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Centri sociali: sono legali?

7 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2017



Breve analisi di un fenomeno controverso: i centri sociali sono legali?

Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di centri sociali, soprattutto in riferimento ad episodi di violenza e vandalismo.

Cosa sono i centri sociali? In senso generico, si tratta di associazioni che intendono fornire alla collettività alcuni servizi socialmente utili, come ad esempio attività ricreative, culturali o sportive. Nella pratica, però, non è sempre così.

In Italia, i centri sociali nascono quale centro di aggregazione politica extraistituzionale, cioè con sede diversa da quella parlamentare. Lo spirito che li agita è sicuramente di protesta ma, come vedremo, bisogna distinguere la protesta pacifica da quella illegale.

In realtà, i centri sociali individuano anche un altro fenomeno: quello di un movimento indipendente, di ribellione all’ordine costituito, che si concretizza in atti ai limiti della legalità, quali occupazioni di spazi pubblici o privati, manifestazioni non autorizzate e contestazioni varie. Purtroppo è proprio l’aspetto più riprovevole dei centri sociali ad essere messo in risalto dai mass media, a causa della spirale di violenza che innescano. Analizziamo meglio il fenomeno e spieghiamo se i centri sociali sono legali.

Centri sociali e diritto ad associarsi

Secondo la Costituzione italiana, i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale [1]. Sono però proibite tutte le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. La Costituzione è chiara: tutti hanno il diritto di associarsi liberamente, senza seguire nessuna procedura particolare (salva quella prevista dal codice civile e dalle leggi speciali per ottenere la personalità giuridica), purché l’associazione non persegua scopi penalmente illeciti. Il codice penale, infatti, punisce l’associazione che abbia quale scopo quello di commettere delitti [2].

Perciò, fino a quando i centri sociali assumono la forma di associazione o, comunque, di libera aggregazione per finalità culturali, sportive o, in senso più ampio, pacifiche, la loro esistenza sarà perfettamente legale. Diversamente accade se i centri sociali nascono per perseguire scopi sovversivi o violenti: in questo caso l’associazione sarebbe illegale e perseguibile secondo le norme penali. In Italia, molti centri sociali sono stati legalizzati pur avendo origini tutt’altro che lecite: si pensi a quei centri che si sono visti assegnare le strutture che, in precedenza, avevano abusivamente occupato.

Il problema è che difficilmente un centro sociale sarà costituito con lo scopo dichiarato di compiere reati; normalmente, la nascita di questi organismi avverrà per perseguire finalità perfettamente lecite. Si ricordi, poi, che la contestazione pacifica è sempre ammessa, in quanto rientra tra le espressioni del principio di libera manifestazione del proprio pensiero. Pertanto, un movimento di opposizione alla maggioranza politica, ad esempio, non sarà sicuramente perseguibile dalla legge.

Centri sociali e diritto di riunirsi

La Costituzione riconosce a tutti i cittadini il diritto di riunirsi, purché pacificamente e senza armi. Per le riunioni non è richiesto preavviso, salvo per quelle organizzate in luogo pubblico: in questo caso, le autorità possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica [3].

Anche in questo caso, i cortei e gli assembramenti, quando pacifici, sono assolutamente legali; l’unico limite è quello dell’evento organizzato in luogo pubblico, per il quale la legge chiede sia dato un preavviso di almeno tre giorni alla questura competente.

Ma quando una manifestazione può diventare sediziosa e, perciò, illegale? Secondo la legge, quando, in occasione di riunioni o di assembramenti in luogo pubblico o aperto al pubblico, avvengono manifestazioni o grida rivoltose o lesive del prestigio dell’autorità, o che comunque possono mettere in pericolo l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini, ovvero quando nelle riunioni o nei cortei predetti sono commessi delitti, le riunioni e gli assembramenti possono essere disciolti. È sempre considerata manifestazione sediziosa l’esposizione di bandiere o emblemi, che sono simbolo di sovversione sociale o di rivolta o di vilipendio verso lo Stato, il governo o le autorità. È manifestazione sediziosa anche la esposizione di distintivi di associazioni faziose [4].

Per la giurisprudenza, è sedizioso quell’atteggiamento che implica ribellione, ostilità, eccitazione al sovvertimento delle pubbliche istituzioni,  ovvero che esprime ribellione, sfida e insofferenza verso i pubblici poteri e verso gli organi dello Stato a cui è demandato il compito di esercitarli.

Centri sociali: sono legali?

Da quanto detto finora si evince che i centri sociali sono legali se perseguono le loro attività conformandosi ai basilari principi di non violenza del nostro ordinamento. In caso contrario, essi devono ritenersi assolutamente illegali e, pertanto, non hanno diritto di esistere. La questione è che, molte volte, lo Stato tollera il modo di agire dei centri sociali, tanto che, come sopra detto, è successo più volte che i beni abusivamente invasi fossero poi assegnati agli occupanti stessi. Alcune di queste aggregazioni, poi, sono diventate dei movimenti politici a tutti gli effetti. Il vero problema, allora, è la risposta che lo Stato intende dare al fenomeno in questione.

note

[1] Art. 18 Cost.

[2] Art. 416 cod. pen.

[3] Art. 17 Cost.

[4] Art. 20 T.U.L.P.S. (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, R.d. n. 733/1931).

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