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Escort: come e a chi segnalare l’attività “in nero”

16 dicembre 2017


Escort: come e a chi segnalare l’attività “in nero”

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2017



Ho letto che anche le escort sono tenute al pagamento delle tasse. Una prostituta che esercita “in nero” può essere passibile di un controllo fiscale da parte delle autorità competenti? Si può chiedere alle preposte autorità di effettuare gli accertamenti del caso magari a seguito di un esposto alla Guardia di Finanza o altro corpo di Polizia Giudiziaria oppure mediante analoga iniziativa all’Agenzia delle Entrate?

 Innanzitutto occorre precisare che dal punto di vista penale ciò che la legge (la cosiddetta legge Merlin n. 75 del 1958) considera reato non è l’attività della prostituzione in sé (se liberamente scelta e praticata), ma solo lo sfruttamento, la induzione, il favoreggiamento della prostituzione e l’esercizio di case di prostituzione (si ha casa di prostituzione se vi è il necessario contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone negli stessi locali ed all’interno dello stesso locale: in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenze n. 7076 del 2012 e n. 33160 del 2013).

Fiscalmente parlando, invece, la Corte di Cassazione ha chiarito (si vedano, ad esempio, le sentenze n. 22.413 del 2016 e n. 20.528 del 2010) che è soggetta a tassazione l’attività finalizzata alla prestazione di servizi sessuali in cambio di una controprestazione in danaro o in natura.

In particolare, poi:

– se dall’attività di accertamento posta in essere dall’Ufficio finanziario emergesse l’abitualità dell’attività prostituiva (e per abitualità si intende l’esercizio dell’attività in maniera stabile, sistematica e duratura), tale attività dovrà essere qualificata come attività di lavoro autonomo (e soggetta quindi ad Irpef, Iva e, ove vi sia stabile organizzazione, anche ad Irap);

– se, invece, l’attività fosse svolta occasionalmente e non abitualmente i redditi da essa derivanti andrebbero classificati come redditi diversi soggetti ad Irpef, ma non ad Iva e Irap.

Detto questo, la collaborazione tra cittadini ed amministrazione finanziaria nella lotta all’evasione fiscale e, quindi, alle attività svolte “in nero” è sicuramente apprezzata dalla legge ed è anche stata oggetto di apposite norme.

Difatti l’articolo 8, comma 8, del decreto legge n. 16 del 2012 (convertito in legge n. 44 del 26 aprile 2012) prevede espressamente la possibilità di presentare denunce ed esposti alla Guardia di Finanza o all’Agenzia delle Entrate.

La norma citata prevede espressamente che: “Le Agenzie fiscali e la Guardia di Finanza, nell’ambito dell’attività di pianificazione degli accertamenti, tengono conto anche delle segnalazioni non anonime di violazioni tributarie, incluse quelle relative all’obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale ovvero del documento certificativo dei corrispettivi”

Dunque la legge stabilisce che le segnalazioni dei cittadini debbano essere tenute in considerazione dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza se debitamente sottoscritte (o comunque se il cittadino, nell’effettuarle comunichi le sue generalità), mentre se presentate in forma anonima né l’Agenzia delle Entrate né la Guardia di Finanza hanno il dovere di tenerne conto ai fini dell’avvio o della prosecuzione di attività accertatrice.

Si precisa che alla Guardia di Finanza le segnalazioni possono essere effettuate sia tramite chiamata al numero 117 (si verrà invitati a declinare le proprie generalità per poi essere invitati presso il comando per formalizzare l’esposto), sia recandosi di persona presso un comando e sottoscrivendo l’apposito modulo per le segnalazioni.

Ovviamente, le segnalazioni devono essere le più precise e dettagliate possibile e fondate su elementi certi e/o su indizi gravi, precisi e concordanti (e non solo su sospetti); esse andranno a far parte dell’incarto del procedimento amministrativo relativo all’attività di accertamento: ciò vuol dire che il denunciato potrà avere accesso alla denuncia per valutare chi sia il soggetto che lo ha denunciato onde verificare se la segnalazione sia stata presentata in modo corretto o costituisca, ad esempio, una calunnia (soprattutto se, poi, l’attività di accertamento non dovesse portare alla constatazione di illeciti e, quindi, all’irrogazione delle relative sanzioni).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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1 Commento

  1. Difatti, la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016, 15596/2016 e 22413/2016. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito?

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