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Lo sai che? Si può licenziare con una email?

Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2017

Il licenziamento va inviato per iscritto ma la forma è libera, purché si dimostri il ricevimento.

Hai ricevuto un’email dal tuo datore di lavoro che ti comunica che sei licenziato. Una cosa del genere però non l’avevi mai sentita né mai credevi potesse verificarsi: il licenziamento – una delle procedure più “formalizzate” dalla legge, a tutela della parte debole del rapporto, il lavoratore – comunicato con un mezzo che, a detta di molti giudici, “non fa prova”. La prima cosa che fai, dunque, è contestare la scelta del datore di lavoro. La tua intenzione è impugnare il licenziamento davanti al giudice per ottenere quantomeno il risarcimento del danno. Ma prima di avviarti a una causa vuoi essere sicuro di ciò che pensi: si può licenziare con un’email? A decidere la questione è stata proprio oggi la Cassazione [1]. E la risposta dei giudici sono certo che ti lascerà a bocca aperta.

La legge stabilisce che il datore di lavoro deve comunicare il licenziamento al dipendente per iscritto, ma ciò solo se l’assunzione è avvenuta in via definitiva. Se, invece, il dipendente è stato assunto con il patto di prova, all’esito di questo periodo il licenziamento può essere comunicato anche con altri mezzi a condizione che arrivi a destinazione. Quindi – come già chiarito in passato dalla Cassazione [2] – per il licenziamento durante o alla fine della prova non è richiesto per legge l’atto scritto. Quindi può bastare un messaggio di posta elettronica per licenziare il dipendente. In questa fase – e solo prima della definitiva assunzione – il requisito della comunicazione per iscritto del provvedimento espulsivo può essere assolto con qualunque modalità che comporta la trasmissione all’interessato del documento nella sua materialità. E se l’interessato contesta il documento e magari ne parla coi colleghi è indubbio che ne sia venuto a conoscenza.

La legge [3] stabilisce che le garanzie per il licenziamento si applicano ai lavoratori in prova solo dal momento in cui l’assunzione diventa definitiva e, perciò, esclude che durante il periodo di prova il licenziamento del lavoratore debba avvenire con la forma scritta come invece avviene nella regola generale.

La Cassazione ha già chiarito in passato che il requisito della comunicazione per iscritto del licenziamento deve ritenersi assolto, in assenza della previsione di modalità specifiche, con qualunque modalità che comporti la trasmissione al destinatario del documento. Tale ad esempio è l’email.

Non rileva neanche il fatto che il contratto di assunzione preveda che il licenziamento durante la prova debba avvenire con «comunicazione scritta». La mail mandata dall’azienda soddisfa i requisiti indicati dal contratto predetto.

Orientamento simile si trova in un precedente – anche abbastanza recente – del tribunale di Catania [4] secondo cui è possibile il licenziamento via WhatsApp o con un sms. Come chiarito dalla Cassazione, in tema di forma scritta del licenziamento, il datore di lavoro non ha l’obbligo di adoperare forme sacramentali per la validità dell’atto, ma è sufficiente che la volontà venga comunicata al lavoratore in una forma chiara. Il messaggio col licenziamento via Whatsapp giunge con chiarezza al dipendente e quindi è idoneo ad assolvere ai requisiti della forma scritta. Insomma, resta una sola certezza al momento: il licenziamento non può mai avvenire oralmente.

note

[1] Cass. sent. n. 29753/17 del 12.12.2017.

[2] Cass. sent. n. 5634/1991, n. 6810/1992, n. 1560/1994, n. 469/2015.

[3] Art. 10 L. n. 604/1966.

[4] Trib. Catania, sent. del 27.06.2017.


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