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La moglie può chiedere di gestire i soldi della famiglia?

10 dicembre 2017


La moglie può chiedere di gestire i soldi della famiglia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2017



Come ottenere la gestione dei soldi della famiglia nel caso uno dei due coniugi sperperi il denaro in slot machine, shopping, viaggi, vestiti?

Sei sposata da diversi anni, ma tuo marito non fa una gestione oculata dei soldi del proprio stipendio: in gran parte li spende alle slot machine o con gli amici al bar. Talvolta hai trovato  scontrini per spese consistenti che non avreste mai potuto permettervi. A fine mese poi succede sempre la stessa storia: sei costretta a fare lavori extra per far quadrare il bilancio. Ora però è arrivato un conguaglio con il condominio e dei lavori urgenti da pagare e non avete un euro da parte per far fronte alle spese straordinarie. Non ce la fai più: incapace di fare altri straordinari per sopperire alle spese pazze di tuo marito hai deciso di prendere le redini della situazione e, se del caso, agire davanti a un giudice. Così ti domandi: la moglie può chiedere di gestire i soldi della famiglia? La questione, per quanto particolare e – ci auguriamo – anche rara, merita di essere approfondita tenendo conto di quelle che sono le disposizioni del codice civile in materia di gestione dell’economia domestica.

La coppia in regime di comunione dei beni

La prima cosa che è necessario sapere è che, intanto la moglie può pretendere di gestire i soldi della famiglia, solo in quanto sia sposata in regime di comunione dei beni. In tal caso, infatti, il patrimonio familiare è comune e le regole per la sua amministrazione vedono entrambi i coniugi partecipi, con pari poteri, nelle scelte più importanti (ne parleremo a breve). Invece in caso di separazione dei beni, i patrimoni dei coniugi restano separati: ciascuno è proprietario solo dei propri beni e del proprio reddito, sicché non può compiere atti di ingerenza nel patrimonio altrui salvo che – come vedremo – vi sia una patologia psicologica che porti alla prodigalità.

Potere di gestione solo in caso di straordinaria amministrazione

Riferendoci quindi solo alle coppie sposate in comunione dei beni, vediamo che poteri ha la moglie sui soldi guadagnati dal marito.

La legge distingue gli atti di ordinaria amministrazione da quelli di straordinaria amministrazione, prevedendo due regimi diversi:

  • atti di ordinaria amministrazione: ciascun coniuge può porli autonomamente, senza consenso o autorizzazione dell’altro. Quindi la moglie non può contestare la spesa quotidiana fatta dal marito ma solo se connessa alle esigenze familiari, trattandosi di atto di ordinaria amministrazione;
  • atti di straordinaria amministrazione: I coniugi devono stipulare insieme gli atti di straordinaria amministrazione. Devono sempre stipulare congiuntamente gli atti relativi a beni anche formalmente intestati ad entrambi (ad esempio: l’immobile acquistato congiuntamente) o quelli che richiedono la forma solenne (ad esempio una donazione), mentre è possibile che un coniuge stipuli singolarmente gli altri atti  a condizione di avere il consenso dell’altro coniuge. Quando è ammesso, l’altro coniuge può prestare il consenso senza particolari formalità, ad esempio con una lettera spedita all’altro coniuge o al terzo; ai fini della prova può essere preferibile una lettera raccomandata con la quale si attribuisce al consenso anche una data certa. Gli atti compiuti da un coniuge senza il consenso sono comunque validi ma l’altro coniuge può, in alcuni casi, domandarne l’annullamento.

Quali sono gli atti di straordinaria amministrazione

Per dar senso a quello che si è appena detto è necessario chiarire quali sono gli atti di ordinaria amministrazione e quelli di straordinaria amministrazione:

  • ordinaria amministrazione: sono gli atti di normale gestione, finalizzati alla conservazione, manutenzione o recupero del patrimonio. Vi rientrano anche gli acquisti e le vendite purché di valore modesto rispetto al patrimonio complessivo. Così, ad esempio, la spesa settimanale rientra nell’ordinaria amministrazione;
  • straordinaria amministrazione: sono gli atti che comportano una diminuzione del patrimonio o che possono diminuirne il valore complessivo: ad esempio la vendita o la concessione di un’ipoteca.

Che può fare la moglie contro il marito che sperpera il patrimonio

Vediamo ora quali tutele ha la moglie se il marito sperpera il patrimonio familiare, ad esempio vendendo una casa e spedendo i soldi per scopi effimeri. Abbiamo detto già che la moglie può intervenire solo a due condizioni:

  • la coppia deve essere in regime di comunione
  • si deve trattare di atti di straordinaria amministrazione effettuati senza il consenso del coniuge.

A questo punto le azioni che può compiere la moglie in difesa del bilancio familiare sono diverse a seconda che si tratti di atti (di straordinaria amministrazione) compiuti su beni immobili o su beni mobili. Vediamo qui di seguito le differenze.

Atti di straordinaria amministrazione su immobili o auto

L’atto di straordinaria amministrazione compiuto su beni immobili senza il consenso dell’altro coniuge è annullabile. Il caso tipico è la vendita o l’acquisto di una casa o un terreno o di altri beni immobili (ma lo stesso vale anche per le auto): se la vendita o la cessione è firmata solo dal marito o solo dalla moglie, benché in comunione dei beni, il rogito resta efficace, ma l’altro coniuge può farlo annullare entro 1 anno dal rogito stesso o da quando ne ha avuto conoscenza. In alternativa, se ritiene l’atto vantaggioso, può convalidarlo con una dichiarazione espressa.

Atti di straordinaria amministrazione su beni mobili

Vediamo invece che fare in caso di vendita o acquisto di beni mobili di particolare valore o comunque non connessi con gli scopi della famiglia. In questa ipotesi la moglie non ha la possibilità di prendere, in anticipo, il controllo della gestione del portafoglio familiare, né può far annullare l’atto sul bene mobile, che resta valido ed efficace nonostante avvenuto senza il consenso di entrambi. In questo caso, il coniuge “leso” può domandare che l’altro ripristini la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell’atto. In che modo? Due le soluzioni

  • o obbligandolo a riacquistare lo stesso bene o uno equivalente;
  • oppure versando sul conto familiare – in favore cioè della comunione – l’equivalente del valore bene secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione.

Se manca il consenso del coniuge per l’atto di straordinaria amministrazione

Se un coniuge ritiene di dover compiere un atto di straordinaria amministrazione ma non ha il consenso dell’altro, può presentare ricorso al tribunale perché questo autorizzi l’atto anche in assenza del consenso a condizione che la stipula dell’atto sia necessaria all’interesse della famiglia.

Amministrazione di sostegno in caso di prodigalità

Abbiamo visto che la moglie non può chiedere di gestire i soldi della famiglia in anticipo ma deve sempre condividere le scelte col marito e, solo nel caso in cui non è stata consultata prima di un atto di straordinaria amministrazione, può chiedere l’annullamento (per auto e immobili) o il ripristino del valore della comunione (per i beni mobili). C’è però solo un caso in cui è possibile agire in anticipo: fare dichiarare il marito «prodigo» e ottenere dal tribunale la nomina di un amministratore di sostegno. Ma attenzione, come chiarito di recente dalla giurisprudenza [1], la nomina dell’amministratore di sostegno (Ads) a una persona che, a causa di una vita di eccessi, dissipa il suo patrimonio in «viaggi, serate, donne» non è così automatica come potrebbe sembrare. Non può infatti influire solo il dato economico della spesa, ossia lo scompenso tra entrate e uscite a far ritenere «prodigo» l’interessato. Per la nomina del cosiddetto Ads (appunto l’amministratore di sostegno), ci deve anche essere un’alterazione delle facoltà psichiche. In buona sostanza, chi spende troppo ma lo fa con consapevolezza (e magari un po’ di imprudenza e sconsideratezza) non può essere soggetto ad Ads. Egli sarà un semplice indebitato nei confronti del quale, tutt’al più, si potrà far ricorso alla procedura di sovraindebitamento (leggi Un giudice può cancellare i debiti?). La prodigalità in sé non è sempre indice di una alterazione mentale.

note

[1] Trib. Modena, decr. del 3.11.2017.

Autore immagine: 123rf com

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