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Pignoramento: come uscirne?

26 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 gennaio 2018



Se stai subendo un pignoramento sappi che ci sono diversi modi per affrontarlo, senza restare con le mani in mano in attesa del peggio: vediamo come

All’inizio erano solo rate di finanziamenti da pagare entro scadenze precise. Scadenze che sono state da noi costantemente rimandate in concomitanza con l’insorgere di difficoltà economiche in famiglia: la perdita di un lavoro oppure la netta diminuzione delle committenze, se siamo liberi professionisti. Ci siamo ritrovati così con una pila di debiti sempre più alta e cifre che non siamo riusciti più a saldare come avremmo dovuto. Così la società finanziaria che ci ha concesso quei prestiti, la banca che ci ha erogato il mutuo, i commercianti a cui abbiamo chiesto di mettere in conto spese (tanto poi saremmo passati a saldare), i dipendenti che non siamo riusciti a pagare, sono tutti diventati agguerriti creditori che rivogliono indietro tutto, fino all’ultimo centesimo. A loro non importa quanto siamo in difficoltà, pretendono di essere pagati. Ecco allora che cadiamo nell’inferno delle società di recupero crediti, e ancor peggio dei pignoramenti, delle esecuzioni forzate e degli ufficiali giudiziari. Se vi state chiedendo come salvarvi, o perlomeno ridurre la gravità del danno, cerchiamo di aiutarvi a rispondere alla vostra domanda – pignoramento: come uscirne?

Quando scatta il pignoramento?

Se ci troviamo nella situazione descritta all’inizio del nostro articolo, significa che alle calcagna abbiamo una schiera di creditori pronta a chiederci quanto dovuto. E la legge è dalla loro parte [1] e consente loro di espropriare i nostri beni per ottenere il pagamento dei debiti che abbiamo accumulato verso di loro.

Ogni creditore potrà attivarsi in diversi modi: magari cercherà prima di convincerci a pagare con le buone, contattandoci, mandandoci lettere, attivando la mediazione di una società di recupero crediti. Ma noi continuiamo a essere in difficoltà, non riusciamo a pagare. Non resta per cui altra soluzione per il nostro creditore che affidarsi a un giudice e chiedere di espropriare i nostri beni.

Il pignoramento è a tutti gli effetti una ingiunzione con cui l’ufficiale giudiziario ci intima a non sottrarre, nascondere, far sparire i beni che sono stati messi a garanzia di copertura del debito che abbiamo contratto [2]. Per se questo ufficiale ha individuato la casa oppure l’automobile o ancora i gioielli, questi beni devono essere custoditi e consegnati, perché dal momento in cui vengono pignorati, rappresentano il vincolo per il soddisfacimento del nostro debito.

Cosa può essere pignorato?

Tra tutto ciò che abbiamo in possesso ci stiamo chiedendo allora: quali dei nostri beni possono essere sottoposti a pignoramento? Ecco la risposta:

Pignoramento mobiliare

Sono appunto i beni mobili che ci appartengono. Per fare qualche esempio, le auto, le moto, biciclette, oggetti di arredo, quadri, gioielli. L’ufficiale giudiziario, quando viene a chiederci conto di tutte queste cose, cerca questi beni a casa nostra e in altri luoghi che ci appartengono, ci chiede di consegnare quanto dovuto. Può aprire porte e addirittura cercare questi oggetti addosso (la legge dice di farlo con le dovute cautele, resta comunque da capire quale cautela possa esistere di fronte a una tale azione) [3]. Ricordiamo che nel momento in cui bussa alla nostra porta per fare la conta dei beni pignorati, in realtà l’ufficiale giudiziario ha già fatto preventivamente una ricerca per via telematica. Ha agito cioè come investigatore, accedendo a tutti gli archivi possibili e immaginabili per stilare una prima lista dei beni in nostro possesso, che possano essere pignorati [4].

Pignoramento immobiliare

Il pignoramento può avvenire anche ne confronti delle nostre case, edifici, condomini, terreni, corsi d’acqua. Qualsiasi cosa sia piantata al suolo e ci appartenga. Quando viene effettuato un pignoramento immobiliare, viene trascritto tutto nei registri immobiliari e possono essere espropriati, se ritenuto giusto, anche i mobili che arredano quella casa o quell’edificio. Gli immobili vengono messi all’asta e chi ha già iscritto ipoteca sulla nostra casa (ad esempio la banca) ha il diritto di essere preferito e ha la precedenza in sede di distribuzione di questo bene ai creditori.

Pignoramento di beni nella disponibilità di terzi

In questo tipo di pignoramento entrano in gioco altre persone, perché questi beni sono a tutti gli effetti dei crediti che vantiamo nei confronti di altri, ma che al momento non si trovano materialmente in nostra disponibilità. Lo sono ad esempio il conto corrente bancario, lo stipendio, la pensione, il canone d’affitto che percepiamo da un inquilino. Sono soldi che gli altri ci devono e che, se siamo debitori nei confronti di qualcuno, ci possono essere pignorati.

Come si arriva a un pignoramento?

Quando non saldiamo i nostri debiti con le buone maniere, il nostre creditore si fa sempre più agguerrito e decide di procedere per vie legali (non senza costi) ‘aggredendo i nostri beni’. Si rivolge al Tribunale chiedendo l’espropriazione forzata nei nostri confronti. Ma tranquilli non è una procedura che si concretizza dal giorno alla notte. Ci vuole tempo [5].

A questo punto il Tribunale decide:

  • Emettendo una sentenza o un decreto ingiuntivo, che ci viene notificato a casa, con cui ci viene chiesto di pagare quanto dovuto al nostro creditore. Abbiamo 40 giorni di tempo dalla notifica di questo atto. Se lo ignoriamo oppure ci opponiamo, ma il tribunale rigetta la nostra opposizione,
  • Ci verrà notificato il precetto: un secondo atto con cui ci viene dato l’ultimatum. O paghiamo entro 10 giorni dalla notifica o si procederà all’esecuzione forzata.
  • Se entro 10 giorni, ancora nessun segnale di risanamento dei debiti da parte nostra, allora scatta il pignoramento: l’atto ufficiale con cui si dà avvio all’espropriazione forzata dei nostri beni.

A questo punto la domanda si fa stringente, come uscire da un pignoramento senza romperci tutte le ossa?

Pignoramento: come uscirne?

Giunti al pignoramento ci stiamo chiedendo se è davvero la fine o se ancora possa esserci qualche speranza di levigare le pietre appuntite e ridurre gli effetti negativi della procedura espropriativa. Qualche strumento c’è. Vediamo come fare.

Pagamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario

Certo questa potrebbe rivelarsi una strada remota, e soprattutto più adatta ai pignoramenti mobiliari (arduo credere che la persona a cui viene pignorata una casa possa avere la liquidità necessaria per consegnare all’ufficiale giudiziario un corrispettivo tale a copertura di un simile debito). Però esiste la possibilità di evitare il pignoramento, e quindi l’esecuzione forzata, pagando la somma per la quale si sta procedendo al pignoramento oppure la somma che copre l’intero debito, in aggiunta alle spese di procedura. In questo modo vi tirerete fuori dal pasticcio estinguendo sostanzialmente il vostro debito.

In questo caso pagherete direttamente all’ufficiale giudiziario quanto dovuto. Mettiamo ad esempio che per un debito di 2 mila euro nei confronti del vostro creditore sia stato disposto il pignoramento dell’automobile e della moto. Potrete evitare che vi vengano portate via versando in mano all’ufficiale la somma di 2 mila euro a copertura del debito più le spese della procedura.

Fare opposizione

Quando il pignoramento è ufficiale, possiamo opporci in Tribunale al procedimento di espropriazione. E lo possiamo fare contestando nel merito il diritto del nostro creditore a portarci via quei beni (prima dell’esecuzione) oppure contestando la pignorabilità dei beni che sono stati individuati (a pignoramento iniziato). Ricordiamo infatti che la legge individua delle tipologie di beni che sono impignorabili [5]: per citarne alcuni, gli oggetti sacri, la fede nuziale, i vestiti, il tavolo e le sedie che usiamo per consumare i nostri pasti, il guardaroba, i libri e gli oggetti che usiamo per lavorare e svolgere il nostro mestiere.

Se optiamo per il muso duro dell’opposizione davanti al Tribunale e il giudice dell’esecuzione accetta il nostro ricorso (da presentare entro 20 giorni dalla notifica del pignoramento), la procedura di espropriazione viene sospesa[6]. E in questa fase noi possiamo anche cercare una conciliazione con il nostro agguerrito creditore e interrompere il procedimento di espropriazione.

Conversione  e rateizzazione del pignoramento

Se ancora non è stata disposta la vendita o l’assegnazione dei beni che ci sono stati pignorati, possiamo per legge [7] chiedere al giudice dell’esecuzione di convertire il pignoramento: di sostituire cioè alle cose che ci sono state pignorate un somma di denaro equivalente che potremmo versare per chiudere il debito. La somma verrà decisa del giudice stesso con un’ordinanza. Possiamo fare questa richiesta presentando un’istanza alla cancelleria del tribunale. Però, insieme all’istanza dobbiamo essere in grado di depositare anche una somma di denaro pari a un quinto dell’importo del credito per cui è stato disposto il pignoramento. Ad esempio, abbiamo un debito di mille euro? Presentiamo istanza di conversione del pignoramento depositando in cancelleria la somma di 200 euro.

Ricordiamoci che, nella stessa ordinanza in cui viene decisa la somma di conversione, se il giudice lo ritiene opportuno può anche decidere di rateizzare questa somma, con rate posso arrivare a un massimo di 36 mesi (quando si tratta di beni mobili e immobili).

Riduzione del pignoramento

Molto spesso capita che il debito che abbiamo contratto in realtà sia inferiore ai beni che ci vengono pignorati. E ci sembra quindi più che legittimo chiedere al giudice di procedere per l’effettivo ammontare del nostro debito e di non portarci via somme ulteriori, rendendo così decisamente sbilanciato il rapporto con i nostri creditori. In questo caso possiamo chiedere di ridurre il pignoramento. In pratica si chiede di pignorare solo alcuni dei beni che erano stati precedentmente individuati. Il giudice può sentire anche il creditore pignorante e poi decidere per l’effettiva riduzione. Se ad esempio abbiamo un debito di mille euro e ci vengono pignorati macchina, auto e gioielli, è chiaro che il valore del pignoramento è superiore al valore del nostro debito. Ecco perché la legge ci consente di chiederne la riduzione, magari pignorandoci solo l’auto.

Accordo con il creditore

Non dimentichiamoci che la mediazione e l’accordo con il nostro agguerrito creditore è sempre possibile (e consigliabile). Non piace neanche a lui il fatto di dover avviare brigose e costose cause per riavere i suoi soldi indietro. Se non altro per la lentezza e la problematicità economica di un procedura di questo tipo. Ecco perché potrebbe essere sicuramente ben disposto nei nostri confronti, qualora decidessimo di chiedere una ulteriore dilazione, una maggiore rateizzazione. E si può scegliere la via della mediazione sempre.

            Pignoramento immobiliare: vendere casa

Ci stiamo chiedendo come uscire da un pignoramento della nostra casa? Non crediamo a chi ci dice che una volta pignorata, non si può più fare nulla. In realtà, se il nostro creditore è d’accordo, possiamo mettere in vendita la casa pignorata a prezzo di mercato e, con i soldi ricavati, ripagare il debito al nostro creditore. Tanto meglio se il nostro debito è inferiore al pignoramento fatto. Vendendola abbiamo la possibilità di ripagare tutti i creditori. E se siamo fortunati ci resterà qualcosa in tasca.

Risulta al quanto difficile credere che si riesca a vendere una casa pignorata senza il consenso del creditore: innanzitutto qualunque potenziale acquirente, mediante una semplice visura, può facilmente venire a conoscenza del pignoramento pendente sull’immobile; inoltre il creditore potrà sempre chiedere la risoluzione del contratto di vendita.

Vendendo casa invece con il consenso del creditore si ottiene il vantaggio per entrambi: il debitore potrà saldare i debiti dovuti vedendosi rientrare anche i soldi in tasca e il creditore si vedrà ripagato in breve tempo e senza le lunghe trafile legali.

note

[1] Art. 2910 cod. civ.

[2] Art. 492 cod. proc. civ.

[3] Art. 513 cod. proc. civ.

[5] Artt. 491-502 Cod. proc. civ.

[4] Art. 492-bis cod. proc. civ.

[5] Art. 514 cod. proc. civ

[6] Art. 615 cod. proc. civ.

[7] Art. 495 cod. proc. civ

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