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Morte di un parente: le spese funebri detraibili

15 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 dicembre 2017



Funerale, acquisto della tomba, lapidi, cremazione: quali sono le spese da portare in detrazione, quale il tetto di spesa e l’aliquota Iva. E sulla successione?

Purtroppo, prima o poi, a tutti tocca affrontare un lutto in famiglia e, storditi dalla perdita di una persona cara, si rimandano gli aspetti burocratici ad un momento di maggiore serenità. Non vanno, però trascurati perché la legge consente di portare in detrazione o in deduzione alcune spese legate alla scomparsa di un parente, sia le spese funebri vere e proprie sia quelle di successione, nel caso in cui si riceva un’eredità.

Vediamo, allora, dopo la morte di un parente, quali sono le spese funebri detraibili sulla dichiarazione dei redditi.

Le spese del funerale sono detraibili?

La legge di Bilancio 2018 prevede la detrazione delle spese funebri, che comprendono:

  • le spese per il funerale (acquisto della bara, servizio delle pompe funebri, ecc.;)
  • acquisto della tomba e lavorazione sulla lapide (compresa, ad esempio, l’incisione del nome del defunto);
  • accessori funebri;
  • eventuali premi di polizze pagati all’assicurazione per la previdenza funebre o cimiteriale.

Tutte queste spese devono essere documentate.

Il tetto massimo di spesa da portare in detrazione è di 1.550 euro, anche se è prevista la sua sostituzione con una detrazione del 75% su un totale di spesa di 7.500 euro.

Stando così le cose, si potrà detrarre il 19% di 1.550 euro, cioè 294,50 euro all’anno (nel malaugurato caso ci fosse stato più di un decesso, l’importo resta quello). Questa cifra va suddivisa tra tutte le persone che hanno pagato le spese funebri, ad esempio se tutti i figli hanno contribuito a pagare il funerale, la tomba, la cremazione, ecc. del loro genitore.

Posso detrarre le spese funebri per qualsiasi parente?

Con l’entrata in vigore della legge di Bilancio 2018, viene abolito il vincolo di parentela. Significa che si possono portare in detrazione tutte le spese funebri sostenute in dipendenza della morte di persone, per un importo massimo di 1550 euro per ciascuna di esse, senza bisogno che tra il defunto ed il contribuente ci sia un legame di parentela.

Posso detrarre l’acquisto della tomba fatto anni prima del decesso?

No. Il Fisco accetta la detrazione delle spese funebri legate da causa (decesso) – effetto (spese funebri). Vuol dire che si possono portare in detrazione solo le spese sostenute in occasione del decesso, ma non quelle effettuate prima (ad esempio, se uno ha deciso anni fa di acquistare un loculo in cimitero) o dopo (se, per esempio, ci fosse la necessità di riesumare i resti del parente per trasferirli da un’altra parte).

Posso detrarre i debiti ereditati da un parente morto?

Secondo una sentenza della Commissione tributaria Regionale della Lombardia [1], c’è una via per ottenere una deduzione dall’imposta sulla successione nel caso di debiti nell’eredità. Si tratta di uno sconto sulle tasse da versare allo Stato in occasione della successione quando gli eredi abbiano trovato uno scoperto sul conto corrente o altre passività.

Nel determinare l’imposta di successione, gli eredi possono ottenere una deduzione pari ai debiti lasciati dal parente defunto, esistenti alla data di apertura della successione, a condizione che si tratti di debiti contratti per l’acquisto di beni o diritti compresi nell’attivo ereditario. Tali passività vanno comunque provate con documenti.

L’Agenzia delle Entrate può negare la deduzione sull’imposta di successione solo a condizione che sia la stessa Agenzia a dimostrare che le passività non riguardano debiti contratti dal defunto per l’acquisto di beni o diritti compresi nell’attivo ereditario.

Il Testo unico sull’imposta sulle successioni [2] stabilisce infatti che le passività deducibili – purché debitamente documentate e risultati quindi per iscritto – sono costituite dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione. Sono indeducibili solo i debiti contratti per l’acquisto di beni o diritti non compresi nell’attivo ereditario. In pratica, nel quantificare l’imposta sulle successioni, una passività può essere dedotta dall’attivo ereditario quando il bene o diritto acquistato non sia escluso dall’attivo medesimo.

note

[1] Ctr Lombardia sent. n. 4962/2016.

[2] Art. 20-24 Testo unico dell’imposta di successione (Dlgs 346/1990).

Autore immagine: 123rf.com


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