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Editoriali Google, un editore? Responsabilità per la diffamazione indicizzata

Editoriali Pubblicato il 11 gennaio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 11 gennaio 2013

C’è qualcuno che ancora crede, in qualche parte del mondo, che Google sia un editore e che, in quanto tale, sia anche responsabile dei contenuti realizzati da terzi e poi pubblicati (o meglio, “indicizzati”) sulle pagine del motore di ricerca. Una colpa imputata, insomma, all’algoritmo del sistema. È successo proprio questo in Nuova Zelanda, dove uno psichiatra ha instaurato un giudizio di urgenza contro l’azienda di Mountain View perché colpevole – a suo dire – di aver messo, nelle prime pagine dei risultati di ricerca, alcune affermazioni diffamatorie nei suoi confronti postate negli Stati Uniti.

Fortunatamente, il giudice ha rigettato la richiesta che altrimenti avrebbe costituito un allarmante un precedente contro la neutralità della rete. Le argomentazioni del magistrato sono equivoche, ma – come diceva un discusso allenatore della nostra nazionale calcistica – l’importante è il risultato. Il magistrato ha infatti respinto l’azione perché “non vi è condivisione di opinioni sulla natura editoriale di Google”.

Principio della net neutrality

In Europa questo problema è stato ormai superato (dopo lunghi iter giurisprudenziali non sempre univoci) da una recente sentenza della Corte di Giustizia. Il collegio lussemburghese – applicando la direttiva comunitaria sul commercio elettronico [1] – ha affermato che l’internet service provider non è responsabile per i contenuti e le condotte poste dai propri clienti sul web (ne abbiamo parlato in questo articolo: “Corte di Giustizia: la rete rimane neutrale nella lotta contro la pirateria“).

Sarebbe altrimenti come rendere responsabile Telecom per gli scherzi telefonici fatti dagli utenti: un controllo impossibile allo stato attuale della tecnica, che peraltro minerebbe la riservatezza del traffico dati (implicando il controllo su ogni singolo bit contenuto in una navigazione/conversazione/contenuto).

note

[1] Direttiva n. 2000/31, art. 15.


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