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Lo sai che? Buoni postali: se il rimborso è più basso che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2017

Per quali buoni si può applicare la riduzione del rendimento ed è possibile il rimborso con tassi di interesse inferiori?

Hai chiesto rimborso di un buono postale emesso negli anni 80, ma Poste Italiane ti ha versato una somma inferiore rispetto a quella indicata sul retro del buono stesso. Hai provato a contestare all’ufficio il criterio di calcolo degli interessi ma il dirigente ti ha detto che, nel frattempo, i rendimenti sono cambiati per legge e che tutti i buoni, anche quelli emessi in precedenza, devono tenere conto delle nuove indicazioni ministeriali. La cosa ti sembra assurda: può una legge modificare, in via retroattiva, il rendimento e i criteri di calcolo dei buoni fruttiferi postali? Se il rimborso dei buoni postali è più basso che fare? Di tanto si è occupata più volte la magistratura: ne parleremo proprio in questo articolo, tentando di fare una sintesi dell’attuale situazione e dei diritti dei risparmiatori.

Sono molti i possessori di buoni fruttiferi postali che hanno chiesto il rimborso e si sono accordi che, in realtà, sono stati applicati tassi di interesse più bassi di quelli riportati sul retro del buono. I titolari, in particolare, hanno ricevuto somme di gran lunga inferiori rispetto a quelle che avrebbero dovuto incassare. Tale situazione ha creato un contenzioso seriale che vede contrapposti, da un lato, i detentori di buoni postali acquistati tra il 1974 ed il 1986 e, dall’altro, Poste Italiane S.p.A. Per comprendere la questione facciamo un passo indietro.

La problematica riguarda i buoni emessi prima del 1986 (la serie P e le precedenti) che, in corso d’opera, in conseguenza di un decreto ministeriale, si sono visti abbassare i tassi d’interesse senza che sia stata data alcuna comunicazione ai titolari (in pratica, i buoni sono diventati serie Q). Per effetto del decreto, la perdita del valore di rimborso di questi buoni può arrivare addirittura al 40%.

La questione è ora tornata d’attualità per via di una serie di sentenze e di decisioni dell’Arbitro bancario e finanziario (Abf), l’organismo che si occupa di risolvere, fuori dalle aule dei tribunali, le liti tra clienti e banche. Vediamo allora come può tutelarsi il consumatore: possono cambiare gli interessi dei buoni fruttiferi postali?

Come vengono rimborsati i buoni postali?

I buoni postali fruttiferi sono titoli di investimento finanziario sottoscrivibili (anche per piccoli importi) e rimborsabili presso ciascun ufficio postale.

Il portatore di un buono postale fruttifero avrà diritto, nel momento in cui ne faccia richiesta presso ciascun ufficio postale:

  • alla restituzione dell’intero capitale sottoscritto (detto investimento, dunque, è tale da non comportare alcun margine di rischio per il risparmiatore);
  • anche al cosiddetto rendimento, variabile in base alle caratteristiche del buono ed a seconda della data in cui avvenga la richiesta del rimborso. Tale rendimento è dato dal maturare degli interessi sul capitale sottoscritto e quindi sarà tanto più consistente quanto maggiori siano stati gli interessi maturati fino al momento della riscossione del buono postale.

Ogni buono postale deve indicare:

  • il nome del titolare;
  • il taglio;
  • la serie;
  • la scadenza (da 5 a 30 anni);
  • la progressione degli interessi (posta sul retro).

Sul retro del buono, infatti, c’è scritto in che misura il capitale si rivaluta anno dopo anno secondo una progressione prestabilita. In questo modo il risparmiatore può sapere in anticipo quale somma incasserà alla scadenza del buono stesso.

Senonché gli interessi dei buoni postali fruttiferi potrebbero diminuire nel tempo. La legge [1] infatti prevede che i saggi di interesse dei buoni postali possono variare al ribasso con Decreto del Ministero del Tesoro da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale e solo a condizione che detta variazione sia indicata sul retro del buono con un apposito timbro. Ma attenzione: solo per i buoni postali successivi al 1986 è possibile ricevere, da Poste Italiane, interessi in misura inferiore rispetto al saggio indicato sul retro del documento. Per quelli anteriori, invece, resta obbligatorio il rendimento in vigore all’epoca dell’acquisto del buono. È questa la sintesi della sentenza del Tribunale di Bologna pubblicata lo scorso 19 maggio [2].

In pratica ben può essere che Poste Italiane modifichi i tassi di rendimento dei buoni postali, ma questo comportamento è legittimo solo a partire dal 1986, data in cui è stato emanato un decreto del Presidente della Repubblica volto a disciplinare la materia. Per quelli della serie anteriore resta pur sempre la possibilità di modifiche unilaterali degli interessi ma – come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione –la modifica del saggio di interesse deve essere disposta con decreto del Ministero del Tesoro ed essa va comunicata agli acquirenti mediante pubblicazione del decreto stesso di modifica.

Tali variazioni valgono solo per i buoni emessi successivamente alla data di entrata in vigore del decreto e possono essere estese ad una o più serie di buoni postali emessi in precedenza. Come? Mediante l’apposizione di un timbro sul retro del buono postale che indichi i nuovi tassi di interesse. Se però detta indicazione non è stata apposta, il risparmiatore ha diritto a riscuotere gli interessi (superiori) per come inizialmente indicato sul retro del buono. Tanto è stato chiarito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite [3] secondo cui le condizioni riportate sul buono postale fruttifero prevalgono sulle modifiche stabilite dai successivi decreti ministeriali qualora il buono non risulti integrato con l’indicazione dei nuovi tassi di interesse. Detto in parole semplici: se Poste Italiane applica un nuovo tasso di interesse, perché così dispone un Decreto Ministeriale, deve in ogni caso comunicarlo al possessore del buono postale. Se non lo fa, sarà tenuta a liquidare il buono applicando i tassi di interesse originariamente previsti sul buono sottoscritto dal cliente.

Così numerosi Tribunali [4] hanno accolto la richiesta dei risparmiatori condannando Poste Italiane a liquidare i buoni postali secondo i tassi di interesse originariamente promessi.

Quando si ha diritto al rimborso integrale del buono postale

In sintesi, si ha un diritto al rimborso “pieno” in questi casi:

  • se sul buono sono stampati condizioni e rendimenti riferiti a serie non più esistenti al momento dell’emissione del titolo (ad esempio, il buono è della serie Q, ma riporta ancora i tassi della serie P);
  • se è stato utilizzato un timbro sbagliato o sono presenti altre indicazioni non corrette per indicare sul verso del titolo rendimenti riferiti a serie differenti da quella riportata sul titolo stesso;
  • se si tratta di buoni a termine che riportano sul verso del titolo rendimenti previsti per la tipologia ordinaria o viceversa.

Come verificare se il tasso di rendimento del proprio buono postale è variato?

Per sapere se si è in possesso di buoni fruttiferi postali il cui saggio di interessi è cambiato è necessario verificare se:

  • dopo la sottoscrizione sia intervenuto un successivo decreto di modifica delle originali condizioni a lui note;
  • il titolo riscosso (o da riscuotere) sia di data anteriore alla entrata in vigore dell’eventuale decreto che ne modifica gli importi da corrispondere;
  • qualora sia successivo ad un nuovo decreto, le poste vi devono aver apposto il prescritto timbro con la indicazione dei nuovi tassi di interesse.

note

[1] Art. 1 del D.L. n. 460 del 30 settembre 1974.

[2] Trib. Bologna, sent. del 19.05.2017.

[3] Cass. Civ. SS. UU., sentenza n. 13979 del  15.06.2007.

[4] da ultimo Trib. Catania, sentenza n. 5430 del 2016.

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