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Editoriali Risarcito il figlio preso a schiaffi perché fuma: quando i giornali superano le sentenze

Editoriali Pubblicato il 24 novembre 2012

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> Editoriali Pubblicato il 24 novembre 2012

“La notizia del sabato” è la sentenza con cui la Cassazione [1] ha condannato un papà al risarcimento dei danni per aver presto a schiaffi la figlia. O almeno questo titolano i giorni stampati e, in particolar modo, diverse testate web. Si legge che la ragazza era stata “colpevole” di aver fumato e di essersi ripresa il cellulare sequestratole a causa della cattiva pagella scolastica.

La versione dei fatti, così riportata, sembrerebbe aprire scenari inquietanti sul futuro dell’educazione dei figli. Ma poi, per fortuna, l’opera da “massimari di strada” (tali a volte sembriamo noi giornalisti nel sintetizzare, in pillole, lunghe pagine di sentenze e di costruzioni giuridiche) può sempre calmierarsi con la lettura del testo integrale del provvedimento giudiziale. E allora, ritorna quel filo di razionalità che accompagna le interpretazioni della legge e si comprende che poi, non sempre, dalle aule dei tribunali escono principi così assurdi. Non sempre…

La “spedizione punitiva” (così la definisce “Il Sole 24 Ore”) che ha dato luogo al risarcimento era consistita in diversi segni di percosse che la ragazza aveva sul viso, sul collo e sulla spalla; la ragazzina peraltro era stata vittima del lancio di un oggetto (un cucchiaio) da parte della compagna del padre, mentre si trovava a letto e, lì immobilizzata, era stata presa a schiaffi.

Ecco che, allora, la semplice ragazzina disobbediente, e forse un po’ maleducata, diventa invece vera e propria vittima di violenze e maltrattamenti in famiglia.

La Cassazione è consapevole che esiste un diritto dei genitori “a correggere” e a “educare” [2], ma ha ritenuto, nel caso di specie, che il comportamento dei familiari fosse andato ben oltre i limiti. Dice infatti la Corte nella sentenza: “Le condotte poste in essere dagli imputati travalicano i limiti dell’esercizio delle facoltà coercitive genitoriali” poiché “si risolvevano in atti violenti, in nessun modo riconducibili a una legittima finalità coercitiva”.

Insomma, non è per un semplice schiaffo che si deve aumentare la paghetta al figlio. E chi dice il contrario sta solo tentando di fare gossip giuridico.

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 45859/2012.

[2] Cosiddetto “ius corrigendi”.


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