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Geometra: cancellazione dall’albo per mancata comunicazione reddito

7 dicembre 2017


Geometra: cancellazione dall’albo per mancata comunicazione reddito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2017



Ho presentato una domanda di cancellazione all’ordine geometri basata sulla mia violazione dell’obbligo di comunicazione annuale del reddito alla Cassa (violazione che, se reiterata, comporta appunto la sanzione disciplinare della cancellazione dell’albo). Che succede?

L’ordinamento della professione di geometra (così come delineato sulla base delle norme attualmente in vigore, compreso il regio decreto n. 274 del 1929 che, sebbene modificato nel corso degli anni, resta in sostanza pienamente operativo quanto alla sua ossatura essenziale) prevede in modo chiaro l’attribuzione al consiglio nazionale di una funzione giustiziale, cioè del potere di decidere, con provvedimenti aventi natura giurisdizionale (assimilabili, quindi, alle sentenze), sulle impugnazioni delle decisioni di natura amministrativa adottate dai singoli collegi nelle materie concernenti la tenuta degli albi ed il comportamento degli iscritti.

La conferma della natura giurisdizionale delle funzioni del consiglio nazionale è data dalla norma (articolo 15 del r.d. n. 274 del 1929) che chiaramente stabilisce la possibilità di ricorrere alla Sezioni Unite della Corte di Cassazione avverso le decisioni del consiglio nazionale: il ricorso alle Sezioni Unite non avrebbe infatti senso se la decisione impugnata (cioè quella del consiglio nazionale) non avesse natura giurisdizionale (ciò perché gli atti impugnati dinanzi alla Cassazione non possono che essere atti giurisdizionali, cioè atti emessi da un giudice).

Dunque, e ricapitolando, l’ordinamento della professione di geometra prevede che il consiglio nazionale, nel decidere sulle impugnazioni delle decisioni dei singoli collegi, eserciti funzioni giurisdizionali (questo infatti è il significato della possibilità di proporre ricorso alle Sezioni Unite avverso le decisioni del consiglio nazionale) e queste funzioni giurisdizionali si esplicitano in decisioni del tutto assimilabili alle sentenze emesse da quello che è in effetti e deve essere considerato un giudice speciale.

Fatta questa necessaria premessa, occorre dire che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (con sentenza n. 1.064 del 3 febbraio 1988) stabilirono chiaramente, proprio sul presupposto dell’esistenza di una giurisdizione speciale in favore del consiglio nazionale, che i ricorsi contro i provvedimenti dei collegi dei geometri anche in materia di cancellazione dall’albo, esulano dalla giurisdizione dei tribunali amministrativi regionali e spettano invece solamente alla cognizione del consiglio nazionale dei geometri, organo di giurisdizione speciale in forza dell’espressa previsione dell’articolo 15 del r.d. n. 274 del 1929.

La riforma del processo amministrativo (d. lgs. 104 del 2010) non ha soppresso la giurisdizione speciale del consiglio nazionale (non si rinviene, infatti, alcuna norma nel corpo del decreto legislativo n. 104 del 2010 che abbia attribuito alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la cognizione delle impugnazioni avverso le decisioni degli ordini e/o collegi professionali) ragion per cui la decisione delle Sezioni Unite sopra richiamata conserva anche oggi il suo valore per effetto del quale le decisioni dei collegi devono essere impugnate dinanzi al consiglio nazionale.

Ma nel caso specifico, però, deve anche essere aggiunto quanto segue.

Se non si è male inteso dal quesito, il lettore ha formulato (o avrebbe intenzione di formulare) al suo collegio di appartenenza una domanda di cancellazione basata sulla violazione da parte del lettore dell’obbligo di comunicazione annuale del reddito alla Cassa (violazione che, se reiterata, comporta appunto la sanzione disciplinare della cancellazione dell’albo).

Il lettore avrebbe, in sostanza, presentato o avrebbe intenzione di presentare una sorta di autodenuncia finalizzata all’adozione nei suoi confronti, da parte del collegio, di una decisione di cancellazione (si usa il condizionale in quanto si potrebbe aver inteso male le intenzioni del lettore così come le ha descritte nel quesito). A questo riguardo occorre dire che, in base a quello che la legge stabilisce, l’iscritto all’albo non ha legittimazione a promuovere il procedimento disciplinare (potere che l’articolo 12 del r.d. n. 274 riserva al collegio sulla base di un’istruttoria che può essere a sua volta promossa sempre dal collegio su domanda di parte o su richiesta del p.m. o d’ufficio ad iniziativa di uno o più membri).

Non si può sicuramente escludere che sia legittimo l’avvio del procedimento disciplinare da parte del collegio sulla base di notizie di abusi e mancanze pervenute anche occasionalmente a conoscenza del collegio medesimo (in tal senso si sono espresse anche le linee guida del 2.4.2014 del consiglio nazionale): sebbene il consiglio non lo affermi nelle linee guida richiamate, non può negarsi che anche un’autodenuncia da parte dell’iscritto possa costituire l’innesco del procedimento disciplinare (possa, cioè, costituire la base dell’avvio dell’istruttoria).

In altri termini, l’autodenuncia da parte dell’iscritto potrà solo eventualmente essere considerata come elemento utile per avviare l’istruttoria di un eventuale procedimento disciplinare.

Ma quello che deve essere evidenziato è che l’iscritto non ha legittimazione a domandare (ed ottenere) la propria cancellazione dall’albo per motivi disciplinari (l’articolo 10 del r.d. n. 274, infatti, abilita l’iscritto a domandare la propria cancellazione su domanda, o a seguito di dimissioni, nei soli casi ivi previsti che non contemplano l’ipotesi della cancellazione per motivi disciplinari).

E, pertanto, una domanda di cancellazione che l’iscritto presenti motivandola in ragione di una sua condotta che sia sanzionata, appunto, con la cancellazione, non potrà che essere considerata inammissibile dal collegio (e tale decisione, al più, potrà essere impugnata – comunque con scarse possibilità di esito positivo – dinanzi al consiglio nazionale ai sensi dell’articolo 15 del r.d. n. 274 che, come detto sopra, stabilisce una giurisdizione speciale in favore del consiglio nazionale e che, quindi, esclude ogni competenza in merito ai tribunali amministrativi).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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