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Spotify: nuovi album riservati agli abbonati

19 marzo 2017


Spotify: nuovi album riservati agli abbonati

> Business Pubblicato il 19 marzo 2017



La società diventata leader nel settore ha stipulato un’intesa con le maggiori case discografiche: niente più disponibilità a tutti dei brani?

Spotify, la società svedese leader nella musica in streaming, potrebbe cambiare uno dei punti chiave del proprio successo: la disponibilità a tutti di tutti i 30 milioni di brani musicali. Attualmente tutti, abbonati e non, hanno a disposizione musica in streaming, inclusi gli ultimi album, seppur per i non abbonati resta il fastidio degli intermezzi pubblicitari. Stando alle indiscrezioni riportate dal Financial Times, tutto ciò potrebbe cambiare: si pensa ad un accesso riservato solo agli abbonati per le nuove uscite ed i nuovi album.

La crescita di Spotify: battuta la Apple

Spotify, raggiungendo il traguardo dei 50 milioni di abbonati, ha sbancato la concorrenza. In particolare ha ampliato la distanza con Apple Music,  con una crescita del 25% in sei mesi. Crescono quindi gli utenti paganti, disposti a pagare il servizio per avere il full optional, con musica anche offline ed una libreria pressoché infinita, oltre che, lo si ribadisce, l’assenza di intermezzi pubblicitari continui.

Forte di questa crescita che la Spotify sta valutando la possibilità di restringere la possibilità di ascolto delle nuove uscite nel mercato discografico. Che sia un tentativo di attrarre più utenti, costringendoli all’abbonamento, o piuttosto un modo per aumentare le entrate (si vocifera anche uno sbarco in Borsa della società) la scelta sembrerebbe confermato anche dai test iniziato su un piccolo numero di utenti di un nuovo servizio, Spotify Hi-fi, che garantisce qualità audio superiore: prezzo tra i 5 e 10 dollari al mese.

L’accordo con le case discografiche

Naturalmente si tratta di un’operazione che fa leva su accordi con le principali case discografiche, che in cambio offrirebbero uno sconto sulle royalties pagate da Spotify. Vedremo se un’operazione del genere, che certamente restringe in parte il campo operativo della società, garantirà un maggiore guadagno al colosso della musica, in un’epoca in cui web vuol dire, spesso, gratuità.

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