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Lo sai che? Separarsi e donare casa ai figli per sfuggire ai creditori

Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 dicembre 2017

Revocabile l’intestazione della casa al coniuge o ai figli solo per evitare il pignoramento.

Tra le tante tecniche sperimentate dagli italiani per sfuggire ai debiti vi è quella della separazione fittizia con intestazione della casa al coniuge a titolo di contributo per il mantenimento. Come tutti gli atti di trasferimento dei beni, però, anche questo è soggetto a revoca nei primi cinque anni dal suo compimento. Il creditore, cioè, può ricorrere al giudice affinché faccia dichiarare la cessione della casa come inefficace nei suoi confronti: con la conseguenza che sarà possibile il pignoramento nonostante il passaggio di proprietà simulato. Solo dopo la scadenza dei cinque anni l’immobile è definitivamente “salvo”. Per poter avviare l’azione revocatoria, però, il creditore deve dimostrare l’intento fraudolento delle parti, cosa non sempre agevole. La questione è stata più volte affrontata dalla Cassazione [1]; proprio con un’ordinanza pubblicata ieri, la Corte ha indirettamente suggerito come separarsi e donare casa alla moglie per sfuggire ai creditori.

Separazione: con il fallimento si può revocare la donazione della casa? 

Immaginiamo che due persone si separino. Il marito, tenuto a versare il mantenimento alla moglie e ai figli, concorda con l’ex coniuge un assegno minimo e, insieme ad esso, il trasferimento della proprietà della casa in capo ai figli (peraltro futuri eredi dell’immobile). In questo modo, l’uomo prende due piccioni con una fava: da un lato riduce l’importo dell’assegno divorzio e dall’altro, in quanto sopraffatto dai debiti, impedisce ai creditori di pignorargli la casa. Dopo qualche mese l’uomo fallisce: il curatore vorrebbe revocare la cessione dell’immobile ai figli. Potrebbe farlo? Secondo la Cassazione non è possibile quando l’immobile tende a soddisfare le esigenze abitative della famiglia o è rivolto a integrare o sostituire l’assegno di mantenimento. È già la legge fallimentare [2] a precisare che la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all’abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere appresa dal tribunale.

Lo stesso discorso deve farsi quando la donazione avviene come soddisfazione dei bisogni alimentari, perché con il trasferimento dell’immobile si intende integrare o sostituire l’assegno: anche in tale ipotesi il creditori – così come il curatore del fallimento – non possono esercitare la revocatoria.  Quando invece la donazione non ha questa funzione e costituisce solo un semplice “regalo”, non rivolto a soddisfare esigenze abitative o alimentari, essa è revocabile entro cinque anni dai creditori.

La Cassazione distingue i trasferimenti che hanno funzione integrativa o sostitutiva dell’obbligo di mantenimento del coniuge o dei figli dai trasferimenti privi di tale funzione, che, per ciò stesso, sono atti gratuiti soggetti a revoca. In questo caso l’interesse dei creditori prevale su quello del coniuge e dei figli del fallito, salvo che l’attribuzione in favore di questi ultimi serva a soddisfare il loro diritto di credito al mantenimento.

Separazione e intestazione simulata della casa al coniuge o ai figli

Innanzitutto bisogna stare attenti a non confondere la separazione legale dalla separazione dei beni. La prima è l’anticamera obbligata del divorzio (anche se non è detto che la coppia separata sia poi costretta a divorziare, ben potendo rimanere in questa condizione a tempo indeterminato); la seconda è invece un regime patrimoniale (alternativo alla comunione dei beni) da adottare all’atto del matrimonio o successivamente, in virtù del quale ciascun coniuge resta proprietario dei propri beni. Ciò impedisce ai creditori dell’uno di aggredire il 50% dei beni dell’altro).

L’atto di separazione legale viene spesso utilizzato come espediente formale per sottrarre i beni ai creditori. I coniugi si recano in tribunale e dichiarano di volersi separare; tra le condizioni della separazione vi è il trasferimento della casa in favore della moglie o dei figli a compensazione dell’assegno di mantenimento cui pertanto si rinuncia o che viene versato in misura ridotta (in realtà, poi, non verrà mai erogato posto appunto lo scopo simulatorio).

Ebbene, come avevamo già spiegato in Separazione dal coniuge per evitare il pignoramento, si fa passare il trasferimento dell’immobile come un atto di sostegno e di mantenimento; nello stesso tempo, con il passaggio di proprietà, al creditore viene di fatto impedito di pignorare il bene che, ormai, è uscito fuori dal patrimonio del debitore.

I rischi di un tale schema sono quelli di un’azione revocatoria. Difatti, la separazione della coppia, volta a sottrarre ai creditori i beni del coniuge debitore, mediante il trasferimento della proprietà all’altro coniuge (ormai ex), è un atto in frode alla legge (essa sfrutta uno strumento lecito, ma per un fine illecito). Non comporta conseguenze di tipo penale (benché la parola «frode» possa far sembrare così), ma implica la possibilità, per i creditori, di intentare una causa ai due coniugi e far dichiarare inefficace il trasferimento del bene; il risultato è il ripristino della titolarità del bene in capo al marito e, quindi, il pignoramento.

Quando scatta la revocatoria dell’intestazione fittizia della casa

Per esercitare la revocatoria, il creditore deve dimostrare l’intento fraudolento della coppia. Il che certamente non è cosa agevole poiché nessuno sa cosa succede all’interno delle quattro mura domestiche e se davvero marito e moglie sono in crisi tanto da “tirarsi i piatti in faccia”. Esistono però degli indici che possono indurre i creditori e il giudice a ritenere la separazione come un atto simulato e, quindi, a revocarla. Essi possono essere:

  • il mantenimento della residenza dei coniugi presso lo stesso luogo sempre che tale necessità non si giustifichi per l’incapacità economica di uno dei due a pagare un altro affitto;
  • il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento: se i due coniugi presentano tra loro una disparità di reddito, è verosimile che quello più povero pretenda il pagamento dell’assegno mensile. Se tale obbligo viene previsto nell’atto di separazione, ma poi non adempiuto e non vi è un’azione legale per recuperare tali somme, è verosimile che si possa intravedere un accordo sottobanco. Quindi, il marito, per dimostrare che non c’è simulazione dovrebbe esibire gli estratti conto dai quali si evince il passaggio di denaro alla moglie per il mantenimento, secondo quanto concordato con la separazione.

Fornire questa prova non è sempre facile per il creditore, anche se esistono numerose sentenze che hanno revocato la donazione della casa alla moglie o ai figli perché è risultato palese l’intento simulatorio.

note

[1] Cass. sent. n. 28829/17.

[2] Art. 47 legge fall.


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