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Avviso imposta di registro sentenza: come contestarlo

11 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 dicembre 2017



L’avviso di liquidazione è nullo se indica solo la data e il numero della sentenza oggetto di registrazione.

In caso di mancato pagamento dell’imposta di registrazione della sentenza, l’Agenzia delle Entrate notifica apposito avviso di liquidazione al soggetto o ad uno dei soggetti obbligati al pagamento, con invito ad effettuare entro il termine di sessanta giorni il versamento dell’imposta e, se dallo stesso dovuta, della pena pecuniaria irrogata per omessa richiesta di registrazione. Nell’avviso devono essere indicati gli estremi dell’atto da registrare o il fatto da denunciare e la somma da pagare.

Liquidazione imposta di registro: motivazione

L’avviso di liquidazione è illegittimo se si limita ad indicare solo la data e il numero della sentenza, senza allegarla. Si configura in questa ipotesi un difetto di motivazione, con conseguente nullità dell’avviso di liquidazione.

Secondo la Cassazione, pronunciatasi sul punto anche con una recente sentenza [1], l’avviso di liquidazione che indichi soltanto la data e il numero della sentenza civile oggetto della registrazione, senza allegarla, è illegittimo, per difetto di motivazione, in quanto l’obbligo di allegazione, previsto dalla legge, mira a garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive. In mancanza di allegazione della sentenza, il contribuente sarebbe costretto ad un’attività di ricerca, presso gli uffici o presso terzi, che comprimerebbe illegittimamente il termine a sua disposizione per impugnare.

La motivazione dell’avviso non può essere integrata in giudizio

La circostanza che l’Ufficio integri la motivazione dell’atto nel corso del giudizio di impugnazione, non può modificare i termini della questione. Come di recente chiarito dalla Cassazione [2], la motivazione dell’avviso ha la funzione di delimitare l’ambito delle contestazioni proponibili dall’ufficio nel successivo giudizio di merito, e di mettere il contribuente in grado di conoscere l’an e il quantum della pretesa tributaria al fine di approntare un’idonea difesa.

La motivazione dell’atto tributario costituisce, in tale prospettiva, uno strumento essenziale di garanzia del contribuente, necessario per assicurare la conoscenza e l’informazione in ordine ai fatti posti a fondamento della pretesa fiscale e ai presupposti giuridici della stessa, nel quadro dei principi generali di collaborazione, trasparenza e buona fede che devono improntare i rapporti tra contribuente e amministrazione.

Ne derivano due conseguenze:

  • nell’avviso di accertamento devono confluire tutte le conoscenze dell’ufficio tributario e deve essere esternato con chiarezza, sia pur sinteticamente, l’iter logico-giuridico seguito per giungere alla conclusione prospettata;
  • le ragioni poste a base dell’atto impositivo segnano i confini del processo tributario, che è comunque un giudizio d’impugnazione dell’atto, con la conseguenza che l’ufficio finanziario non può porre a base della propria pretesa ragioni diverse e/o modificare, nel corso del giudizio, quelle emergenti dalla motivazione dell’atto.

Imposta di registro: non si può presumere la conoscenza della sentenza

Non può essere accolta la tesi dell’Agenzia delle Entrate, secondo cui la sentenza sarebbe conosciuta o comunque conoscibile dal contribuente, dato che egli è stato parte del giudizio nel quale essa è stata emanata. Non è detto, infatti, che la sentenza oggetto di registrazione sia stata notificata al contribuente. Ciò implicherebbe che questi dovrebbe prima cercare tale documento per sincerarsi dell’effettiva debenza dell’imposta di registro. È però probabile che a causa del tempo speso per cercare la sentenza, perda la possibilità di impugnare l’avviso di liquidazione e quindi di difendersi (entro 60 giorni dalla notifica).

L’obbligo di allegazione dell’atto richiamato non è quindi stabilito solo per soddisfare esigenze di trasparenza e di correttezza dell’azione dell’Amministrazione fiscale, ma, proprio perchè inserito nello statuto dei diritti del contribuente, è volto soprattutto a garantire il diritto dei contribuenti ad avere piena ed immediata cognizione delle ragioni della pretesa fiscale, in modo da valutarne la fondatezza e di predisporre eventuali motivi di contestazione e, quindi, di impugnarla in sede giudiziale.

L’esigenza di garantire l’integrità del diritto di opposizione del contribuente orienta la soluzione del problema proposto in ordine alla nozione di conoscibilità dell’atto. La previsione normativa che pone a carico dell’Ufficio l’onere di allegare l’atto richiamato deve essere anche letta come disposizione che esclude a carico del contribuente obblighi o doveri di ricerca dell’atto medesimo presso pubblici uffici o terzi.

note

[1] Cass. sent. n. 29402/2017.

[2] Cass. sent. n. 12468/2015.

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