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Pergotenda senza permesso di costruire

11 dicembre 2017


Pergotenda senza permesso di costruire

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 dicembre 2017



Quali conseguenze per il pergolato coperto da una tenda realizzato senza licenza edilizia e permesso del condominio?

Hai un terrazzo molto ampio e vorresti sfruttare al meglio lo spazio a tua disposizione, specie nel periodo estivo, in modo da potervi passare qualche ora della giornata, organizzare un rinfresco con gli amici o semplicemente pranzare e cenare con la tua famiglia. Hai chiamato un architetto che ti ha consigliato di realizzare un pergolato coperto da una tenda retrattile: una pergotenda – così l’ha chiamata in modo più tecnico – che si andrebbe a installare sulla parete esterna dell’edificio.

Ti sei informato e hai chiesto cos’è una pergotenda: ti è stato risposto che si tratta di una tenda a scorrimento montata su una struttura leggera, simile a un pergolato.

L’idea ti ha convinto. Peraltro, sul punto il condominio non farà problemi perché già altri proprietari della stessa scala hanno fatto lo stesso, montando delle grosse tende a protezione del sole e creando degli spazi “semi coperti”. In ogni caso sai bene che, per realizzare opere all’interno della proprietà individuale e del balcone, non c’è bisogno del permesso preventivo dell’assemblea. Il tuo problema è piuttosto il Comune e l’eventuale necessità di licenza edilizia, problema che vorresti evitare. È possibile montare una pergotenda senza permesso di costruire oppure è necessaria l’autorizzazione amministrativa?

La tua impressione è che, per le caratteristiche tecniche di una pergotenda, non ci sia bisogno di alcun provvedimento dell’ufficio tecnico del Comune visto che il manufatto non comporta un aumento di volume dell’appartamento e della superficie coperta calpestabile. In pratica, il pergolato con tenda non crea né modifica la struttura dell’edificio, non ne altera il prospetto o la sagoma e, infine, non modifica la destinazione d’uso della terrazza (o del giardinetto, a seconda dei casi) che restano sostanzialmente dei luoghi scoperti.

Proprio per assicurare il rispetto di tutti questi presupposti l’architetto ti ha assicurato che la pergotenda – che comunque verrà appoggiata, per uno dei quattro lati, alla parete esterna del palazzo – sarà costruita con elementi in legno e, nella parte superiore, non avrà coperture fisse, ma solo una tenda retrattile attraverso un comando elettronico (controllabile da telecomando). Lo scopo della pergotenda, insomma, sarà solo quello di ombreggiare lo spazio nel periodo estivo e nelle ore centrali della giornata mentre, per tutto il resto dell’anno, resterà “ritirata” e non si vedrà affatto.

Vediamo allora se una pergotenda di questo tipo necessita o meno del permesso di costruire del Comune.

Per prima cosa sarà bene verificare se la costruzione di una pergotenda necessita del consenso dell’amministratore di condominio o dell’assemblea. La risposta è assolutamente negativa. Il proprietario dell’appartamento può svolgere i lavori senza previa autorizzazione, né lo stesso Comune può subordinare eventuali licenze al nulla osta del condominio: l’ente locale infatti può controllare solo il rispetto della normativa urbanistica e non quella condominiale che, invece, compete solo al giudice civile. Dunque, per realizzare una tenda o un pergolato con tenda non bisogna chiedere il permesso agli altri condomini, ma bisognerà fare in modo di non alterare il decoro architettonico del palazzo ossia l’estetica della facciata. Se così fosse, infatti, il condominio potrebbe agire successivamente per chiedere la rimozione dell’opera; invece un’autorizzazione preventiva evita anche questo rischio.

Occupiamoci ora dell’aspetto burocratico-amministrativo e verifichiamo se la pergotenda richiede il permesso di costruire dell’ufficio tecnico del Comune.

Secondo il Tar Lombardia le pergotende non sono opere edilizie soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo. Tenuto conto, infatti, della loro consistenza, delle caratteristiche costruttive e della loro funzione, le pergotende non possono essere classificate come un’opera edilizia che necessita del permesso di costruire del Comune (la vecchia licenza edilizia).

La legge [2] infatti stabilisce che sono soggetti al rilascio del permesso di costruire solo gli «interventi di nuova costruzione», che determinano una «trasformazione edilizia e urbanistica del territorio», mentre una struttura leggera (…) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico – come appunto la pergotenda – non integra tali caratteristiche».

Lo stesso principio è stato sposato più volte dalla giurisprudenza sicché l’orientamento può ormai dirsi costante. Tra le tante si ricorda il Tar Toscana [3] e lo stesso Consiglio di Stato [4] secondo cui la pergotenda è una struttura realizzata con teli amovibili appoggiata su un preesistente manufatto ed è destinata a rendere meglio vivibili gli spazi esterni delle unità abitative (terrazzi o giardini), al fine di soddisfare, quindi, esigenze non precarie. Ciò nonostante, le pergotende, tenuto conto della loro consistenza, delle caratteristiche costruttive e della loro funzione, non costituiscono un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo. L’opera principale non è, infatti, la struttura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che la struttura (in alluminio anodizzato) si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda. Quest’ultima, poi, integrata alla struttura portante, non può considerarsi una «nuova costruzione», posto che essa è in materiale plastico e retrattile, onde non presenta caratteristiche tali da costituire un organismo edilizio rilevante, comportante trasformazione del territorio. Infatti la copertura e la chiusura perimetrale che essa realizza non presentano elementi di fissità, stabilità e permanenza, per il carattere retrattile della tenda, «onde, in ragione della inesistenza di uno spazio chiuso stabilmente configurato, non può parlarsi di organismo edilizio connotantesi per la creazione di nuovo volume o superficie».

Sempre il Consiglio di Stato [5] ha detto che la struttura costituita da due pali poggiati sul pavimento di un terrazzo a livello e da quattro traverse con binario di scorrimento a telo in pvc, ancorata al sovrastante balcone e munita di copertura rigida a riparo del telo retraibile (pergotenda) non configura né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione o la modificazione di un organismo edilizio, né l’alterazione del prospetto o della sagoma dell’edificio cui è connessa, in ragione della sua inidoneità a modificare la destinazione d’uso degli spazi interni interessati, della sua facile e completa rimovibilità, dell’assenza di tamponature verticali e della facile rimuovibilità della copertura orizzontale: la stessa va pertanto qualificata come arredo esterno, di riparo e protezione, funzionale alla migliore fruizione temporanea dello spazio esterno all’appartamento cui accede ed è riconducibile agli interventi manutentivi liberi, ossia non subordinati ad alcun titolo abilitativo.

Il Tar Genova ha però precisato [6] che non può considerarsi come struttura temporanea non soggetta a titolo edilizio una pergotenda che abbia una consistenza ben più rilevante di una mera tenda – alterando il prospetto e la sagoma dell’edificio -, che risulti ancorata stabilmente al suolo – essendo di conseguenza non qualificabile alla stregua di una facile rimuovibilità – e sia funzionale ad una fruizione tutt’altro che temporanea dello spazio esterno (che, nel caso di specie, è destinato ai tavoli per i clienti dell’attività di affittacamere in svolgimento nell’immobile).

note

[1] Tar Lombardia sent. n. 2110/2017.

[2] Artt. 3 e 10 del DPR n. 380 del 2001

[3] Tar Toscana, sent. n. 1627/2016.

[4] Cons. Stato sent. n. 306/2017. In senso conforme cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 11 aprile 2014 n. 1777, in questa Rivista, 2014, I, 664. I giudici sottolineano come, ai sensi del t.u. edilizia, siano soggetti al rilascio del permesso di costruire gli interventi di nuova costruzione che determinano una trasformazione edilizia e urbanistica del territorio, il che non si configura a fronte di una struttura leggera (nella fattispecie esaminata in alluminio anodizzato) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico non integra tali caratteristiche. “L’opera principale non è, infatti, la struttura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che la struttura (in alluminio anodizzato) si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda”. Contra T.A.R. Liguria, Sez. I, 12 gennaio 2015 n. 177, in www.giustizia-amministrativa.it, ove si afferma che “Non può considerarsi come struttura temporanea non soggetta a titolo edilizio una pergotenda che abbia una consistenza ben più rilevante di una mera tenda alterando il prospetto e la sagoma dell’edificio —, che risulti ancorata stabilmente al suolo essendo di conseguenza non qualificabile alla stregua di una facile rimuovibilità e sia funzionale ad una fruizione tutt’altro che temporanea dello spazio esterno (che, nel caso di specie, è destinato ai tavoli per i clienti dell’attività di affittacamere in svolgimento nell’immobile)”.

[5] Cons. Stato sent. n. 1777/2014.

[6] Tar Genova, sent. n. 177/2015.

Tribunale Amministrativo Regionale LOMBARDIA – Milano, Sezione 2 Sentenza 7 novembre 2017, n. 2110

Data udienza 26 settembre 2017

Integrale

Diritto urbanistico – Edilizia – Pergotende – Previo rilascio del titolo abilitativo – Necessità – Esclusione

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

Sezione Seconda

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1373 del 2016, proposto da:

Vi. Bo. St., rappresentato e difeso dall’avvocato Br. St., con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, Galleria (…)

contro

Comune di (omissis), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Da. Gi. Da., con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, Viale (…)

per l’annullamento

del provvedimento emesso in data 11.5.2016 dal dirigente dell’area governo del territorio del Comune di (omissis), con cui si è inibita la realizzazione di un pergolato all’interno del cortile dell’immobile sito alla Via (omissis)(Osteria della Ga.), nonché di ogni atto preordinato e connesso.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di (omissis);

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 26 settembre 2017 il dott. Angelo Fanizza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO

Con ricorso ritualmente proposto il sig. St. Vi. Bo. ha impugnato, chiedendone l’annullamento, il provvedimento emesso in data 11.5.2016 dal dirigente dell’area governo del territorio del Comune di

(omissis), con cui si è inibita la realizzazione di un pergolato all’interno del cortile dell’immobile sito alla Via (omissis)(Osteria della Ga.), oggetto di CIL presentata in data 26.4.2016.

In particolare, nella relazione tecnica allegata dal ricorrente alla citata comunicazione si è precisato:

a) che il manufatto sarebbe stato costituito “da elementi in legno e dotato nella parte superiore di tenda retrattile, che avrà la funzione di ombreggiare soprattutto durante il periodo estivo e nelle ore centrali della giornata”;

b) che si sarebbe trattato, quindi, di una “struttura esterna aperta, addossata per un lato all’edificio esistente costituita da elementi leggeri in legno, imbullonati, di sezione esigua, con un sistema di ombreggiatura consistente in un telo scorrevole in PVC retrattile mediante automatismo elettrico, da considerarsi come elemento di arredo in area pertinenziale all’attività commerciale”;

c) che la struttura in questione sarebbe stata “installata su parete esterna all’edificio che si configura a tutti gli effetti come pergolato (pergotenda) che occupa in pianta una superficie di circa 37 mq, facilmente rimovibile senza opere demolitive, ma solo con un mero smontaggio, e che quindi rispetta quanto previsto dall’art. 79 del vigente regolamento edilizio comunale”;

d) che il manufatto, “per le sue caratteristiche tecniche, non comporta né aumento di volume né di superficie coperta, non costituisce creazione o modificazione dell’organismo edilizio, non ne altera il prospetto o la sagoma e non modifica la destinazione d’uso della porzione di cortile esterno interessato”.

A fondamento del provvedimento inibitorio l’Amministrazione comunale ha opposto che “l’area sulla quale vengono previste le opere è classificata nello strumento urbanistico vigente come “isolati a corte, edificazioni allineate ed edifici rurali isolati”, disciplinato dall’art. 26 delle norme di attuazione del piano delle regole del P.G.T.”: una disciplina finalizzata a “preservare lo spazio interno alla corte come spazio non edificato e non coperto”, che non avrebbe ammesso neppure l’installazione di “fioriere permanenti, muretti, etc”, mentre la struttura oggetto del contendere avrebbe determinato una “soluzione di continuità dello spazio libero ed è, perciò, non conforme alla richiamata disposizione”.

Oltre a ciò, il manufatto non avrebbe perseguito “finalità meramente ornamentali” e non avrebbe evidenziato (per dimensioni e struttura) caratteri di irrilevanza sul piano dell’impatto edilizio sul territorio.

Il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi:

1°) violazione degli artt. 3 e 6 del DPR 380/2001 e dell’art. 27 della legge regionale 12/2005; eccesso di potere per travisamento e arbitrarietà.

Il ricorrente ha ribadito che “nel caso si tratta di montare un tenda retraibile per ombreggiare una parte del cortile di pertinenza del ristorante; la struttura risulta facilmente amovibile e la tenda prontamente retraibile, non comporta nessuna chiusura laterale (…): si tratta, perciò, pacificamente, di struttura che non determina la creazione di alcun volume autonomo né comporta una modifica permanente dello stato dei luoghi” (cfr. 3), e che l’intervento rientrerebbe nell’attività edilizia libera.

Il Comune sarebbe, quindi, incorso in “grave errore nell’aver ritenuto “de plano” che la pergotenda che il ricorrente intende installare, in quanto munita di struttura portante della configuri per ciò stesso una “nuova costruzione”, per di più senza considerare che la tenda è in materiale plastico e retrattile, privo di quelle caratteristiche di consistenza e di rilevanza che possano connotarlo in termini di componenti edilizie di copertura o di tamponatura di una costruzione” (cfr. pag. 8).

2°) Violazione dell’art. 6 del DPR 380/2001 e dell’art. 26 delle NTA del piano delle regole del PGT.

Il ricorrente ha, inoltre, evidenziato che, rientrando la pergotenda oggetto del contendere tra gli interventi non suscettibili dell’ottenimento di un previo titolo edilizio, non sarebbe ravvisabile la situazione di incompatibilità urbanistica rilevata dall’Amministrazione.

3°) Violazione dell’art. 26 delle NTA del piano delle regole del PGT; eccesso di potere per sviamento e irrazionalità manifesta.

Il ricorrente ha, infine, dedotto che la disciplina vincolistica delineata dal piano delle regole per la zona ove è stato previsto l’intervento oggetto di CIL non potrebbe condurre a ritenere “persino impedita la posa degli ombrellini, di tende retraibili o di pergole” (cfr. pag. 9), nel senso che la norma di cui al citato art. 26 “non è diretta a tutelare e preservare le corti interne alle costruzioni storiche o di pregio architettonico, ma è dettata per tutti gli spazi aperti ed i cortili presenti sul territorio, così che essa risulterebbe a maggior ragione arbitraria ove la si volesse interpretare ed applicare nel senso prefigurato nell’atto gravato, che si risolve nell’impedire ai legittimi proprietari l’uso “normale” del bene cortile su tutto il territorio comunale, vietando persino di ombreggiarlo” (cfr. pag. 10).

La Sezione, dopo aver rinviato – all’udienza in Camera di Consiglio dell’11.7.2016 – la trattazione della domanda cautelare (e ciò all’espresso fine di consentire al Comune di prendere posizione sulle puntuali deduzioni del ricorrente), con ordinanza n. 940 del 25.7.2016 ha accolto la domanda di sospensiva con la seguente motivazione: “rilevato: – che sembra provato, dall’esame dei documenti in atti, che la struttura oggetto del contendere sia del tutto aperta e, quindi, non determinerebbe la creazione di un volume edilizio, oltre al fatto che sarebbe utilizzata esclusivamente nel periodo estivo; – che l’Amministrazione comunale, pure a fronte dell’invito di cui all’ordinanza n. 887/2016, non ha preso posizione sui fatti contestati, né, quindi, si è opposta alle deduzioni del ricorrente”.

Si è costituito in giudizio il Comune di (omissis) (22.3.2017).

In vista della discussione del ricorso nel merito, fissata per il 26 settembre 2017, le parti hanno depositato le rispettive memorie e repliche.

In particolare:

– nella memoria del 25.7.2017 il Comune di (omissis) ha reso noto che, nelle more, il sig. Vi. Bo. ha realizzato il pergolato, ma che, in esito a un sopralluogo dell’8.6.2017, il manufatto sarebbe caratterizzato dall’esecuzione di vetri e serramenti finalizzati a “rendere il locale fruibile anche in inverno” (cfr. pag. 4): dunque difformità evidenti rispetto alle opere oggetto della CIL presentata il 26.4.2016, risultando la struttura “chiusa da muri su due lati, mentre gli altri due sono in parte delimitati da vetri fissi, presenti anche a livello della copertura, e, per la parte priva di pannelli fissi, sono suscettibili di totale chiusura tramite teli avvolgibili e trasparenti; la relativa superficie è interamente pavimentata” (cfr. pag. 5); ha opposto, quindi, che si dovrebbe considerare, nella specie, la “sostanza dell’intervento, vale a dire alla funzionalità oggettiva dello stesso, che non pare davvero assimilabile alla posa di un ombrellone o di una tenda in un cortile, nelle ore di soleggiamento estivo. L’assetto che si è venuto a creare mediante l’intervento in discussione rivela piuttosto la formazione di un ulteriore locale del ristorante. Il che porta fatalmente ad escludere la riconducibilità dell’intervento ad alcuna delle fattispecie inquadrate nell’edilizia libera, ex art. 6, 2° comma, del DPR 380/2001, e a configurarlo invece come nuova costruzione, ai sensi dell’art. 3, 1° comma, lett. e 5), del D.P.R. 380/2001” (cfr. pag. 9);

– nella memoria del 26.7.2017 il ricorrente ha comunicato di aver presentato, in data 13.7.2017, un’integrazione dell’elaborato grafico relativo allo stato di progetto, preordinata a fare luce sulle discrepanze nelle misurazioni rilevate dai tecnici comunali nel corso del citato sopralluogo, ribadendo che non si sarebbe creato alcun volume autonomo e aggiuntivo;

– nelle memorie di replica, depositate entrambe in data 5.9.2017, le parti non hanno evidenziato elementi di novità rispetto alle argomentazioni sviluppate nei precedenti scritti, fatta eccezione per quanto eccepito dall’Amministrazione comunale riguardo alla mancanza di corrispondenza tra l’elaborato progettuale integrativo presentato dal ricorrente il 13.7.2017 e lo stato di fatto dei luoghi.

All’udienza pubblica del 26 settembre 2017 la causa è stata riservata per la decisione. Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto, con le precisazioni che seguono.

Con i tre motivi di ricorso, tra loro legati da stretta affinità tematica e come tali suscettibili di una trattazione congiunta, il ricorrente ha dedotto che la struttura indicata nella CIL del 26.4.2016 sarebbe stata priva di chiusure laterali, per tale ragione non dando origine ad alcun volume e, dunque, ad alcuna modifica permanente dello stato dei luoghi (cfr. pag. 3), sicché la pergotenda sarebbe stata urbanisticamente compatibile con la disciplina comunale (in particolare, con l’art. 26 delle norme di attuazione del piano delle regole).

Tale censura è fondata se si prende, anzitutto, in esame lo specifico contenuto della relazione tecnica allegata alla CIL del ricorrente, ove espressamente si è preannunciata la realizzazione di una “struttura esterna aperta, addossata per un lato all’edificio esistente costituita da elementi leggeri in legno, imbullonati, di sezione esigua, con un sistema di ombreggiatura consistente in un telo scorrevole in PVC retrattile mediante automatismo elettrico, da considerarsi come elemento di arredo in area pertinenziale all’attività commerciale”.

Tale conformazione è congrua rispetto alle peculiari caratteristiche individuate dalla giurisprudenza, la quale ha osservato che “le pergotende, tenuto conto della loro consistenza, delle caratteristiche costruttive e della loro funzione, non costituiscano un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo. Infatti, ai sensi del combinato disposto degli articoli 3 e 10 del DPR n. 380 del 2001, sono soggetti al rilascio del permesso di costruire gli “interventi di nuova costruzione”, che determinano una “trasformazione edilizia e urbanistica del territorio”, mentre una struttura leggera (…) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico non integra tali caratteristiche” (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 25 gennaio 2017, n. 306).

Pertanto, sulla base della relazione tecnica di cui più sopra si è detto il programmato intervento avrebbe, in effetti, dovuto assolvere ad una funzione servente ed accessoria rispetto all’immobile in cui ha sede l’osteria di proprietà del ricorrente, risolvendosi in una struttura di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici e quindi ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa.

Una struttura, quindi, che sarebbe stata priva di un autonomo carico urbanistico, in linea con l’obiettivo di “preservare lo spazio interno alla corte come spazio non edificato e non coperto”, previsto dall’art. 26 delle norme di attuazione del piano delle regole.

Distinto profilo riguarda, invece, le sopravvenienze rilevate dall’Amministrazione comunale in esito al sopralluogo effettuato in data 8.6.2017, che attengono a difformità esecutive della struttura, relative alle dimensioni della stessa e all’accertata esistenza di “pareti che possono essere chiuse con pannello trasparente avvolgibile”, con la conseguenza di “delimitare un locale utilizzabile come aperto nella bella stagione e completamente chiuso ed isolato nei mesi invernali, così da avere autonoma rilevanza edilizia, in quanto non configurabile, a differenza della pergotenda, in un semplice elemento di arredo esterno, e costituente invece incremento stabile della superficie di esercizio”.

Si tratta, con tutta evidenza, di vicende successive e scollegate dalla questione oggetto del presente giudizio (ossia l’autorizzabilità, o meno, di una pergotenda secondo le puntuali previsioni contenute nella

CIL del 26.4.2016), le quali saranno, se del caso, contestate nell’ambito di un diverso procedimento di vigilanza edilizia.

Nei termini esposti, il ricorso va accolto e l’impugnato provvedimento inibitorio dev’essere annullato.

Si dispone l’integrale compensazione delle spese processuali alla luce dei contrasti giurisprudenziali nella materia controversa.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

Sezione Seconda,

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei sensi espressi in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 26 settembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Stefano Celeste Cozzi, Presidente FF

Angelo Fanizza – Primo Referendario, Estensore Floriana Venera Di Mauro, Referendario


Consiglio di Stato, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 06/12/2016, dep.25/01/2017),  n. 306

FATTO e DIRITTO

1.- La signora An. Pa. ha impugnato davanti al T.A.R. per la Campania, Sezione Staccata di Salerno, l’ordinanza, n. 23 del 16 giugno 2015, con la quale il Responsabile del Settore Ufficio Tecnico del Comune di Altavilla Silentina, le ha ingiunto di provvedere, a sua cura e spese, alla demolizione di una copertura e chiusura perimetrale di un pergolato con teli plastificati, fissati alla struttura con il sistema degli occhielli e chiavetta, con un riquadro di materiale plastico come finestra nella parte centrale, in quanto realizzate in assenza di titolo abilitativo.

1.1- Il T.A.R. per la Campania, Sezione Staccata di Salerno, Sezione I, con sentenza n. 2543 del 4 dicembre 2015, resa in forma semplificata nella camera di consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare, ha respinto il ricorso.

Il T.A.R. ha, infatti, ritenuto che “il materiale utilizzato, pur agevolmente amovibile siccome consistente in materiale plastico, non rende l’intervento ex se non sanzionabile con l’impugnato ordine demolitorio, in quanto, per come realizzato, riflette esigenze non di carattere meramente temporaneo”, con la conseguenza che le opere realizzate hanno determinato una trasformazione urbanistico – edilizia del territorio, con la perdurante modifica dello stato dei luoghi.

2- La signora Pa. ha appellato l’indicata sentenza ritenendola erronea.

In particolare, dopo aver ricordato di aver realizzato la struttura del pergolato nel 2011 con una scia, la signora Pa. ha insistito nel sostenere l’amovibilità della tenda plastificata e quindi l’illegittimità dell’ordinanza demolitoria. La signora Pa. ha anche depositato un perizia tecnica di parte redatta in relazione alle opere oggetto dell’ordinanza di demolizione impugnata.

3- Per valutare la legittimità del provvedimento con il quale il Comune di Altavilla Silentina (che non ha ritenuto di doversi costituire in giudizio) ha ordinato la demolizione delle opere realizzate dall’appellante in assenza di alcun titolo abilitativo occorre qualificare la natura delle opere realizzate.

Come si evince dal provvedimento impugnato, dalla documentazione depositata in giudizio e dalla perizia tecnica di parte, completa di numerose fotografie, la signora Pa. ha realizzato, in aderenza ad un preesistente immobile, una struttura con 3 pilastri verticali in muratura, travi portanti della copertura in legno, copertura in materiale plastico, fissata con chiodi alle travi di legno, e pareti esterne in materiale plastico amovibile, con una porta di accesso.

3.1- Per realizzare tale struttura l’interessata non ha presentato una dichiarazione o richiesta di assenso al Comune. Risulta peraltro dagli atti che la signora Pa., con SCIA del 15 marzo 2011, aveva realizzato alcuni lavori nell’immobile oggetto dei lavori contestati con l’ordinanza impugnata.

L’appellante sostiene di aver provveduto a seguito della SCIA, fra l’altro, alla pavimentazione dell’area esterna dove sono state realizzate le opere di cui ora si discute e di aver anche realizzato un ampio pergolato esterno su parte del quale è stata realizzata la contestata struttura.

4.- Ciò premesso, si deve osservare che, in relazione ad alcune opere, normalmente di limitata consistenza e di limitato impatto sul territorio, come pergolati, gazebo, tettoie, pensiline e, più di recente, le pergotende, non è sempre agevole individuare il limite entro il quale esse possono farsi rientrare nel regime dell’edilizia libera o invece devono farsi rientrare nei casi di edilizia non libera per i quali è richiesta una comunicazione all’amministrazione preposta alla tutela del territorio o il rilascio di un permesso di costruire.

Spesso sono i regolamenti edilizi comunali che dettano le regole, anche sulle dimensioni, che possono avere tali opere per poter essere realizzate liberamente o previa comunicazione o richiesta di assenso edilizio.

Alle disposizioni comunali si aggiungono poi, per le aree sottoposte a vincolo paesaggistico o ad altri vincoli, le limitazioni imposte dai diversi strumenti di tutela.

5- Nella fattispecie, vista la documentazione in atti, si può preliminarmente escludere che le opere realizzate e ritenute abusive dal Comune possano farsi rientrare tutte nella nozione di pergolato.

5.1- Il pergolato costituisce infatti, una struttura realizzata al fine di adornare e ombreggiare giardini o terrazze e consiste, quindi, in un’impalcatura, generalmente di sostegno di piante rampicanti, costituita da due (o più) file di montanti verticali riuniti superiormente da elementi orizzontali posti ad una altezza tale da consentire il passaggio delle persone.

Il pergolato, per sua natura, è quindi una struttura aperta su almeno tre lati e nella parte superiore e normalmente non necessita di titoli abilitativi edilizi.

Quando il pergolato viene coperto, nella parte superiore (anche per una sola porzione) con una struttura non facilmente amovibile (realizzata con qualsiasi materiale), è assoggettata tuttavia alle regole dettate per la realizzazione delle tettoie.

5.2- Il Consiglio di Stato, al riguardo, ha già affermato che il pergolato ha una funzione ornamentale, è realizzato in una struttura leggera in legno o in altro materiale di minimo peso, deve essere facilmente amovibile in quanto privo di fondamenta, e funge da sostegno per piante rampicanti, attraverso le quali realizzare riparo e ombreggiatura di superfici di modeste dimensioni (Consiglio di Stato, Sezione IV, n. 5409 del 29 settembre 2011).

5.3- In conseguenza le opere oggetto del contestato ordine di demolizione non possono farsi rientrare fra quelli oggetto della suindicata SCIA del 15 marzo 2011 che includevano la sola realizzazione di un pergolato.

6- La struttura realizzata dall’appellante non può farsi rientrare nemmeno nella nozione di gazebo, pur avendone alcune caratteristiche.

Il gazebo, infatti, nella sua configurazione tipica, è una struttura leggera, non aderente ad altro immobile, coperta nella parte superiore ed aperta ai lati, realizzata con una struttura portante in ferro battuto, in alluminio o in legno strutturale, talvolta chiuso ai lati da tende facilmente rimuovibili. Spesso il gazebo è utilizzato per l’allestimento di eventi all’aperto, anche sul suolo pubblico, e in questi casi è considerata una struttura temporanea. In altri casi il gazebo è realizzato in modo permanente per la migliore fruibilità di spazi aperti come giardini o ampi terrazzi.

6.1- Nella fattispecie l’opera realizzata dall’appellante non può ritenersi assimilabile ad un gazebo per la sua forma, che non è quella tipica di un gazebo, per i materiali utilizzati, che non sono tutti leggeri, e perché la struttura è stata realizzata in aderenza ad un preesistente immobile in muratura.

7- La struttura contestata dal Comune intimato non può poi nemmeno considerarsi una veranda.

In proposito si deve ricordare che nell’Intesa sottoscritta il 20 ottobre 2016 , ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e i Comuni, concernente l’adozione del regolamento edilizio-tipo di cui all’articolo 4, comma 1-sexies del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, la veranda è stata definita (nell’Allegato A) “Locale o spazio coperto avente le caratteristiche di loggiato, balcone, terrazza o portico, chiuso sui lati da superfici vetrate o con elementi trasparenti e impermeabili, parzialmente o totalmente apribili”.

7.1- La veranda, realizzabile su balconi, terrazzi, attici o giardini, è caratterizzata quindi da ampie superfici vetrate che all’occorrenza si aprono tramite finestre scorrevoli o a libro. Per questo la veranda, dal punto di vista edilizio, determina un aumento della volumetria dell’edificio e una modifica della sua sagoma e necessita quindi del permesso di costruire.

8- La signora An. Pa. nel suo appello ha insistito nel sostenere che le opere sanzionate dal Comune di Altavilla Silentina altro non sono che una “pergotenda”, realizzata con teli amovibili (appoggiati sul preesistente pergolato), che non ha determinato alcun aumento di volumetria e di superfice coperta.

9- In proposito questa Sezione ha, di recente, affermato che tali strutture, la cui agevole realizzazione è oggi possibile grazie a nuove tecniche e nuovi materiali, sono destinate a rendere meglio vivibili gli spazi esterni delle unità abitative (terrazzi o giardini) e sono installate per soddisfare quindi esigenze non precarie (Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 1619 del 27 aprile 2016).

Le “pergotende” non si connotano, pertanto, per la temporaneità della loro utilizzazione, ma costituiscono un elemento di migliore fruizione dello spazio esterno, stabile e duraturo.

9.1- Ciò premesso, la Sezione, nella stessa citata decisione, ha ritenuto che le pergotende, tenuto conto della loro consistenza, delle caratteristiche costruttive e della loro funzione, non costituiscano un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo.

Infatti, ai sensi del combinato disposto degli articoli 3 e 10 del DPR n. 380 del 2001, sono soggetti al rilascio del permesso di costruire gli “interventi di nuova costruzione”, che determinano una “trasformazione edilizia e urbanistica del territorio”, mentre una struttura leggera (nella fattispecie esaminata in alluminio anodizzato) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico non integra tali caratteristiche.

L’opera principale non è, infatti, la struttura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che la struttura (in alluminio anodizzato) si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda.

Quest’ultima, poi, integrata alla struttura portante, non può considerarsi una “nuova costruzione”, posto che essa è in materiale plastico e retrattile, onde non presenta caratteristiche tali da costituire un organismo edilizio rilevante, comportante trasformazione del territorio. Infatti la copertura e la chiusura perimetrale che essa realizza non presentano elementi di fissità, stabilità e permanenza, per il carattere retrattile della tenda, “onde, in ragione della inesistenza di uno spazio chiuso stabilmente configurato, non può parlarsi di organismo edilizio connotantesi per la creazione di nuovo volume o superficie”.

Inoltre l’elemento di copertura e di chiusura è costituito da una tenda in materiale plastico, privo di quelle caratteristiche di consistenza e di rilevanza che possano connotarlo in termini di componenti edilizie di copertura o di tamponatura di una costruzione.

9.2- Sulla base di tali considerazioni la Sezione ha quindi ritenuto che una delle due strutture nella fattispecie realizzate, destinata unicamente al sostegno (in alluminio) di un elemento di arredo temporaneo consistente in una tenda retrattile, non abbisognava del previo rilascio di un permesso di costruire, risolvendosi “in un mero elemento di arredo del terrazzo su cui insiste”.

Infatti la struttura di alluminio anodizzato (nella fattispecie esaminata) è stata ritenuta un mero elemento di sostegno della tenda e quindi non poteva considerarsi un nuovo organismo edilizio determinante una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio.

9.3- Mentre nell’altra struttura contestualmente esaminata, la natura e la consistenza del materiale utilizzato (il vetro) faceva sì che la struttura di alluminio anodizzato si configurava non più come mero elemento di supporto di una tenda, ma piuttosto costituiva la componente portante di un vero e proprio manufatto, che assumeva la consistenza di una vera e propria opera edilizia, connotandosi per la presenza di elementi di chiusura che, realizzati in vetro, costituivano vere e proprie tamponature laterali con un carattere di stabilità tale da non poter essere realizzate in assenza del titolo abilitativo necessario per le nuove costruzioni.

9.4- Anche in una precedente decisione la Sezione aveva affermato che la pergotenda è qualificabile come mero arredo esterno quando è di modeste dimensioni, non modifica la destinazione d’uso degli spazi esterni ed è facilmente ed immediatamente rimovibile, con la conseguenza che la sua installazione si va ad inscrivere all’interno della categoria delle attività di edilizia libera e non necessita quindi di alcun permesso (Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 1777 dell’11 aprile 2014).

10- Tutto ciò premesso, la Sezione ritiene che l’ordinanza di demolizione impugnata non possa ritenersi legittima perché le opere realizzate dall’appellante, peraltro in un’area che non è sottoposta a vincolo paesaggistico, sono prive, in gran parte, di quelle caratteristiche di consistenza e di rilevanza che possano farle connotare come componenti edilizie di copertura o di tamponatura di una costruzione.

10.1- Le opere oggetto dell’ordinanza impugnata, che si sono già prima sommariamente descritte, si connotano, infatti, per la presenza di teli e tende in materiale plastico facilmente amovibili, che aderiscono ad una struttura di sostegno che è costituita da tre pilastrini verticali in muratura e da alcune travi di legno collocati sia in verticale che nella parte superiore.

La struttura portante, sebbene non tutta con materiali leggeri, può anche farsi rientrare nella categoria dei pergolati (come sostiene l’appellante). Una delle tende laterali può essere poi considerata una vera e propria pergotenda, che può essere aperta o chiusa mediante un sistema di scorrimento veloce. Sostanzialmente hanno la stessa caratteristica anche le tende collocate sugli altri lati che possono essere movimentate manualmente su apposite guide scorrevoli e possono essere chiuse o aperte mediante appositi occhielli.

10.2- Restano evidentemente di meno facile amovibilità la copertura della struttura, che è stata realizzata con teli di plastica che sono stati fissati alla travi di legno superiore con chiodi e rondelle, e la piccola porta posta sul lato A della struttura.

Ma la presenza di tali opere che sono meno facilmente amovibili e che possono avere una certa rilevanza edilizia, anche in base alla disciplina eventualmente dettata dal regolamento edilizio comunale, non giustifica comunque l’emanazione di una ordinanza di demolizione che ha riguardato l’intera struttura, con la conseguente possibile acquisizione, nel caso di mancata ottemperanza, dell’area interessata.

11- Per gli esposti motivi, l’appello deve essere accolto e, in riforma della appellata sentenza del T.A.R. per la Campania, Sezione Staccata di Salerno, Sezione I, n. 2543 del 4 dicembre 2015, deve essere disposto l’annullamento dell’ordinanza di demolizione del Comune di Altavilla Silentina, n. 23 del 16 giugno 2015, impugnata in primo grado.

Sono fatti salvi gli eventuali ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione per quella parte delle opere realizzate che, anche sulla base della regolamentazione comunale, possono ritenersi di edilizia non libera.

12- Le spese del doppio grado di giudizio, considerata la novità della questione trattata, possono essere integralmente compensate fra le parti.

PQM

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, in riforma della appellata sentenza del T.A.R. per la Campania, Sezione Staccata di Salerno, Sezione I, n. 2543 del 4 dicembre 2015, dispone l’annullamento dell’ordinanza del Comune di Altavilla Silentina, n. 23 del 16 giugno 2015.

Dispone la compensazione fra le parti delle spese e competenze del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2016 con l’intervento dei magistrati:

Sergio Santoro, Presidente

Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere

Dante D’Alessio, Consigliere, Estensore

Andrea Pannone, Consigliere

Vincenzo Lopilato, Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 25 GEN. 2017.


Consiglio di Stato, sez. VI, 11/04/2014, (ud. 17/12/2013, dep.11/04/2014),  n. 1777  

FATTO e DIRITTO

1. Con la sentenza in epigrafe, il T.a.r. per il Lazio respingeva il ricorso n. 9534 del 2012, proposto da La. El. avverso le determinazioni dirigenziali di Roma Capitale n. 1507 del 12 settembre 2012 e n. 1737 del 19 ottobre 2012, con le quali erano state ordinate la sospensione dei lavori e, rispettivamente, la demolizione con riguardo ad una struttura in legno, realizzata nella primavera del 2012 su un terrazzo di livello dell’appartamento di proprietà della ricorrente, sito al pianoterra dell’edificio ubicato in Roma, via di Casal Selce, n. 383N/A, int. 1. La struttura era costituita da due pali dello spessore di 8,50 cm x 11,50 cm poggiati sul pavimento del terrazzo a livello e da quattro traverse con binario di scorrimento a telo in PVC della superficie di 15 mq, dell’altezza variabile da 2,80 m a 2,10 m, ancorata al sovrastante balcone e munita di una copertura rigida di 4 mq a riparo del telo retraibile.

Il T.a.r. escludeva che la struttura realizzata dalla ricorrente, “per le sue dimensioni, per la grandezza dei pali, per essere ancorata al suolo e al balcone sovrastante e per avere anche un’ulteriore copertura, a riparo del telo”, potesse essere qualificata come “pergotendà ai sensi della circolare di Roma Capitale n. 19137 del 9 marzo 2012 e rientrasse nell’attività edilizia libera, ma riteneva che “la stessa, determinando una modifica dei prospetti e della sagoma, avrebbe richiesto il permesso di costruire o alternativamente la D.I.A. c.d. pesante, entrambi nella specie mancanti” (v. così, testualmente, l’appellata sentenza), affermando di conseguenza la legittimità dell’impugnato provvedimento di ripristino.

2. Avverso tale sentenza interponeva appello la ricorrente soccombente, deducendo l’erronea applicazione degli artt. 3, 6, 10 e 33 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e 14 e 16 l. reg. – Lazio 11 agosto 2008, n. 15, il travisamento di fatto per avere la sentenza supposto un inesistente ancoraggio dei pali di sostegno della struttura al pavimento, nonché la violazione della circolare di Roma Capitale n. 19137 del 9 marzo 2012 – che definisce la “pergotendà quale manufatto rientrante nell’attività edilizia libera, come “struttura di arredo, installata su pareti esterni dell’unità immobiliare di cui è ad esclusivo servizio, costituito da struttura leggera e amovibilie, caratterizzata da elementi in metallo o in legno di esigua sezione, coperta da telo anche retrattile, stuoie in canna o bambù o materiale in pellicola trasparente, priva di opere murarie e di pareti chiuse di qualsiasi genere, costituita da elementi leggeri, assemblati tra loro, tali da rendere possibile la loro rimozione previo smontaggio e non demolizione” -, attesa la conformità della struttura realizzata alle caratteristiche definite dalla circolare. L’appellante chiedeva dunque, previa sospensione della provvisoria esecutorietà dell’appellata sentenza e in sua riforma, l’accoglimento del ricorso proposto in primo grado.

3. Costituendosi in giudizio, l’Amministrazione appellata contestava la fondatezza dell’appello, chiedendone la reiezione.

4. Accolta con ordinanza n. 1484 del 24 aprile 2013 l’istanza di sospensiva sulla base di una delibazione positiva sia del fumus che del periculum, all’udienza pubblica del 17 dicembre 2013 la causa è stata trattenuta in decisione.

5. L’appello è fondato.

Merita, in primo luogo, accoglimento il motivo di error in iudicando costituito dall’erronea valutazione delle caratteristiche di fatto connotanti l’opera in oggetto, atteso il mancato ancoraggio – invece erroneamente supposto dal T.a.r. – dei pali di sostegno della struttura in esame al pavimento del terrazzo pertinenziale dell’appartamento dell’appellante (infatti, nel verbale di sopralluogo della Polizia municipale, posto a base degli impugnati provvedimenti, si discorre di pali “poggiati sul pavimento”, e non già di pali ancorativi in modo fisso; v., altresì, la documentazione fotografica, in atti), con conseguente facile amovibilità della struttura medesima.

La struttura in esame, quale descritta sopra sub Par. 1. – costituita da due pali dello spessore di 8,50 cm x 11,50 cm poggiati sul pavimento del terrazzo a livello e da quattro traverse con binario di scorrimento a telo in PVC della superficie di 15 mq e dell’altezza variabile da 2,80 m a 2,10 m, ancorata al sovrastante balcone e munita di una copertura rigida di 0,80 (in aggetto) x 5,00 m a riparo del telo retraibile (v. il citato verbale e la documentazione fotografica) -, non configura né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione o modificazione di un organismo edilizio, né l’alterazione del prospetto o della sagoma dell’edificio cui è connessa, in ragione della sua inidoneità a modificare la destinazione d’uso degli spazi esterni interessati, della sua facile e completa rimuovibilità, dell’assenza di tamponature verticale e della facile rimuovibilità della copertura orizzontale (addirittura retraibile a mezzo di motore elettrico). La stessa deve, invece, qualificarsi alla stregua di arredo esterno, di riparo e protezione, funzionale alla migliore fruizione temporanea dello spazio esterno all’appartamento cui accede, in quanto tale riconducibile agli interventi manutentivi non subordinati ad alcun titolo abilitativo ai sensi dell’art. 6, comma 1, d.P.R. n. 380 del 2001.

Ne consegue la fondatezza del motivo d’appello, di erronea reiezione della censura di violazione degli artt. 3, 6, 10 e 33 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e 14 e 16 l. reg. – Lazio 11 agosto 2008, n. 15, avendo gli impugnati provvedimenti erroneamente qualificato l’opera in oggetto come intervento di “ristrutturazione edilizia e/o cambio di destinazione d’uso da una categoria all’altra”, anziché come semplice intervento di natura manutentiva rientrante nell’attività edilizia c.d. libera.

Per le esposte ragioni, in accoglimento dell’appello e in riforma dell’appellata sentenza, s’impone l’accoglimento del ricorso di primo grado, con sequela di annullamento dei gravati provvedimenti ed assorbimento di ogni altra questione (compresa quella relativa alla valenza della circolare n. 19137 del 9 marzo 2012), ormai irrilevanti ai fini decisori.

6. Tenuto conto delle vicende alterne connotanti la presente controversia, si ravvisano i presupposti di legge per dichiarare le spese del doppio grado di giudizio interamente compensate tra le parti.

PQM

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto (ricorso n. 2125 del 2013), lo accoglie e, per l’effetto, accoglie il ricorso di primo grado (ricorso n. 9534 del 2012 T.a.r. Lazio); dichiara le spese del doppio grado di giudizio interamente compensate fra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2013, con l’intervento dei magistrati:

Luciano Barra Caracciolo, Presidente

Gabriella De Michele, Consigliere

Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere

Roberta Vigotti, Consigliere

Bernhard Lageder, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 11 APR. 2014

T.A.R. Genova, (Liguria), sez. I, 12/02/2015, (ud. 12/02/2015, dep.12/02/2015),  n. 177  

FATTO e DIRITTO

– rilevato che il ricorso appare prima facie infondato, in specie a fronte della consistenza e della destinazione non temporanea della struttura in questione;

– atteso che, a differenza della situazione di fatto posta a fondamento della giurisprudenza invocata da parte ricorrente (CdS 1777/2014), nel caso di specie la presunta pergotenda ha una consistenza ben più rilevante di una mera tenda – alterando all’evidenza il prospetto e la sagoma dell’edificio (come emerge dall’analisi della documentazione fotografica in atti) -, risulta ancorata stabilmente al suolo – essendo di conseguenza non qualificabile alla stregua di una facile rimuovibilità – ed è funzionale ad una fruizione tutt’altro che temporanea dello spazio esterno – che infatti è destinato ai tavoli per i clienti dell’attività di affittacamere in svolgimento nell’immobile;

– ritenuto che, pertanto, alla luce dei predetti elementi appare corretta la qualificazione svolta dagli uffici comunali in relazione alla consistenza, alla destinazione funzionale ed alla non facile rimuovibilità;

– considerato che nulla per le spese va disposto, a fronte della mancata costituzione dell’amministrazione intimata.

PQM

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 12 febbraio 2015 con l’intervento dei magistrati:

Santo Balba, Presidente

Paolo Peruggia, Consigliere

Davide Ponte, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 12/02/2015

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


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