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Sospensione o interruzione dello stage: quando si può fare

16 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2017



Che differenza c’è tra sospensione e interruzione? Per quale motivo si può bloccare il tirocinio? Che succede in caso di malattia lunga o maternità?

Uno dei diritti fondamentali dell’uomo è il diritto di sbagliare. Cosa che può capitare anche a un giovane che inizia uno stage in azienda, convinto di poter imparare il mestiere della sua vita, o costretto dalle circostanze del mercato ad accettare un periodo di tirocinio retribuito perché altro non passa il convento.

Che succede, però, se quel giovane si rende conto di avere sbagliato il posto, addirittura il mestiere che aveva scelto? Oppure se il ragazzo o la ragazza avvertono la necessità di fermare quell’esperienza per un periodo di tempo e di riprenderla in un momento successivo?

In altre parole: quando si può fare la sospensione o l’interruzione di uno stage? Intanto diciamo che entrambi i concetti non sono sinonimi ma due cose completamente diverse. Vediamo.

Quando si può fare la sospensione dello stage

Partiamo dal concetto di sospensione, diverso da quello di interruzione dello stage. La sospensione prevede una sosta nel periodo di stage non superiore ai 60 giorni. I motivi possono essere diversi: la maternità, la malattia lunga, l’infortunio, la chiusura stagionale dell’azienda (ad esempio la chiusura estiva).

A differenza di un dipendente, lo stagista che chiede la sospensione non può computare il periodo di malattia lunga o di infortunio nelle ore complessive della sua esperienza in azienda. Significa che deve recuperare successivamente quel che gli manda.

Pensiamo, ad esempio, ad uno stage di sei mesi previsto in azienda da gennaio a giugno. A fine aprile, dunque dopo quattro mesi pieni di esperienza, l’interessato chiede la sospensione dello stage causa infortunio. Deve assentarsi un mese e mezzo, quindi fino a metà giugno. Vuol dire che il suo stage si concluderà a fine agosto.

E se ad agosto l’azienda decide la chiusura estiva di un mese? In quel caso, si potrà completare lo stage fino al 30 settembre.

Quando si può fare l’interruzione dello stage

Diversamente dalla sostituzione, l’interruzione dello stage viene fatta nel momento in cui l’azienda o lo stagista si rendono conto che l’esperienza non porta i frutti desiderati. In sostanza, il datore di lavoro può avvertire che lo stagista non è pronto per svolgere il compito richiesto o che non dimostra l’adeguato interesse. Viceversa, il ragazzo può rendersi conto di avere sbagliato indirizzo o che non impara ogni giorno quello che gli serve.

A questo punto, tanto vale dire basta. Ma quando si può interrompere uno stage?

C’è da dire che, al momento in cui viene firmato un accordo per avviare uno stage tra l’ente promotore (l’università, ad esempio), l’azienda e lo stagista hanno la facoltà di recedere la convenzione, cioè di bloccare definitivamente il tutto, per i motivi sopraelencati, cioè:

  • perché lo stagista non dimostra interessamento e impegno verso il progetto;
  • perché l’azienda non consente l’adeguata formazione allo stagista.

Come si arriva all’interruzione dello stage? Dipende da chi avverte i primi segnali di fallimento dell’esperienza.

Se si tratta del tutor, cioè, della persona che si prende a carico lo stagista per formarlo, deve informare quanto prima il proprio responsabile in azienda incaricato degli stage (la direzione del personale, ad esempio). Non tanto per arrivare subito alla rottura, ma per capire se è possibile «raddrizzare» la situazione e recuperare il rapporto di fiducia.

Lo stesso vale per lo stagista: quando si accorge di non avere dall’azienda la dedizione e la formazione che si aspettava, ha il diritto (e il dovere) di parlarne con il tutor e, se non ottiene una risposta soddisfacente, con il referente aziendale superiore (sempre come esempio, la direzione del personale).

Nel caso si arrivasse alla conclusione che non ci sono i presupposti per continuare l’esperienza, si arriverebbe all’interruzione dello stage in modo consensuale. Purché si basi su motivi giustificati e oggettivi (come quelli descritti). Questo permetterà all’ente promotore di regolare alcune questioni burocratiche, come l’assicurazione del ragazzo.


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