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Assunzione: non è apprendista chi è già esperto

7 dicembre 2017


Assunzione: non è apprendista chi è già esperto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2017



Il dipendente già preparato nel campo per il quale viene assunto non può ricevere un contratto di formazione o come apprendista.

Hai fatto l’università e un corso di formazione successivo. Sei stato preso da un’azienda e, dopo un anno, ti sei dimesso perché hai ricevuto un’offerta interessante da una società più grande e promettente. Le tue mansioni resteranno le stesse di prima ma le prospettive di crescita sono incoraggianti. Senonché il nuovo datore di lavoro ti ha proposto un’assunzione con un contratto di apprendista perché – a suo dire – devi prima conoscere bene l’attività che andrai a svolgere e devi essere instradato dai tuoi colleghi. La cosa ti puzza: chi meglio di te conosce la materia? Del resto, è proprio per le tue competenze che sei stato chiamato. Insomma, il dubbio è che l’azienda voglia pagarti di meno del previsto. Che fare in questi casi? Come è possibile assumere un esperto promettendogli di formarlo? Evidentemente c’è uno scopo elusivo della normativa lavoristica. Lo sa bene la Cassazione quando dice: sono illegittimi i contratti di apprendistato o di formazione lavoro per chi è già preparato nel proprio settore e sa bene come svolgere l’attività. In ogni caso, la legittimità del contratto di formazione deve valutarsi in concreto, tenendo conto delle competenze professionali già possedute dai lavoratori nonché del relativo livello d’inquadramento. È questa la sintesi di una ordinanza di due giorni fa [1].

In sede di assunzione bisogna valutare le esperienze pregresse del lavoratore. Così come non è possibile «il periodo di prova» per chi ha già lavorato nella stessa azienda, svolgendo le medesime mansioni, per cui la sua perizia è nota al datore, non si può neanche attribuire un contratto di formazione a chi è già esperto. L’omesso accertamento delle pregresse esperienze dei lavoratori è indice di un intento elusivo della legge. Così il lavoratore può fare causa e ottenere l’esatto inquadramento per opera del giudice.

Sempre in materia di apprendistato, ha detto la giurisprudenza, occorre comunque garantire l’effettività della formazione, che deve essere impartita, in una misura congrua e non inferiore ad un ben determinato monte orario, nell’ambito di un percorso delineato al momento della sottoscrizione del contratto e mediante l’ausilio o, meglio, la supervisione di una figura (denominata tutor) in possesso di adeguate cognizioni tecnico-pratiche e deve altresì risultare dal libretto formativo individuale. In particolare, l’affidamento all’apprendista, in via temporanea e provvisoria, di mansioni in parte diverse da quelle dedotte in contratto costituisce un inadempimento del datore di lavoro. Ma ciò – secondo la Corte di Appello di Salerno [2] – non rende nullo il contratto medesimo per cui è impossibile la conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Cassazione [3] precisa però che, per aversi conversione in lavoro subordinato a tempo indeterminato, è necessario un inadempimento di non scarsa importanza degli obblighi formativi sin dall’inizio del contratto di formazione e lavoro; sicché ai lavoratori va riconosciuto sin dall’inizio del rapporto il trattamento giuridico ed economico previsto dagli accordi collettivi, con riferimento a quest’ultimo tipo contrattuale.

In materia di apprendistato, l’affidamento all’apprendista, in via temporanea e provvisoria, in correlazione con la ristrutturazione del reparto produttivo, e con l’affiancamento di altro dipendente più esperto, di mansioni in parte diverse da quelle dedotte in contratto, concretizza, e con affiancamento di un inadempimento del datore di lavoro non rilevante nell’economia del rapporto che non invalida il contratto, sicché ne resta esclusa la conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato [4].

Ricordiamo che il contratto di apprendistato professionalizzante è una tipologia di contratto subordinato a contenuto formativo in virtù del quale, a fronte della prestazione lavorativa, il datore di lavoro si obbliga a corrispondere all’apprendista una retribuzione e gli insegnamenti necessari per il conseguimento di una qualifica professionale; quindi, l’elemento essenziale di tale contratto è la “funzione addestrativa”.

note

[1] Cass. ord. n. 29053/17 del 5.12.2017.

[2] C. App. Salerno, sent. del 16.03.2016.

[3] Cass. sent. n. 3344/2015.

[4] Cass. sent. n. 4920/2014.

Autore immagine: Pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 27 giugno – 5 dicembre 2017, n. 29053
Presidente Napoletano – Relatore Negri Della Torre

Fatto e diritto

Premesso che con sentenza n. 283/2012, depositata il 30 maggio 2012, la Corte di appello di Brescia, pronunciando in sede di rinvio da Cass. n. 14969/2011, ha respinto il gravame di Trentino Trasporti S.p.A. nei confronti della sentenza del Tribunale di Trento, che aveva accolto, per difetto di causa, la domanda di B.O. e altri lavoratori diretta all’accertamento della illegittimità dei contratti di formazione e lavoro stipulati con Atesina S.p.A. (poi Trentino Trasporti) in quanto preceduti da contratti a termine, per lo svolgimento delle mansioni di autista del servizio urbano, che già avevano riconosciuto a tutti i ricorrenti la qualifica (conducenti di linea) e l’inquadramento (6^ livello) alla cui acquisizione era volto il programma formativo dei successivi rapporti;
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Trentino Trasporti S.p.A, con due motivi, cui i lavoratori hanno resistito con controricorso;
– che il Procuratore Generale ha presentato conclusioni scritte;
rilevato che, con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 3 l. n. 863/1984 e 16 d.l. n. 299/1999, nonché vizio di motivazione, per avere la Corte di merito, anche discostandosi da quanto stabilito in esito al giudizio rescindente, trascurato di adeguatamente considerare che la durata dei contratti di formazione e lavoro era stata ridotta, per ciascuno dei lavoratori ricorrenti, in misura corrispondente alla durata del precedente contratto a tempo determinato: ciò che era di decisivo rilievo ai fini della valutazione dell’inadempimento costituito dalla mancata sottoposizione, alla Commissione provinciale per l’impiego, della richiesta di nuova valutazione del progetto formativo in relazione al pregresso svolgimento di attività di lavoro e della formulazione del giudizio di compatibilità tra rapporti a termine e successivi contratti di formazione;
– che, con il secondo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 3 l. n. 863/1984, 8 l. n. 407/1990 e 2697 c.c., nonché vizio di motivazione, per avere la Corte, anche discostandosi da quanto stabilito in esito al giudizio rescindente, trascurato di valutare se i lavoratori ricorrenti possedessero realmente, al momento della sottoscrizione dei contratti di formazione e lavoro, la professionalità, cui il progetto era preordinato, e quali fossero i necessari presupposti di competenza e di esperienza perché tale professionalità (di conducente di linea) potesse dirsi effettivamente acquisita;
osservato che tali motivi, i quali possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi, risultano infondati;
– che, infatti, il giudice del rinvio, uniformandosi alle statuizioni di Cass. n. 14969/2011, ha preso in esame, e adeguatamente valutato, sia la durata dei singoli rapporti a termine intercorsi tra i lavoratori ricorrenti e Atesina S.p.A. anteriormente alla stipula dei contratti di formazione e lavoro; sia l’avvenuto inquadramento degli stessi al 6^ livello del CCNL di riferimento e cioè superiore a quello (il 7^) attribuito al momento della sottoscrizione dei contratti di formazione e identico al più elevato livello cui la realizzazione del programma formativo avrebbe consentito di accedere; sia infine il riflesso di tali elementi di fatto sulla valutazione della rilevanza dell’inadempimento datoriale costituito dalla mancata comunicazione alla Commissione per l’impiego, ai fini di un riesame del progetto, della circostanza che i lavoratori, destinati all’assunzione con contratti di formazione, erano già muniti di una precedente esperienza di lavoro;
– che, in particolare, la Corte, richiamata la giurisprudenza di legittimità in tema di vizio parziale genetico della causa (mista) dei contratti di formazione e lavoro, nel caso in cui il lavoratore, al momento della stipula del contratto, sia già in possesso della esperienza e competenza necessarie e richieste per svolgere una determinata attività di lavoro: (a) ha accertato come tutti i lavoratori ricorrenti, nell’ambito dei pregressi rapporti a termine, avessero svolto, per periodi di tempo consistenti e comunque di durata obiettivamente apprezzabile, attività di conducente anche su linee del servizio urbano e cioè avessero svolto mansioni esattamente corrispondenti a quelle fissate nel progetto formativo (cfr. sentenza, p. 8); (b) fossero stati inquadrati al sesto livello, ovvero a un livello superiore a quello previsto a seguito della stipulazione del contratto di formazione e lavoro e identico, invece, proprio a quello che sarebbe stato acquisito a seguito della formazione (p. 9); (c) ha di conseguenza rilevato, coerentemente alla richiamata giurisprudenza di legittimità, come tali circostanze, comportando una preventiva valutazione, da parte della società, della sussistenza di capacità professionali corrispondenti a quelle che si sarebbero dovute acquisire all’esito dell’attuazione del programma formativo, delineassero una situazione incompatibile con un successivo contratto di formazione e lavoro avente ad oggetto mansioni identiche (p. 10); (d) osservato, inoltre, come fosse particolarmente rilevante l’inadempimento della società datrice di lavoro agli obblighi conseguenti all’approvazione del progetto di formazione, posto che l’avere stipulato i contratti senza provvedere alla segnalazione delle pregresse esperienze dei propri dipendenti era indice significativo della non congruenza della causa di formazione e lavoro con le caratteristiche dei contratti già stipulati con questi ultimi; (e) come, infine, dovesse considerarsi del tutto irrilevante la circostanza che i lavoratori avessero poi effettivamente seguito il programma formativo, avendo rilievo determinante, per la valutazione della validità dei contratti, non che esso fosse stato attuato ma il difetto dei presupposti per offrire e somministrare formazione, in quanto i lavoratori erano già professionalmente qualificati per le stesse mansioni (p. 11);
ritenuto conclusivamente che il ricorso deve essere respinto;
– che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi e in Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15% e accessori di legge.

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