi non sempre sono adatti a raggiungere gli scopi per i quali sono stati creati. Nel procedimento penale, poi, bisogna sottolineare che alcune regole, poste a presidio del diritto alla difesa dell’imputato, rappresentano una vera zavorra per la speditezza del processo. Ad esempio, il principio dell’immutabilità del giudice impone che sia sempre lo stesso giudice a seguire l’intero processo, dall’apertura del dibattimento fino alla sentenza, passando per l’istruttoria. La ragione è molto semplice: la persona che ascolta i testimoni, segue il processo e poi decide deve essere sempre la stessa. Questo principio, in verità sacrosanto, comporta però che, se il giudice è assente (perché ammalato, ad esempio), la causa non può essere trattata e, pertanto, viene rinviata. Lo stesso accade nel caso di spostamento del giudice a sede diversa, o nel caso di sua astensione, ovvero ancora di astensione del pubblico ministero o dell’avvocato.

Continuando, si prenda il caso di un processo a carico di più imputati: si pensi ad una rissa che ha coinvolto dieci persone. Ebbene, se anche solo uno degli imputati o dei difensori sia, alla data dell’udienza, impedito a comparire, l’intero processo verrà rinviato, semmai in un giorno in cui sarà un altro difensore ad essere impossibilitato a partecipare. Fissata una nuova data, in quel giorno potrebbe ricorrere una particolare causa di astensione, la malattia di uno degli imputati, quella del giudice, ecc. Oppure, semplicemente, dovendo il giudice, nella stessa giornata, trattare oltre quaranta processi, deciderà di rinviare semplicemente per “sfoltire” il ruolo d’udienza.

Giriamo ancor di più il coltello nella piaga. Il giorno fissato per l’udienza, i testimoni non sono stati regolarmente citati: il giudice dovrà obbligatoriamente rinviare. Alla successiva udienza, i testi sono stati citati ma non sono comparsi; nuovo rinvio. All’udienza ancora susseguente, i testimoni compaiono ma non tutti, perché uno di loro ha giustificato: altro rinvio.

Quando la giustizia non funziona: il processo telematico

Il processo telematico, avviato sia nel settore civile che in quello amministrativo, ha sicuramente favorito la velocizzazione degli scambi di atti tra le parti, con l’auspicio che, per il futuro, tutto possa essere contenuto negli archivi informatici. Ad oggi, i giovamenti attesi non si sono verificati: la maggior parte dei tribunali chiede ancora la cosiddetta copia di cortesia, cioè la copia cartacea di quanto già trasmesso telematicamente, di fatto vanificando gli effetti positivi del processo telematico.

Inoltre, non poche volte il sistema telematico va in tilt, bloccando gli invii e gettando nel panico gli avvocati. Per non parlare del fatto che il processo telematico ha “formalizzato” ancor più la giustizia, nel senso che un semplice errore nell’invio del file potrebbe compromettere la bontà di un lavoro difensivo altrimenti egregio.

Quando la giustizia non funziona: i costi

Anche la giustizia costa, e non poco. Una causa civile il cui valore sia superiore ai 5.200 euro e inferiore ai 26.000 euro comporta il pagamento di un contributo unificato di 237 euro, oltre ad una marca da 27 euro. La stessa causa, in appello, comporterà il versamento di un contributo di 355,50 euro. Per non parlare della giustizia amministrativa: un ricorso ordinario avanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato costa la bellezza di 650 euro! Tutto ciò, oltre le spese legali.

Quando la giustizia non funziona: possibili rimedi

Cosa fare? All’estero le cose vanno diversamente: le cause sono poche (almeno rispetto al numero di quelle italiane), durano molto meno e, quasi sempre, terminano con una conciliazione. In Italia, spesso al debitore conviene andare in giudizio perché tanto sa che la causa durerà anni, che non è detto che la perda, che è probabile che, per via di un processo che non termina mai, il creditore si stanchi e cerchi la transazione, riducendo così le sue pretese. Per non parlare, poi, del processo penale, ove la prescrizione (almeno fino a prima della recentissima riforma Orlando) è una scappatoia cercata con successo dalla gran parte degli imputati.

Quali sono, allora, le soluzioni? Negli ultimi anni abbiamo assistito a tantissime riforme, alcune delle quali sembrano aver portato dei frutti: ad esempio, la negoziazione assistita favorisce la conciliazione delle parti prima di arrivare ad una causa vera e propria; nel processo penale, la presenza di numerosi riti premiali e l’introduzione di alcuni istituti (come quello della particolare tenuità del fatto) incoraggia la rapida definizione del procedimento.

Non basta. Per superare la stasi che vivono molti tribunali italiani bisognerebbe potenziare ulteriormente il personale (più giudici e addetti alle cancellerie), migliorare le strutture e snellire le procedure. Anche i rapporti tra servizi (ad esempio, tra uffici di cancelleria e ufficiali giudiziari o servizi sociali, ovvero tra diverse forze dell’ordine) andrebbe migliorato, in modo che dal cattivo coordinamento non possano derivare ulteriori ritardi (si pensi ai tanti difetti di notifica, alle mancate traduzioni in aula di persone sottoposte a misura cautelare, ecc.).

L’augurio è che la giustizia italiana migliori, perché una giustizia che non funziona va a discapito di tutti: dei cittadini, degli operatori del diritto, dell’economia e dell’Italia intera, screditata agli occhi degli altri Paesi europei e non solo.

note

[1] D. lgs. n. 28/2010.

[2] Legge n. 162/2014.

Autore immagine: Pixabay.com


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2 Commenti

  1. Buongiorno e vero che non posso usufruire del patrocinio dello stato per difendermi in un procedimento penale in quanto imprenditore fallito?
    Grazie

  2. Quando gli avvocati si mettono a parlare di crisi della giustizia per costo eccessivo della stessa si riferiscono sempre e soltanto al costo del contributo unificato che è la parte minore mai alla parte maggiore che è quella degli avvocati che hanno parcelle per pagare le quali bisogna vendersi la casa…..non è ridicolo?

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