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Lo sai che? Rinuncia al posto auto: posso evitare le spese condominiali?

Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

Nel condominio dove abito non usufruisco più del posto auto riservato. Non posso più guidare. Ho proposto agli altri condomini di cedere il mio posto auto per essere in cambio dispensato dal pagamento delle spese per le parti comuni, relative alla mia scala A. Non hanno accettato. La mia proposta era lecita?

Occorre innanzitutto dire che la legge stabilisce che il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni neanche modificando la destinazione d’uso della propria unità immobiliare (così dispone l’articolo 1118, 3° comma, del codice civile).

Ciò vuol dire che:

  1. a) fino a quando un soggetto è comproprietario delle parti comuni condominiali è considerato dalla legge un condomino ed è quindi obbligato a sostenere le spese relative per quelle parti comuni (comprese quelle per le scale e l’illuminazione);
  2. b) nel caso specifico, il lettore resta condomino, cioè comproprietario delle parti comuni condominiali, anche se ha chiuso l’accesso alla scala A e perciò siccome questi è ancora oggi un condomino resta sempre obbligato a pagare le quote condominiali relative alle spese per la scala A;

Questa regola, però, può essere derogata se c’è l’accordo unanime di tutti i condomini, cioè solo se tutti i condomini (nessuno escluso) sono d’accordo per consentire ad un condomino di non pagare più le quote condominiali che gli spettano.

Perciò solamente se tutti i condomini fossero d’accordo, il lettore sarebbe autorizzato a non dover pagare più le spese per la pulizia delle scale e dell’illuminazione.

Naturalmente si può immaginare che tutti gli altri condomini possano volere qualcosa in cambio per concedere al lettore di non partecipare più alle spese della scala A (si ripete, infatti, che solo se tutti gli altri condomini, nessuno escluso, fossero d’accordo lo stesso avrebbe il diritto a non dover pagare più le quote a suo carico relative alle spese della scala A).

Allora occorre verificare se sia possibile un accordo tra il lettore e gli altri condomini per ottenere da loro il consenso necessario per consentirgli di non pagare le quote condominiali relative alla pulizia delle scale e dell’illuminazione.

Si deve tener presente che l’articolo 1118, 2° comma, del codice civile stabilisce che il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni.

Ciò vuol dire che il condomino non può vendere i propri diritti di proprietà sulle parti comuni separatamente dalla proprietà del proprio appartamento (si aggiunga poi che questa norma non può essere in nessuna maniera derogata nemmeno se tutti i condomini fossero d’accordo: infatti l’articolo 1138, 4° comma, del codice civile chiaramente stabilisce che le norme del regolamento condominiale non possono derogare all’articolo 1118, 2° comma, del codice civile).

Che effetti ha quest’altra norma sopra citata nel caso specifico? Nel caso in esame ciò vuol dire che per ottenere il necessario consenso di tutti gli altri condomini per evitare da ora in avanti di pagare le spese relative alla scala A, il lettore non può offrire di vendere o di donare il suo diritto di comproprietà ad esempio sul parcheggio.

Può, invece, offrire in locazione (cioè con in cambio un canone) o in comodato (cioè gratuitamente) la sua quota indivisa dei beni condominiali (ad esempio, può offrire agli altri condomini la sua quota indivisa limitatamente al parcheggio o anche a tutti gli altri beni condominiali).

La giurisprudenza (Cassazione, sentenza n. 165 del 2005) ha ritenuto possibile affittare o concedere in comodato gratuito la propria quota di beni condominiali sulla base di quello che stabilisce l’articolo 1103 del codice civile.

È chiaro dal quesito, però, che un’offerta di questo tipo sia già stata rifiutata dagli altri condomini.

Se così fosse, se cioè fosse stata già rifiutata dall’assemblea l’offerta di cedere in comodato gratuito l’uso della sua quota del parcheggio in cambio dell’esonero dal pagamento delle spese della scala A, al lettore non resterebbe nessun’altra possibilità e non potrebbe opporsi a quello che l’assemblea avesse già deciso.

La legge, cioè, consente al condomino di “uscire” dal condominio solo nel caso in cui decide di vendere il proprio appartamento in proprietà esclusiva (insieme ai connessi diritti sulle parti comuni condominiali).

Invece fino a quando il condomino è proprietario del proprio appartamento esclusivo:

  1. a) egli è contemporaneamente anche comproprietario delle parti comuni condominiali ed è sempre obbligato a pagare le spese per le parti condominiali
  2. b) e non ha il diritto di pretendere di non dover pagare più la propria quota di spesa per le parti comuni nemmeno se si separa fisicamente dalle parti condominiali e nemmeno se cambia la destinazione d’uso del suo appartamento.

A questo punto, il consiglio che si può dare al lettore è di verificare se esiste la possibilità da parte sua di offrire ai condomini qualcosa in più che possa convincerli a dare il loro consenso per non fargli più pagare le spese di pulizia e di illuminazione della scala A.

Senza il loro consenso, si ribadisce, il lettore non ha il diritto di non pagare più la sua quota spese.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Angelo Forte


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