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Protezione civile: quando bisogna chiamarla?

12 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 dicembre 2017



Soccorre solo le popolazioni vittime di terremoti? A cosa serve la Protezione civile? Quando si può chiedere il suo intervento? Ecco qualche risposta

Questo è il Paese delle emergenze, si sente dire spesso dell’Italia. Capita ogni benedetta volta ci ritroviamo a soccorrere una popolazione travolta da macerie, inondata da alluvioni, seppellita sotto il peso di valanghe inaspettate. E lo diciamo ogniqualvolta ci vengono fatti appelli con sms solidali per aiutare le popolazioni colpite dall’ennesimo disastro che ha distrutto vite e famiglie. Terremoti, valanghe assassine, frane, alluvioni sono all’ordine del giorno in questo paese, spesso causati da inevitabili eventi naturali, spesso con conseguenze disastrose a causa della mano dell’uomo, sempre più colpevole e impunita. Ma se questi disastri – che vediamo spesso nelle terribili immagini dei telegiornali – capitassero vicino a noi come dovremo comportarci? Quanti di noi si sono chiesti quali numeri comporre, chi contattare? Insomma, vi siete mai chiesti, pensando alla Protezione civile, quando bisogna chiamarla?

Ecco qualche risposta utile alla vostra domanda.

Cos’è la Protezione civile?

Pensiamo alla Protezione civile come un corpo unico di salvatori dell’Italia, dotato di uniforme e facenti parte di una sola organizzazione? Sbagliato. O perlomeno è giusto solo in parte. Quello a cui pensiamo di solito è il gruppo di volontari della protezione civile che vediamo intervenire nel momento di emergenza, con tanto di stemma, uniforme blu e giallo fosforescente. Ma c’è molto altro, i volontari sono solo la punta dell’iceberg di una organizzazione che ha molte ramificazioni. Non a caso si parla di Coordinamento.

La Protezione civile è a tutti gli effetti un sistema integrato, nato per mobilitare tutte le forze presenti sul nostro territorio – in base alle loro competenze – con l’obiettivo di soccorrere popolazioni colpite da disastri di grave portata. E di questo complicato organismo fanno parte tutti gli enti e le Istituzioni dello Stato, che lavorano insieme coordinandosi: Comuni, Province, Regioni, Dipartimento di Protezione civile (con in testa il capo del Governo). E poi vigili del fuoco, forze armate, la polizia, la Croce rossa italiana, gli Alpini, il Sistema sanitario nazionale, i volontari. Ecco perché si chiama Coordinamento. Perché sono tutti puntini pronti a unirsi e lavorare insieme nel momento in cui nasce un’emergenza nazionale. A partire dai Comuni per arrivare alla Centrale nazionale.

Basti pensare che ogni Comune italiano può dotarsi di un proprio dipartimento di Protezione civile. E in quel caso il Sindaco ne è l’Autorità, assumendo il coordinamento dei primi interventi di soccorso in caso di disastro o calamità. Anche se tutta l’attività di coordinamento nazionale fa capo all’autorità politica ultima: il Presidente del consiglio (quindi il capo del Governo).

Prima di chiarire quando bisogna chiamare la Protezione civile, è meglio comprendere che cosa fa concretamente questo complesso corpo a tante teste.

Quali compiti ha?

Anche se pensiamo a lei solo in caso di emergenze, la Protezione civile non interviene solo in questo caso. Suo compito principale è quello di garantire l’integrità della vita, dei beni, dell’ambiente, dai danni derivanti da calamità naturali e catastrofi [1].

Ecco perché ogni volta che una qualsiasi regione d’Italia viene colpita da terremoti, alluvioni e disastri di grande portata, vediamo entrare in campo la Protezione civile. E lo fa tramite il suo Coordinamento emergenze.

Quindi interviene solo in caso di emergenza? Assolutamente no. La Protezione civile è responsabile anche della prevenzione dei disastri. E questo si traduce in altri compiti che svolge assieme ad altri Enti che l’aiutano:

  • Prevenzione e previsione dei rischi

In questo caso supportando gli enti scientifici nelle attività di monitoraggio. Pensiamo ad esempio all’Istituto di Geofisica e di vulcanologia (l’Ingv). Questo Istituto è a tutti gli effetti componente del sistema di Protezione civile e lavora in coordinamento quando si verificano terremoti, eruzioni e altre attività legate alla terra, oltre a svolgere la sua normale attività di monitoraggio.

Oppure diramando allerte e bollettini in caso di eventi meteo che possono provocare rischi.

  • Soccorso alle popolazioni colpite (il momento dell’emergenza vera e propria)
  • Superamento dell’emergenza con interventi più stabili e strutturali (i grandi assenti del nostro Paese ormai dipendente dalla fase emergenze)

Per quali emergenze interviene la Protezione civile?

Sono i primi ad arrivare suoi luoghi di una catastrofe: accorrono con unità cinofile, elicotteri, attrezzi e macchine spalaneve, soccorritori esperti, scavatori, vigili del fuoco. Qualunque unità di soccorso possa servire a gestire i primi soccorsi di una determinata emergenza provocata da un disastro. Se vogliamo capire quando bisogna chiamarla, dobbiamo innanzitutto pensare a quali emergenze richiedono l’intervento della Protezione civile. Ci riferimento alle grandi catastrofi:

  • Terremoti
  • Maremoti
  • Frane
  • Valanghe
  • Alluvioni
  • Epidemie e rischi ambientali (esempio l’epidemia xylella che ha attaccato gli ulivi in Puglia)
  • Eventi meteo straordinari

Come interviene in caso di emergenze

Esistono tre classificazioni di eventi calamitosi:

  • Tipo A – prevedono l’intervento degli uffici territoriali comunali
  • Tipo B – prevedono l’intervento a livello provinciale e regionale
  • Tipo C – l’emergenza di più grossa intensità, che arriva fino agli uffici del Presidente del consiglio dei ministri, pronto a decretare lo Stato di emergenza.

Ad esempio si verifica un terremoto. La prima persona ad attivarsi è il sindaco del Comune in cui è successo. Lui in persona è l’Autorità di protezione civile chiamato a gestire i primi soccorsi ai suoi cittadini, attivando tutte le unità locali (eventi Tipo A).

Se i mezzi non sono sufficienti, allora chiede aiuto al gradino più alto: Provincia, Prefettura, Regione, che attivano i soccorsi in base ai mezzi e ai poteri di loro competenza (eventi di tipo B).

Se il terremoto è di una postata davvero eccezionale e di una gravità tale per cui non si può fare a meno dello Stato di emergenza e dell’intervento nazionale, ecco che si attiva l’ultimo grado di intervento: il Coordinamento del Presidente del consiglio, che opera con il Dipartimento centrale della Protezione civile (eventi di tipo C). In questo stadio tutte le forze nazionali sono in campo in aiuto alla popolazione, gestite dal grande tavolo della Sala Italia, con al tavolo tutti i coordinatori dei vari enti coinvolti nel soccorso.

Protezione civile: quando bisogna chiamarla?

Detto ciò, risulta chiaro che quando si verifica uno di questi eventi di cui abbiamo parlato, si attiva direttamente la Protezione civile. Ma non saremo certo noi a decidere quanto grave è l’evento che si è verificato e ad attivarla.

Per questo – badate bene – il cittadino solitamente non chiama la Protezione civile in caso di disastro ed emergenza per chiedere l’intervento dei soccorsi. Non sta a noi allertarla, perché – se abbiamo colto il senso di quanto complesso sia il sistema di protezione civile – non è comunque una struttura operativa di soccorso come lo possono essere i vigili del fuoco.

Qualora si verifichi un evento che riteniamo comunque grave, per segnalarlo e chiedere un intervento, possiamo chiamare il 112 (il numero unico europeo per le emergenze). Così come tutti gli altri numeri dedicati alle emergenze.

Quindi, per un incendio, per un’alluvione, per un terremoto, per qualsiasi segnalazione di pericolo, dobbiamo chiamare il 112. E dobbiamo farlo senza perdere tempo e senza provocare intoppi nelle organizzazioni di soccorso.

Saranno poi gli enti che allertiamo che si coordineranno al loro interno, per capire se è il caso di accendere l’allarme rosso convocando il Coordinamento di Protezione civile.

A noi resta la possibilità di chiamare la Protezione civile per effettuare segnalazioni e richieste di informazioni, ma non per richiedere soccorso e l’invio di squadre. Vediamo come.

Protezione civile: quando non bisogna chiamarla?

In linea di massima, rifacendoci a quanto detto fino ad ora, la protezione civile non si chiama per avere interventi e invio di squadre. Per questo si chiamano i soccorsi ai numeri 112, 113, 115, 118. Così come ci sono regole molto stringenti di interazione del cittadini con i volontari, le donazioni di beni, le offerte di aiuto.

Questo perché quando la Protezione civile interviene, lo fa lavorando con uno schema organizzato ad alti livelli e la nostra buona volontà – ma scarsa competenza e conoscenza delle emergenze – non può far altro che essere di intralcio alla macchina del soccorso.

Protezione civile: come chiamarla?

Esiste però un centralino della Protezione civile (contact center) che è possibile contattare per effettuare segnalazioni generiche su rischi, normative, norme di comportamento da tenere, attività della protezione civile stessa.

Il contact center è contattabile al numero verde:

  • 800 840 840 dall’Italia
  • oppure tramite il servizio ‘scrivi al Contact center’ sul portale dei dipartimento della Protezione civile.
  • oppure ancora al numero +39 06 82888850 dall’estero

Questo è un numero verde dedicato alle richieste di informazioni e segnalazioni generiche. Non sostituisce i tradizionali numeri di richiesta soccorso: il 112, il 113, il 115, il 118.

Non a caso gli operatori che rispondono lo fanno dal lunedì al sabato dalla ore 8 alle ore 20.

Eccezionalmente, quando si verificano emergenze e disastri (come lo è stato il terribile terremoto del Centro Italia) questo numero verde viene attivato 24 ore al giorno per segnalazioni e richieste di informazioni.

In alternativa è possibile segnarsi i numeri di telefono degli uffici di protezione civile territoriali, a seconda del Comune in cui si è residenti. Ma si tratterà comunque di numeri da contattare per informazioni generali e segnalazioni.

note

[1] Art. 1 Legge n. 225 del 1992

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