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Risarcimento per la morte di un bambino nato con malformazioni

8 Dic 2017


Risarcimento per la morte di un bambino nato con malformazioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Dic 2017



La Cassazione non può rimettere in discussione la quantificazione del danno biologico operata dal giudice di primo grado secondo le tabelle del tribunale di Milano.

Quanto vale la sofferenza dei genitori per aver dato alla luce un bambino con malformazioni, successivamente morto dopo un anno, ma di cui non erano stati messi al corrente per tempo dal ginecologo? L’errata diagnosi è fonte di responsabilità per il sanitario e, in caso di colpa grave, si può anche denunciare. Ma il punto è che, al di là del procedimento penale a carico del professionista – che poco lenisce il dolore della coppia – il danno va risarcito anche se ormai irrimediabile. Ed è qui che arrivano le ancor più dure e rigide leggi della “matematica giuridica”: il danno morale per la perdita di un figlio deve trovare una risposta in criteri uguali per tutti i cittadini. E secondo la Cassazione il risarcimento per la morte di un bambino nato con malformazioni trova in 200mila euro un importo soddisfacente. La sentenza è stata pubblicata di recente [1] e, probabilmente, lascerà interdetto il lettore. Nel caso di specie a tanto è ammontato il ristoro riconosciuto ai genitori di una bambina nata con gravissime deformazioni congenite (sindrome di Goldenhar), non accertate durante la gestazione e poi deceduta. Per la Cassazione 200mila euro rappresentano una cifra che i coniugi non devono considerare affatto irrisoria per il risarcimento del danno non patrimoniale sofferto.

La quantificazione del danno biologico – dicevamo – deve rispondere ai criteri oggettivi di una tabella valida per tutti e, in assenza di un criterio univoco nazionale, i giudici di solito si riferiscono alla tabella del danno predisposta dal Tribunale di Milano. Il giudice ha diviso il risarcimento per il 60% alla madre (una percentuale maggiore per via anche del rapporto fisico e psichico con il neonato) e per il restante 40% al padre.

La Corte ha poi spiegato che la somma equa conferita ai coniugi dovesse intendersi di ristoro non per un inadempimento del medico, ma esclusivamente per risarcire il dolore (per una morte verificatasi per cause naturali) che i genitori hanno dovuto affrontare a causa della mancata diagnosi delle malformazioni e della consequenziale mancata interruzione della gravidanza.

C’è poi il capitolo «rimborso spese». Anche su questo versante non è andata meglio alla coppia in quanto, a detta della Cassazione, in assenza di documentazione che provi gli esborsi monetari (ad esempio le ricevute delle medicine e delle visite effettuate), si presume che le spese affrontate durante l’anno di vita del bambino siano assolte dal Servizio Sanitario nazionale.

note

[1] Cass. sent. n. 29333/17.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Il problema è l’esistenza di una legge, la 194 sull’aborto, che permette alla coppia di uccidere il bambino, quando è “difettoso”… Orrore.

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