Iva: aumento fino al 25%

11 dicembre 2017


Iva: aumento fino al 25%

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 dicembre 2017



La legge di Bilancio e la minaccia di un aumento generale dei prezzi per i consumatori con l’aumento dell’Iva di ben 3 punti percentuali.

Sull’Italia pesa ancora il rischio di un aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10% al 13%. È questo l’effetto delle cosiddette «clausole di salvaguardia» approvate nel 2011 dall’allora Governo Berlusconi e mai completamente disinnescate dai successivi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. In base a tali disposizioni contenute nella manovra di fine anno, se il nostro Paese non riuscirà a ridurre la spesa pubblica o a incassare le tasse sperate scatterà il «piano B»: l’aumento automatico dell’Iva tra i 2019 e il 2020. Poco più di un anno quindi per capire se la spada di Damocle, che pende ormai su di noi da diverso tempo, si abbatterà definitivamente sui prezzi al consumo o ci “grazierà”. Intanto il Governo sta pensando di condonare circa 80 miliardi di euro alle lobby delle slot machine, in aperta contraddizione con la dichiarata (ma a questo punto solo formalmente) battaglia contro la ludopatia.

Cosa sono le clausole di salvaguardia?

Le clausole di salvaguardia sono delle misure di “riserva” che permettono al Governo di modificare la politica fiscale nel caso in cui i “conti” non dovessero tornare. In pratica, qualora i tagli di spesa o gli aumenti di entrate indicati nelle manovre di finanza pubblica non dovessero raggiungere gli obiettivi prefissati avremmo appunto l’incremento dell’Iva e delle accise.

Da quando scatta l’aumento dell’Iva?

Servono nuove risorse economiche per impedire l’aumento dell’Iva. Nuove risorse pari a circa 12,4 miliardi per il 2019 e 19,2 miliardi per il 2020. A completare il quadro, arriveranno aumenti delle accise per 350 milioni dal 2019. Nel passato le clausole di salvaguardia sono state bloccate grazie in buona parte alla volontary disclosure. Ma la versione bis della “sanatoria” ha garantito entrate inferiori a quelle programmate.

L’aumento dell’Iva è un fardello che ci portiamo dietro dalla legge di Stabilità del 2015 e che, a tutt’oggi, non è stato completamente scongiurato. Inizialmente programmato per il 2015, è stato poi evitato per un pelo e fatto slittare al 2016. Ma anche nel 2016 non si è avuto e, dopo l’ennesimo slittamento al 2017, ora ce lo troviamo programmato per il 2019 quando, se non interverrà una norma a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, avremo un aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e di quella agevolata dal 10% al 13%.

A farne le “spese” saranno i consumatori – unici soggetti che non possono scaricare l’imposta sul valore aggiunto – nonché i professionisti nel regime dei minimi.

Secondo l’ufficio studi della Ggia di Mestre, i prodotti più colpiti dall’inevitabile rincaro saranno l’abbigliamento, le calzature, mobili ed elettrodomestici.

Ma quali beni scontano l’Iva al 22%? Si tratta certamente della gran parte dei prodotti che assorbono il nostro reddito. In pratica, sono soggetti all’Iva ordinaria del 22% tutti quei beni che non rientrano nell’Iva speciale del 4 e del 10%. Pertanto, l’unico modo per capire su cosa incideranno gli aumenti è di elencare i beni con l’Iva agevolata. Eccoli:

IVA al 4%

Vi rientrano burro, formaggi e latticini, ortaggi, legumi, frutta, frumento, farina, olio, pasta, giornali, case di abitazione non di lusso, canoni di abbonamento alle radiodiffusioni, alimenti acquistati presso bar, ristoranti, prestazioni socio-sanitarie, appalti su edifici per prima casa.

IVA 10%

Vi rientrano carne, pesce, yogurt, latte  fresco, uova, miele, prodotti di origine animale, uva da vino, tè, spezie, riso, avena, zucchero, frutta, acqua, legna da ardere, energia elettrica per uso domestico, prodotti petroliferi per uso agricolo e per la pesca in acque interne, spettacoli  teatrali  di  qualsiasi  tipo,  metano, appalti su edifici per case non di lusso.

IVA al 22%

Non solo gioielli, viaggi, trattamenti estetici e di benessere. A subire l’incremento dell’aliquota Iva sono anche beni e servizi non di lusso. Dall’abbigliamento alla cartoleria, dai prodotti per l’igiene personale a quelli per animali.

Le categorie merceologiche che da oggi diventano un po’ più care sono tante e riguardano la vita quotidiana delle famiglie, dal risveglio mattutino fino all’ora di andare a dormire.

La nuova aliquota del 25% farà aumentare il prezzo del dentifricio, ma anche quelli del tablet, dell’abbonamento internet, del caffè con il quale si prepara la moka in cucina e delle scarpe nuove.

A spaventare sono anche le spese per la casa: mobili ed elettrodomestici diventano un po’ più cari.

A tavola l’incremento Iva riguarderà soprattutto le bevande: l’aliquota al 22% si applica da oggi su bevande gassate, superalcolici, spumanti, birra, succhi di frutta, vino e perfino sull’acqua minerale.

L’aumento Iva inciderà anche sullo shopping: abbigliamento, calzature, borse, accessori e pelletteria. Lo stesso vale per i servizi di lavanderia, riparazione e noleggio di abiti.

Pesano di più sul bilancio familiare anche le spese per hobby e passioni: chi ama praticare uno sport dovrà sborsare cifre più consistenti sia per acquistare articoli sportivi sia per noleggiare un campo da tennis o da calcetto. E anche gli strumenti musicali e gli articoli per giardinaggio subiscono un rincaro a partire da oggi, così come i prodotti per gli animali.

Aumentano anche le parcelle degli avvocati, commercialisti, medici e, in generale, tutti i professionisti. Per stabilire per quali operazioni scatta l’incremento dell’aliquota Iva, è necessario fare riferimento al momento in cui si considera effettuata l’operazione che, per le prestazioni di servizi, vale l’atto del pagamento del corrispettivo.

La regola sulla fattura anticipata non riguarda, ovviamente, l’emissione di eventuali “notule” o di così dette “fatture proforma” che, come ben noto, non costituiscono documenti rilevanti ai fini IVA, ma rappresentano semplici “pro memoria” per il cliente sull’importo da pagare al professionista; quest’ultimo, pertanto, solo una volta incassato il corrispettivo dovrà emettere regolare parcella con l’aliquota Iva in vigore al momento dell’incasso.

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5 Commenti

  1. Per quale motivo si menzionano sempre le aliquote Iva del 22,10 e 4 % e mai quella del 5% relative alle erbe aromatiche etc?

  2. Ma chi ha scritto questo articolo ? La storia degli 80 miliardi di condono ai gestori è vecchia e stantia, bisogna aggiornarsi, questa favola gira ormai da troppo tempo, in primo giudizio l’importo è stato calcolato in 2,5 mld. A cui e seguito un ricorso, perché i gestori contestano l’addebito per importi non dovuti, e non sono aggiornato sul processo che ad oggi è ancora pendente. Il condono l’aveva proposto il gov. Letta riducendo a 600 ml la sanzione, ma con l”accettazione della rinuncia al contenzioso legale. Non se ne fatto più niente perché i gestori ritengono di non dovere nulla, anzi 2 gestori hanno dichiarato che chiederanno i danni allo stato.

  3. Approvare ulteriori aumenti significa ridurre i consumi. Già paghiamo a caro prezzo l’incapacità di gestione del Paese, nuovi aumenti sono la morte. Credo che il popolo italiano insorgerà violentemente.

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