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Posso obbligare un lavoratore alle dimissioni?

12 Dic 2017 | Autore:


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Il tuo dipendente ha violato gli obblighi contrattuali e tu minacci di licenziarlo per giusta causa se non si dimette da solo: puoi farlo?

La tutela del lavoro oggi ha perso punti, si sa. È il tempo degli stage, delle partita iva fasulle, che invece nascondono veri e propri rapporti di lavoro obbligati e dipendenti, dei contrattini di breve durata. E poi resta il vecchio problema delle violazioni delle norme a tutela dei lavoratori anche in presenza di contratti a tempo indeterminato: veri e propri soprusi perpetrati dai datori di lavoro nei confronti dei dipendenti, come ritardi nei pagamenti degli stipendi, mobbing, trattamenti degradanti, atteggiamenti di arroganza che spingono spesso i lavoratori a preferire le dimissioni pur di uscire da quell’inferno. Ma è sempre così? E se fossimo in presenza di un cattivo comportamento del lavoratore nei confronti degli obblighi assunti o dei colleghi? Se l’azienda fosse dalla parte della ragione? Ritardi, assenteismo, mancato rispetto delle regole. Come si fa a capire la linea di confine? Sei un datore di lavoro e ti stai chiedendo: posso obbligare un lavoratore alle dimissioni? Per capire se puoi farlo o meno, devi chiederti innanzitutto il motivo per cui vorresti farlo. Leggendo questo articolo capirai il perché.

Posso licenziare un dipendente?

Le norme sul licenziamento di dipendenti con contratti subordinati sono sempre state stringenti e abbastanza rigide, tali da non poterti permettere di licenziare un tuo dipendente dall’oggi al domani. Men che meno in presenza di motivazioni velleitarie e inconcludenti. Anche se con l’approvazione del Jobs act c’è stato un cambiamento di rotta, con l’introduzione del contratto a tutele crescenti che ha un po’ ridisegnato lo schema dei licenziamenti e dei reintegri.

In linea generale, non è impossibile licenziare, ma si devono rispettare paletti che la legge impone e motivazioni logiche sul licenziamento. Vediamole prima con esempi.

  • Caso 1. Hai assunto da poco con un contratto a tempo indeterminato una persona che si sta rivelando poco affidabile. Arriva in ufficio costantemente in ritardo, ti sta causando notevoli ritardi e problemi nella consegna della merce e non ne vuole proprio sapere di rispettare il codice di condotta. Ti stai chiedendo se puoi licenziarlo? La risposta è si: lo puoi fare facendo ricorso al licenziamento per giusta causa.
  • Caso 2. Hai assunto da poco con un contratto a tempo indeterminato una persona con cui non si è instaurata alcuna sintonia. Ti risulta proprio antipatico e anche poco socievole. Sta di fatto però che il suo lavoro lo sa fare, arriva sempre puntuale, è impeccabile sotto tutti i punti di vista, tranne quello del sorriso. Ti stai chiedendo se puoi lasciarlo a casa a causa di questa mancanza di sintonia tra di voi. In linea di massima diciamo di no. Non puoi licenziare un tuo dipendente senza una giusta causa.
  • Caso 3. Sono un imprenditore a capo di un’impresa con 20 dipendenti. Da anni navigo in brutte acque, ma ora i conti sono sempre più in rosso, la mia azienda è in perdita e non ho più committenze. Ho delle pesanti e gravi motivazioni economiche che non mi permettono più di pagare stipendi e affitti dei locali. Posso lasciare a casa i miei dipendenti? In questo caso si può effettuare, ma non dall’oggi al domani: entra in gioco una complessa procedura che deve comunque garantire il rispetto, non solo delle tue difficoltà economiche, ma anche dei tuoi dipendenti. Si avvia la fase del licenziamento collettivo o procedura di mobilità in presenza dei sindacati, con i quali si prevede ad accertare tutta una serie di fattori, tra cui anche dei paletti stabiliti sui lavoratori da licenziare, la cui scelta non è lascia al tuo libero arbitrio. In alternativa puoi procedere al licenziamento economico. Anche qui con dei limiti.

In quali casi posso licenziare?

Diciamo quindi che ci sono diversi tipi di licenziamento. E a ogni tipologia corrispondono conseguenze per i dipendenti e per i datori [2].

  • Licenziamento per giusta causa

Questo tipo di licenziamento risponde al nostro caso 1 ed è conosciuto come licenziamento disciplinare. Il comportamento scorretto del tuo dipendente, colpevole di aver ripetutamente violato gli obblighi contrattuali, ha di fatto minato le basi del vostro rapporto di fiducia, rendendo impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro. In questo caso puoi licenziarlo in tronco: senza preavviso e per giusta causa [1].

Se il dipendente fa ricorso contro il licenziamento e questo viene effettivamente giudicato ingiustificato, non è previsto il reintegro del lavoratore, ma solo un indennizzo in suo favore, in base alla sua anzianità di servizio nella tua azienda, a meno che nel corso del giudizio non sia direttamente dimostrabile l’insussistenza del licenziamento che hai effettuato. In tal caso potrebbe anche essere previsto il reintegro. Ricordati infatti che spetta a te dimostrare la giusta causa della tua scelta.

  • Licenziamento per giustificato motivo soggettivo

In linea di massima puoi anche licenziare il tuo dipendente scorretto, che non adempie agli obblighi contrattuali, per giustificato motivo soggettivo. Le motivazioni sono pressappoco le stesse, ma in questo caso hai l’obbligo di dare il preavviso al lavoratore, secondo gli obblighi sanciti dal contratto collettivo.

  • Licenziamento economico

In questo caso non ci sono colpe a carico dei tuoi dipendenti, ma solo la tua difficile o irrisolvibile condizione economica, che ti porta a dover fare delle scelte di licenziamento: può essere la chiusura attività, la riorganizzazione aziendale. Qualsiasi grave motivazione economica che ti costringe a dover licenziare uno o più dipendenti. Si parla in questi casi di licenziamento economico. Occhio però, perché la grave motivazione economica che porta alla riduzione del personale è tutta da dimostrare e deve essere oggettiva (non a caso si parla anche di giustificato motivo oggettivo). E soprattutto, per poter licenziare in questi casi devi trovarti in una condizione precisa: i dipendenti che vuoi licenziare non possono essere reimpiegati in altri settori della tua azienda. Non ti basta cioè voler riorganizzare l’azienda, ma occorre che il tuo dipendente non sia più utile al suo interno. Se così non è il tuo licenziamento può essere considerato illegittimo.

In caso di licenziamento economico illegittimo, per contratti attivati prima del jobs act (prima del 7 marzo 2015) è previsto l’annullamento del licenziamento con reintegro del dipendente o un indennizzo pari a 15 mensilità; per contratti attivati dopo il jobs act (dopo il 7 marzo 2015), è previsto un indennizzo di minimo 4 mensilità e massimo 24 (crescente in base all’anzianità di servizio), ma non c’è alcun reintegro.

  • Licenziamento collettivo

Si distingue dai licenziamenti individuali, per la gravità sociale che una tale scelta comporta. Per questo la procedura prevista per questa tipologia di licenziamento è molto più rigida e sotto stretta mediazione dei sindacati [3]. Per maggiori dettagli leggere: licenziamento collettivo illegittimo: se la scelta è discrezionale.

Il mio dipendente può dimettersi?

Avvicinandoci alla nostra domanda iniziale: posso obbligare il lavoratore alle dimissioni?, capiamo prima quando il tuo dipendente può presentare le sue dimissioni, lasciando la tua azienda.

Fermo restando che nessuno imbriglia nessuno, è facoltà del tuo dipendente bussare alla tua porta e comunicarti che ha avuto una migliore occasione di lavoro, che ha deciso di cambiare vita, che è stanco dei continui di ritardi nel pagamento dello stipendio o che proprio li con te non si trova bene, e quindi presentare le dimissioni. Ma anche lui ha dei paletti che deve rispettare.

Dimissioni volontarie

Mettiamo che al tuo dipendente si sia presentata la migliore occasione di lavoro della sua vita o abbia preso la decisione di trasferirsi con la famiglia (i classici motivi personali). Sicuramente non potrà continuare a lavorare nella tua azienda e ha tutto il diritto di rassegnare le sue dimissioni in modo scritto, a meno che tu non l’abbia assunto con un contratto a tempo determinato. Deve però farlo garantendoti un congruo preavviso. La legge [4] dice chiaramente che entrambe le parti (tu datore o lui dipendente) possono recedere dal contratto di lavoro, rispettando però un periodo di preavviso, di norma stabilito dai contratti collettivi nazionali.

Dimissioni per giusta causa

Ricorda che non solo tu puoi licenziare per giusta causa. Anche il tuo dipendente può dimettersi per giusta causa. E lo può fare quando anche il rapporto di fiducia si incrinato per colpa tua: non paghi lo stipendio, sei colpevole di mobbing e di trattamenti ingiuriosi nei suoi confronti, sei colpevole di molestie, gli affidi mansioni di lavoro peggiori di quelle che aveva. In questo caso si può dimettere dall’oggi al domani in tronco, senza darti preavviso e avendo diritto a percepire l’indennità di disoccupazione.

Posso obbligare un lavoratore a dimettersi?

E ora la domanda che aspettavi: posso obbligare un lavoratore alle dimissioni?

Se sei di fronte a questa domanda significa che vuoi indurre il tuo dipendente a lasciare di sua sponte l’azienda senza arrivare al licenziamento. Diciamo che lo puoi fare, a patto che si verifichi una condizione. Il lavoratore deve essere dalla parte del torto. Vediamo in dettaglio.

Il lavoratore è in torto

Un tuo dipendente ha commesso una lista di illeciti e violazioni degli obblighi contrattuali persistenti e gravi (ad esempio ha sottratto dei soldi dal registratore di cassa, l’hai pescato con le mani nel sacco a rubare materie prime aziendali oppure oggetti, non si è presentato a lavoro per diverso tempo senza avvisarti, ecc.). É palesemente in torto e tu vuoi dargli l’ultima possibilità di uscire dalla tua azienda a testa alta, evitando inutili sceneggiate prive di dignità e, soprattutto evitando di bruciare il suo futuro professionale. Puoi obbligarlo a dimettersi minacciandolo di licenziamento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione [5] affermando che il lavoratore che non presenta spontaneamente le dimissioni, in un caso così grave, può essere lecitamente minacciato di licenziamento. Anche perché la conseguenza diretta sarebbe comunque un licenziamento per giusta causa, non proprio edificante per la reputazione della persona.

In questo caso non è presente nessuna coercizione o intimidazione ingiusta nei confronti del lavoratore e quindi nessun illecito da parte del datore. La condotta illecita si verifica solo se c’è un atto intimidatorio e una violenza psicologica da parte del datore.

C’è da dire però che, se accetta, il lavoratore perde l’indennità di disoccupazione (Naspi), che non viene garantita nel caso di dimissioni volontarie. Resta invece nel caso di licenziamento per giusta causa.

Il lavoratore non è in torto 

Diverso è il caso in cui la tua volesse essere solo una arrogante condotta intimidatoria nei confronti del tuo dipendente, adottata sotto minaccia esplicita o anche implicita, di induzione alle dimissioni. In tal caso ci troviamo di fronte a una tua condotta intimidatoria e quindi ingiusta, e il tuo dipendente può ottenere l’annullamento delle dimissioni per violenza morale.

Solo per fare un esempio, pensiamo al caso in cui hai più sedi aziendali molto distanti e decidi di trasferire il tuo dipendente da Roma e Trieste, minacciandolo di licenziarlo (senza reali e comprovate ragioni di ristrutturazione aziendale), solo per metterlo in difficoltà e portarlo a dimettersi. Ecco che allora la tua può essere considerata una condotta illecita che sta portando ingiustamente il tuo lavoratore a dimettersi sotto lo scacco di una violenza morale. Questo vale per qualunque altra forma di ricatto.

note

[1] Art. 2119 Cod. civ.

[2] D. lgs n. 23 del 4 marzo 2015

[3] L. n. 223 del 1991

[4] Art. 2118 Cod.civ

[5] Cass. sentenza n. 7523 del 2017


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