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Assemblea condominiale in videoconferenza: è valida?

10 dicembre 2017


Assemblea condominiale in videoconferenza: è valida?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2017



Si può partecipare a una riunione di condominio via Skype, Google Hangouts o con qualsiasi altro mezzo telematico di conference call? 

L’amministratore di condominio ha finalmente convocato l’assemblea. La riunione si presenta come particolarmente interessante per via dell’approvazione di alcune spese urgenti da te sollecitate più volte. Non puoi mancare. C’è un solo problema: trattandosi della casa a mare, per raggiungere il luogo dell’incontro ti tocca fare diversi chilometri e, durante l’inverno, è scomodo oltreché difficoltoso per via del lavoro. Non puoi dare la delega a nessun altro condomino perché hai un interesse particolare a dire la tua ed anche l’invio di una lettera non sortirebbe lo stesso effetto della presenza fisica. Così ti chiedi se sia possibile partecipare alla riunione di condominio in videoconferenza, tramite un collegamento via Skype da casa o con qualsiasi altro programma del computer che ti consenta di essere presente quantomeno in via telematica. Attraverso lo schermo del pc e la predisposizione di un semplice altoparlante non solo potrai sentire quello che gli altri condomini dicono in assemblea, ma sarai in grado di votare (se non ad alzata di mano, con una dichiarazione espressa) e di manifestare il tuo eventuale dissenso. L’amministratore però ha i suoi dubbi, probabilmente perché non è pratico di tecnologia e si chiede se è valida l’assemblea condominiale in videoconferenza. La sua preoccupazione è che qualche proprietario litigioso possa impugnare le decisioni mettendo “nel nulla” tutto l’iter. Il che farebbe perdere tempo e denaro al condominio. A te invece sembra assurdo che non esista una norma che ti assegni il diritto di partecipare a distanza alla riunione di condominio. Come si risolve questo “cavillo” giuridico? Lo cercheremo di capire in questo breve articolo.

Partiamo subito da una precisazione. Non esiste alcuna norma di legge che prevede la possibilità di partecipare alla assemblea di condominio in videoconferenza. Non lo prevede il codice civile né la questione è stata mai sollevata e decisa in qualche aula di tribunale. Si ha quella che viene comunemente detta una «lacuna legislativa», ossia un vuoto: non si sa se per una precisa scelta del legislatore (che, così facendo, ha voluto indirettamente negare la possibilità di una videoconferenza) o per una dimenticanza. Quindi la questione sulla validità o meno della riunione con partecipazione a distanza via Skype non può che essere definita in via interpretativa, verificando cioè se esistono norme che, sebbene rivolte ad altre materie, consentono indirettamente l’utilizzo di internet nelle assemblee.

Tutto ciò che dicono le disposizioni di attuazione del codice civile [1] è solo questo:

«L’avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell’ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano, e deve contenere l’indicazione del luogo e dell’ora della riunione. In caso di omessa, tardiva o incompleta convocazione degli aventi diritto, la deliberazione assembleare è annullabile ai sensi dell’articolo 1137 del codice su istanza dei dissenzienti o assenti perché non ritualmente convocati».

Dunque, la legge stabilisce che l’avviso di convocazione – che i condomini devono ricevere almeno 5 giorni prima dalla data di riunione – deve indicare il luogo ove si svolge tale riunione. La norma sembrerebbe riferirsi a un “luogo fisico” dove tutti (o meglio i partecipanti) devono essere presenti. Non sembra esserci spazio ad aperture circa la possibilità di assemblee a distanza. Proprio per superare questo impasse si è suggerito di applicare in analogia la normativa sulle riunioni dell’assemblea delle società di capitali [2] che, invece, consente la partecipazione dei soci in videoconferenza solo se lo statuto sociale lo prevede. Perciò – si è detto – se il regolamento di condominio, approvato all’unanimità, o una delibera dell’assemblea, anche questa votata all’unanimità, prevede la possibilità della riunione in videoconferenza non ci sono ragioni per negarla. Una conclusione questa che potrebbe essere ostacolata dall’inderogabilità della regola del codice civile (appena citata) sulle modalità di convocazione dell’assemblea che, come abbiamo detto, parla di luogo fisico. Ma non è una critica giustificata: a noi sembra infatti che l’inderogabilità dell’indicazione di un luogo fisico va rispettata a beneficio di chi vuole partecipare fisicamente (si pensi a chi non ha internet o praticità coi computer), ma ciò non deve escludere la possibilità, per gli altri condomini, di collegarsi tramite Skype o altri mezzi telematici.

Quindi, per rispondere al quesito iniziale, ossia se è valida la riunione di condominio in videoconferenza possiamo affermare che:

  • è ben possibile che l’amministratore consenta ad alcuni condomini di partecipare alle riunioni in videoconferenza a condizione però che tale eventualità sia prevista dal regolamento di condominio in origine approvato all’unanimità o da una successiva clausola in questo inserita approvata dall’assemblea con il voto favorevole di tutti i condomini;
  • in ogni caso l’assemblea deve sempre svolgersi in un luogo fisico “centrale” ed esso deve essere indicato nell’avviso di convocazione a beneficio di quanti preferiscono partecipare personalmente;
  • nell’avviso di convocazione l’amministratore deve ricordare ai condomini della possibilità di partecipare tramite videoconferenza dandone comunicazione preventiva che consenta di predisporre i mezzi tecnici per adeguarsi a tale necessità (v. dopo).

Ci sono molti amministratori di condominio che, sul loro sito, pubblicizzano la capacità di predisporre assemblee di condominio con partecipazione in videoconferenza. Questo significa che tale modalità sta già raggiungendo molti palazzi, in linea con l’evoluzione tecnologica. Ma cosa deve fare l’amministratore per garantire il rispetto della legge e far sì che la riunione in videoconferenza sia valida? Cerchiamo di capirlo qui di seguito.

La questione principale per chi assiste all’assemblea via Skype è garantire il diritto a una effettiva partecipazione: quindi la possibilità di essere ascoltato da tutti i condomini e di ascoltare quello che gli altri dicono. Quindi è necessario:

  • predisporre degli altoparlanti in modo che, in ogni angolo della sala ove si svolge la riunione, arrivi la voce di chi partecipa in videoconferenza;
  • far in modo che vi sia un microfono attaccato al computer che consenta, a chi partecipa tramite computer, di sentire ciò che dicono il presidente dell’assemblea e gli altri condomini.

Inoltre, la connessione a internet non deve avere problemi di linea o di connessione poiché il partecipante deve essere in grado di assistere a ogni momento della riunione senza “momenti morti”. In più, in presenza di più partecipanti via Skype, il computer deve essere in grado di gestire contemporaneamente la connessione con più utenti.

In buona sostanza, la partecipazione in videoconferenza non deve determinare una disparità di trattamento tra i condomini che sono presenti fisicamente e quelli che invece sono collegati via internet. Con la conseguenza che il verbalizzante deve trascrivere le dichiarazioni e i voti di chi partecipa via Skype al pari di tutti gli altri condomini come se fossero fisicamente presenti tutti nello stesso luogo.

note

[1] Art. 66 dips. att. cod. civ., co. 3.

[2] Art. 2370 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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