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Lo sai che? Conto corrente cointestato: novità

Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2017

La cointestazione del conto corrente non richiede il notaio ma è una donazione indiretta; si presume la volontà di donare il 50% del conto salvo prova contraria.

Conto corrente cointestato: una pratica diffusissima in tutte le famiglie. Specie quando diventano anziani, i genitori sono soliti aggiungere uno o più figli come titolari del conto, un po’ per farsi coadiuvare nei rapporti con la banca, un po’ per anticipare il lascito ereditario, un po’ per evitare che la banca possa bloccare il conto alla morte del titolare. Ma il conto corrente cointestato può creare anche problemi con gli altri eredi qualora il comproprietario rivendichi la titolarità di tutto o di una parte del deposito di denaro o di titoli. Per risolvere queste questioni è intervenuta, qualche giorno fa, una importantissima sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1] a chiarire alcuni importanti aspetti: per cointestare un conto corrente è necessario il notaio quando, dietro tale operazione, si nasconde una donazione? E, in caso di decesso di uno dei contitolari (ad esempio il genitore), l’altro diventa proprietario dell’intero conto, solo di una metà oppure è tenuto a dividere il conto cointestato con gli altri eredi? Le risposte a questi interrogativi sono tutt’altro che scontate e meritano di essere spiegate in questo articolo, prendendo peraltro spunto da un’ulteriore sentenza – quella del Tribunale di Potenza [2] – anch’essa recente, che ha ricalcato quanto affermato pochi giorni prima dalla Suprema Corte. Ma procediamo con ordine e vediamo quali novità ci sono relativamente al conto corrente cointestato. Per comprenderle meglio dobbiamo ricorrere a un esempio.

Tuo padre, poco prima di morire, aveva insieme a te un conto corrente cointestato. In verità, il conto era inizialmente del tuo genitore, ma poi questi, con l’avanzare dell’età e l’impossibilità di effettuare operazioni allo sportello, ha deciso bene di cointestarlo anche a te: da un lato ti ha voluto fare un regalo – consapevole che, alla sua morte, i soldi sarebbero stati comunque tuoi -, dall’altro ha voluto facilitare il compimento di una serie di operazioni bancarie tra cui la gestione di un pacchetto di titoli “appoggiati” proprio su tale conto. Ora sei rimasto tu e i tuoi fratelli. La banca sta per sbloccare il conto corrente perché, dopo aver accettato l’eredità, avete presentato la dichiarazione di successione. Ma si pone il problema della divisione del conto corrente cointestato. Secondo i tuoi fratelli, la cointestazione era fittizia, disposta solo allo scopo di consentirti di operare in banca al posto di tuo padre; per cui il deposito andrebbe diviso tra tutti gli eredi secondo le rispettive quote di eredità. Tu invece reclami l’intera proprietà del conto corrente, consapevole della volontà di tuo padre di farti un regalo. A questa tua interpretazione, però, gli altri fratelli non ci stanno: se anche fosse stato così – sostengono – affinché la donazione fosse valida sarebbe stato necessario un notaio; per cui, in assenza del rogito, anche l’esistenza di una volontà di regalare l’intero conto corrente sarebbe nulla. Chi di voi ha ragione?

Come sbloccare il conto caduto in eredità

Prima di spiegare le novità sul conto corrente cointestato, è bene che tu sappia come sbloccare e prelevare dal conto in eredità. Anche in questo caso i chiarimenti sono stati forniti dalla Cassazione con una sentenza di poco tempo fa [3]. Per sbloccare il conto caduto in eredità è necessario:

  • inviare alla banca una raccomanda a/r in cui la si mette al corrente della  morte del titolare del conto. La lettera può anche essere consegnata a mano. Insieme alla comunicazione va depositato anche, in copia, il certificato di morte;
  • accettare l’eredità, di modo che siano certe le identità degli eredi. L’accettazione può avvenire in modo espresso o tacito;
  • presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate;
  • depositare in banca una copia della suddetta dichiarazione di successione registrata presso l’Agenzia delle Entrate;
  • chiedere alla banca di fare i conteggi di tutte le posizioni già intestate al defunto e pendenti alla data del suo decesso, consegnando agli eredi un documento riepilogativo.

La cointestazione di un conto corrente è una donazione?

Il primo aspetto su cui dobbiamo focalizzare la nostra attenzione è se, quando nostro padre o nostra madre, o chi per loro, cointesta anche a noi il proprio conto corrente ci sta facendo un regalo o meno. In altre parole, si tratta di una donazione o di un semplice atto volto a facilitare le operazioni allo sportello e, quindi, di una donazione fittizia, del tutto inesistente? La risposta è, come sempre, variabile a seconda delle intenzioni del titolare del conto. Bisogna cioè investigare sulla sua effettiva volontà: se scopo di costui era donarci integralmente il conto corrente, pur conservandone solo formalmente la contitolarità, siamo in presenza di una donazione dell’intero conto corrente cointestato. Se manca invece questa intenzione si può parlare di una comproprietà della giacenza esistente e degli eventuali titoli immessi nel dossier: insomma, entrambi i contestatari sono proprietari del 50% del deposito. La prova della volontà di donare può essere data anche tramite “indizi” (in gergo giuridico si chiamano «presunzioni») che devono però essere gravi, precisi e concordanti (in altre parole, particolarmente forti e convincenti).

In sintesi, se anche un conto corrente è frutto dei risparmi di una sola persona e in esso vi viene accreditata al pensione o lo stipendio del titolare, nel momento in cui questi cointesta il rapporto bancario a un figlio o un altro parente sta dimostrando di volergli regalare la metà a meno che:

  • l’altro cointestario riesca a dimostrare che l’intenzione era di regalargli l’intera proprietà (e non solo il 50%). In tal caso il conto si considera interamente di quest’ultimo;
  • il soggetto inizialmente titolare esclusivo del conto dimostri che la cointestazione era fittizia e volta solo ad aiutarlo nella gestione del risparmio. In tal caso resta quest’ultimo il titolare esclusivo e integrale del conto.

Per cointestare un conto corrente ci vuole il notaio?

Risolviamo ora il primo dei due quesiti che ci siamo posti in apertura: per cointestare un conto corrente ci vuole il notaio? Ovviamente il problema si pone solo nel caso in cui, con la cointestazione, il titolare del conto aveva intenzione di effettuare una donazione, sia questa del solo 50% o del 100%. Ebbene, secondo le Sezioni Unite della Cassazione, siamo in presenza di una cosiddetta «donazione indiretta» che non necessita di notaio. Quindi, la donazione resta valida (per l’intero o solo per la metà a seconda dei casi) anche senza il rogito. Gli eredi non potranno ritenere l’attribuzione della contitolarità dei soldi come nulla perché avvenuta senza il rispetto delle forme imposte dal codice civile (l’atto pubblico notarile). In parole ancora più semplici, si può decidere di cointestare un conto corrente a un parente, anche in presenza di una giacenza particolarmente ricca, senza doversi recare dal notaio: l’atto è ugualmente valido.

Come si divide il conto corrente cointestato?

Risolviamo ora il secondo quesito. Se il genitore contitolare del conto muore, come va diviso il conto corrente? Le soluzioni sono tre:

  • di norma il conto corrente viene così diviso: il 50% spetta al contitolare, che può tenerlo per sé senza dividerlo; l’altro 50% viene invece ripartito tra tutti gli eredi (compreso il contitolare se anch’egli erede) secondo le rispettive quote;
  • se gli altri eredi riescono a dimostrare che la cointestazione era fittizia, ossia rivolta non allo scopo di donare una parte del conto ma solo di facilitare le operazioni allo sportello, il denaro va diviso tra tutti gli eredi secondo le rispettive quote;
  • se il contitolare riesce a dimostrare che dietro la cointestazione si nascondeva la volontà di donare l’intero conto corrente, questo non viene diviso tra gli eredi ma resta interamente in capo al contitolare.

Nel primo e nel terzo caso, gli eredi non potranno far dichiarare la cointestazione nulla solo perché non avvenuta con atto notarile: abbiamo infatti detto che, secondo la Cassazione, questo tipo di regalo si classifica come «donazione indiretta» e non richiede il rogito.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 18725/2017.

[2] Trib. Potenza, sent. n. 915/2017.

[3] Cass. sent. n. 2224/17.


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