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News Posta elettronica certificata: vietate le email di spam

News Pubblicato il 12 dicembre 2017

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> News Pubblicato il 12 dicembre 2017

Codice dell’amministrazione digitale: approvate le modifiche al decreto legislativo n. 179/2016. Per la pubblicità sulla Pec servirà il consenso dell’interessato.

Se nella tua cassetta delle lettere dovessi trovare una cinquantina di volantini pubblicitari, opuscoli, flyier e promozioni di pizzerie, parrucchieri, negozi di detersivi e supermercati, quanto facile sarebbe scartare, insieme alla pubblicità, anche l’unica lettera “reale” a te indirizzata?

La posta elettronica, come mezzo di comunicazione, sta tramontando a vantaggio delle messaggerie dirette (come WhatsApp ad esempio) anche per colpa sua: lo spam, ossia le email pubblicitarie. Chi si accinge ad aprire, dopo solo un giorno, la propria casella è assalito dallo sconforto nel dover cancellare tutti i messaggi indesiderati. Dietro lo spam non si nascondono persone che fanno incetta degli indirizzi dei cittadini, ma veri e propri software in grado di scandagliare in automatico tutta la rete, forum, siti e piattaforme dove gli utenti scrivono e pubblicano la propria email. Vengono costituite banche dati vendute alle agenzie che devono promuovere i prodotti dei propri clienti. Fra l’altro, secondo la Cassazione, un’email di spam, anche se mai autorizzata, è un danno irrisorio che non dà diritto al risarcimento del danno. Tanto bastava per prendere di assalto tutti gli indirizzi di posta elettronica dei cittadini.

Ma da oggi c’è un sistema per sopravvivere allo spam: la posta elettronica certificata diventa un luogo franco ove la pubblicità non potrà più arrivare, salvo previa autorizzazione del titolare. A stabilirlo è un decreto legislativo approvato ieri dal Governo [1]. Il consiglio dei ministri ha definitivamente licenziato le disposizioni integrative e correttive al Codice dell’amministrazione digitale al fine di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale europea, dotando cittadini, imprese e amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale. Il nuovo testo stabilisce il divieto di email di spam sulla posta elettronica certificata. Se mai qualcuno volesse inviare una comunicazione pubblicitaria sull’altrui Pec ne dovrebbe acquisire prima il consenso espresso.

Nessuno può inviare un messaggio pubblicitario sulla Pec altrui senza prima aver acquisito il consenso del titolare

Lo scopo della nuova disciplina è – recita il comunicato stampa diffuso dall’esecutivo – proseguire nell’opera di razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale e di deregolamentazione già avviata con il precedente intervento; rafforzare la natura di «carta di cittadinanza digitale» della prima parte del Codice, concentrando in essa le disposizioni che attribuiscono a cittadini e imprese il diritto a una identità e a un domicilio digitale, quello alla fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented, quello a partecipare effettivamente al procedimento amministrativo per via elettronica e quello a effettuare pagamenti online; garantire maggiore certezza giuridica in materia di formazione, gestione e conservazione dei documenti digitali; rafforzare l’applicabilità dei diritti di cittadinanza digitale e accrescere il livello di qualità dei servizi pubblici e fiduciari in digitale; promuovere un processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e garantire un utilizzo più efficace dei dati pubblici attraverso moderne soluzioni di data analysis.

In buona sostanza, allo scopo di incentivare il domicilio digitale di ogni cittadino si è stabilito che questo non deve diventare il luogo ove facilmente inviare messaggi di spam. Diversamente la Pec fallirebbe allo stesso modo della casella di posta ordinaria.

Altra novità del correttivo riguarda il nome: non si parlerà più di posta elettronica certificata, ma di domicilio digitale. Gli elenchi delle Pec diventano elenchi di domicili digitali. I domicili digitali comprendono, infatti, sia l’indirizzo di posta elettronica certificata sia il servizio elettronico di recapito certificato qualificato.

Vengono previsti tre elenchi di domicili digitali

  • l’elenco dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti ossia l’Indice nazionale dei domicili digitali (Ini-Pec, articolo 6-bis del Cad);
  • l’Indice degli indirizzi della pubblica amministrazione e dei gestori di pubblici servizi
  • l’elenco dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato, il cosiddetto «Indice degli indirizzi delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato» (si tratta di una novità inserita per la prima volta nella legge).

La consultazione degli elenchi della Pec dei cittadini è libera e gratuita: come in un elenco dei numeri telefonici tutti possono sin d’ora conoscere l’indirizzo di posta elettronica certificata di una società o di un professionista. Ma scatta anche il divieto espresso di utilizzare il domicilio digitale dei cittadini per finalità diverse dall’invio di comunicazioni legali o comunque connesse al perseguimento di fini istituzionali. In altre parole lo spam è vietato, salvo ovviamente preventiva autorizzazione del titolare dell’indirizzo.

note

[1] Decreto legislativo su Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n.179, recante modifiche e integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n.82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.


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