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Come si calcolano le quote dell’eredità

12 dicembre 2017


Come si calcolano le quote dell’eredità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 dicembre 2017



Le regole sulla divisione dell’eredità con o senza testamento: la successione legittima e le quote dei legittimari in caso di lesione delle loro quote.

Il momento della divisione dell’eredità di una persona è tanto delicato (per via dei rapporti conflittuali che spesso si creano tra gli eredi) quanto complicato (per via delle numerose norme che disciplinano tale situazione). La legge è chiamata a prevedere una serie numerosa di ipotesi: non solo quella in cui il defunto non ha fatto testamento, ma anche quella in cui il testamento, pur scritto, venga annullato o leda le quote di alcuni degli eredi. Pertanto, nel voler spiegare come si calcolano le quote di eredità dobbiamo per prima cosa stabilire se un testamento è stato scritto o meno. In questo articolo considereremo solo la seconda delle due ipotesi.

Può darsi che il defunto muoia senza aver fatto testamento o che nel testamento abbia disposto soltanto di alcuni suoi beni e non di tutti gli altri (si pensi a una persona che ha tre case che ripartisce, nel testamento, tra i suoi tre figli, dimenticando però di stabilire a chi va il conto corrente e l’automobile). Come si calcolano le quote dell’eredità in questi casi? Per stabilire tra quali persone va diviso il patrimonio del defunto bisogna leggere le norme del codice civile che disciplinano la cosiddetta «successione legittima» quella cioè che scatta tutte le volte in cui non c’è un testamento, o il testamento sia stato annullato, o distrutto o disperso o, ancora, quando il testamento non disciplina la successione di tutti i beni.

Quali sono gli eredi se non c’è testamento?

In assenza di un valido testamento è la legge ad individuare quali parenti ereditano, e in quale misura. Ecco quali sono gli eredi.

Il marito o la moglie che sopravvive al coniuge gli succede sempre. Vuol dire che se muore uno dei due coniugi, l’altro è sempre suo erede a prescindere dall’esistenza o meno di ulteriori familiari con diritto anch’essi alla successione.

Se i coniugi si sono separati le cose non cambiano: pertanto al superstite spetta sempre il diritto alla quota di eredità, a meno che questi, nel corso del giudizio di separazione, abbia subito il cosiddetto «addebito» (ossia il giudice lo ha dichiarato responsabile del fallimento del matrimonio). Dunque, il coniuge separato con addebito non ha alcun diritto di eredità nei confronti del coniuge defunto a meno che il giudice gli abbia riconosciuto il diritto a un assegno vitalizio di tipo alimentare: solo in tal caso ha ugualmente diritto alla successione.

In caso di divorzio si perde ogni diritto alla successione.

La rinuncia all’eredità da parte del coniuge separato non fa venire meno tuttavia il diritto alla pensione di reversibilità.

Se al defunto sopravvivono dei figli (legittimi, naturali o adottivi) o altri discendenti in linea retta (nipoti), questi sono sempre eredi. La presenza di figli di discendenti esclude dalla successione tutti gli altri parenti con la sola eccezione del coniuge del defunto. In pratica, se una persona, morendo, lascia due figli, la moglie e un genitore, quest’ultimo è escluso dall’eredità; non lo sarebbe se il defunto non avesse avuto figli.

A chi non lascia figli o discendenti succedono sempre, oltre al coniuge, gli eventuali fratelli o sorelle legittimi (o loro discendenti) e i genitori.

A chi non lascia né figli, né nipoti, né fratelli o sorelle, né genitori, succedono:

  • per una metà, gli ascendenti (nonni, bisnonni, ecc.) della linea paterna
  • per un’altra metà, quelli della linea materna.

Ciò purché si tratti di ascendenti di grado uguale (ad esempio rimangono due nonni, uno paterno uno materno). Qualora, invece, gli ascendenti siano di grado diverso, succede soltanto l’ascendente più prossimo (ad esempio se ci sono un nonno paterno e una bisnonna da parte di madre succederà soltanto il nonno paterno).

A chi non lascia nemmeno degli ascendenti succedono gli altri parenti fino al 6° grado secondo questa sequenza:

  • zii (3° grado);
  • prozii (4° grado);
  • cugini (4° grado);
  • cugini di 2° grado (5° grado);
  • cugini di 3° grado (6° grado);
  • prozio di un genitore (5° grado) o prozio del mondo (6° grado).

Tra questi parenti succedono soltanto quelli più prossimi. Ad esempio se al defunto sopravvive uno zio (che è parente di 3° grado) e un cugino (parente di 4° grado), succede soltanto lo zio.

Se non c’è nemmeno un parente entro il 6° grado l’eredità passa allo Stato.

Particolari diritti del figlio o del fratello/sorella

Tutte le volte in cui l’eredità spetta a un figlio a un fratello/sorella del defunto e questi muore prima del defunto o rinuncia all’eredità, al suo posto succedono i suoi figli (se sono più di uno, la quota si divide tra loro). Ad esempio se il defunto lascia il figlio Antonio e il figlio Giuseppe (che a sua volta ha due figli) che però rinuncia all’eredità, succederanno Antonio (al quale andrà la metà) e i figli di Giuseppe (a ciascuno dei quali andrà il 25%).

Equiparazione tra figli naturali e legittimi

Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico. Quindi, si crea sempre un rapporto di parentela tra il figlio e la famiglia del genitore che abbia effettuato il riconoscimento, a prescindere dal tipo di filiazione.

Pertanto ogni figlio ha diritto di ricevere per successione da tutti i parenti sino al sesto grado.

Il diritto del coniuge all’abitazione

Oltre alla quota di eredità, al coniuge non divorziato spetta sempre il diritto di continuare a vivere nella casa familiare e di utilizzare i relativi mobili che vi si trovano (cosiddetto «diritto di abitazione»). Al coniuge spetta anche la pensione di reversibilità insieme ai figli a carico del defunto.

Come si divide l’eredità tra gli eredi?

Dopo aver visto quali sono gli eredi nel caso in cui il defunto non abbia lasciato testamento, vediamo ora come si divide l’eredità tra questi soggetti. Il tutto è esemplificato dal seguente schema:

Successione per legge in assenza di testamento

In caso di

Eredi

Quota spettante

Coniuge (o convivente gay) (in assenza di figli, e in assenza di fratelli e ascendenti del defunto): solo il Coniuge Intera eredità
Coniuge+

Figlio unico (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto)

1/2 eredità + diritto abitazione1/2 eredità
Coniuge+

2 o più figli (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto)

1/3 eredità + dir. abitazione2/3 in parti uguali
Coniuge+

Ascendente/i del defunto (in assenza di figli e fratelli del defunto)

2/3 eredità + dir. abitazione1/3 eredità in parti uguali
Coniuge+

1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli e ascendenti del defunto)

2/3 eredità + dir. abitazione1/3 eredità in parti uguali
Coniuge+

Ascendente/i + 1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli)

2/3 eredità + dir. abitazione1/3 eredità (suddivisa in parti uguali)
Senza coniuge (o convivente gay) 1 o più figli (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto) Intera eredità in parti uguali
(in assenza di figli e fratelli del defunto): Ascendente/i del defunto Intera eredità
(in assenza di figli e ascendenti del defunto): 1 o più fratelli del defunto Intera eredità in parti uguali
(in assenza di figli): Ascendente/i+

1 o più fratelli del defunto

1/2 eredità1/2 eredità in parti uguali
In assenza di figli, genitori, fratelli/sorelle o loro discendenti: ascendenti paterni e ascendenti materni 1/2 + 1/2
Parenti purché entro il 6º grado (in assenza di figli, ascendenti e fratelli del defunto) Intera eredità in parti uguali ai parenti di grado più prossimo

Se sopravvive solo il coniuge

Se il defunto lascia solo il coniuge gli succederà solo lui.

Se sopravvive il coniuge e un figlio

Se il defunto lascia il coniuge e un solo figlio (o uno o più discendenti del figlio premuto o rinunciatario), al coniuge spetta una metà dell’eredità mentre al figlio l’altra metà.

Se sopravvive il coniuge e più di un figlio

Se il defunto lascia il coniuge e più figli (o, se uno o più figli muoiono prima o rinunciano, i loro discendenti) un terzo dell’eredità spetta al coniuge e i rimanenti due terzi vengono ripartiti in parti uguali tra i figli del defunto. 

Se sopravvive solo uno o più figli senza coniuge

Se il defunto lascia solo uno o più figli (o i loro discendenti se i figli muoiono prima): se c’è un solo figlio spetta tutto a lui, altrimenti si ripartisce l’eredità in parti uguali.

Se non ci sono figli e sopravvivono fratelli/sorelle e/o genitori

Se il defunto lascia il coniuge e fratelli e/o sorelle (o loro discendenti) e/o ascendenti: al coniuge spettano due terzi dell’eredità; il rimanente un terzo deve essere ripartito fra i fratelli, le sorelle e gli ascendenti del defunto.

Se sopravvivono solo zii e cugini

Se il defunto lascia solo parenti dal 3° al 6° grado, succedono solo quelli più prossimi (prima gli zii, poi cugini, poi i prozii, ecc.) in quote uguali.

In questo caso l’esistenza in vita di uno zio esclude dall’eredità tutti cugini. Se ci sono dei cugini i prozii non erediteranno nulla.

Se non ci sono parenti

Se non ci sono neppure parenti di 6° grado l’eredità va allo Stato.

Se c’è un testamento

Il testamento può disporre liberamente solo di una parte del patrimonio (cosiddetta «quota disponibile») mentre un’altra parte deve andare sempre ai parenti più stretti ossia i legittimari che sono coniuge, figli o, in loro assenza, genitori.

A questi parenti, detti legittimari, spetta sempre una quota di eredità sul patrimonio del defunto, a prescindere da ciò che questi ha disposto nel proprio testamento. È quella che gli avvocati e i giudici chiamano «successione necessaria».

Se il testatore non rispetta le quote di legittima, il legittimario leso può agire in tribunale contro coloro che hanno “ricevuto di più”, al fine di tutelare i propri diritti. In particolare, il legittimario leso agisce contro i beneficiari (legatari, donatari o eredi) della disposizione che viene contestata con la cosiddetta «azione di riduzione» della legittima entro 10 anni:

  • dall’apertura della successione se la lesione deriva da donazioni;
  • dall’accettazione dell’eredità se la lesione deriva da disposizioni testamentarie. 

Quali sono le quote dei legittimari

Nella scheda che segue indichiamo quali sono le quote di legittima che spettano ai legittimari.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli ½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale ½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli) – al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto) Al figlio unico va ½ dell’eredità ½ dell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto) Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali 1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figli Ai genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità 2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendenti Si può liberamente disporre dell’intera eredità
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