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Lo sai che? Fisco: chi risponde dei debiti tributari nelle società di persone?

Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

Ho ricevuto degli accertamenti tributari. Ho fatto ricorso e ho vinto. Anche il mio ex “socio presunto” ha vinto i ricorsi per gli stessi accertamenti, ma l’appello alla commissione tributaria regionale è stato proposto solo nei miei confronti. Come è possibile questa disparità di trattamento? Posso denunciarli?

 Il quesito non chiarisce a quale tipo di imposta o tassa si riferiscono i diversi accertamenti notificati al lettore e al suo ex socio, né sono stati allegati al quesito stesso le copie di tali avvisi o delle sentenze della Commissione tributaria provinciale (o gli appelli proposti dinanzi alla Commissione tributaria regionale).

In ogni caso, è possibile ipotizzare (dato che il lettore parla di “socio presunto”) che vi siano stati accertamenti relativi ad imposte o tasse dovute da una società (forse di fatto) di cui il lettore ed il suo socio erano soci (si deve immaginare che socio presunto voglia dire occulto). Ebbene, bisogna tener conto che se nel caso si trattasse di una società di fatto, alla società di fatto si applica la disciplina della società semplice nel caso in cui essa eserciti attività commerciale oppure la disciplina della società in nome collettivo nel caso in cui essa non eserciti attività commerciale.

Nei due casi appena citati, per i debiti sociali (anche tributari) rispondono:

– oltre alla società con il suo patrimonio sociale, anche personalmente e solidalmente i soci che hanno agito in nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri soci (articolo 2267 del codice civile relativo alla società semplice e applicabile anche alle società di fatto che esercitino attività commerciale):

– oltre alla società con il suo patrimonio sociale, anche personalmente, illimitatamente e solidalmente tutti i soci (articolo 2291 del codice civile relativo alla società in nome collettivo e applicabile anche alle società di fatto che non esercitino attività commerciale).

Ciò significa che i soci (anche occulti) di una società semplice o di una società in nome collettivo o di una società di fatto, sono obbligati personalmente e solidalmente per i debiti anche tributari della società (fermo restando il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale, cioè il diritto del socio in sede di esecuzione di chiedere che il creditore aggredisca per primo il patrimonio della società).

Quando la legge stabilisce che i soci sono obbligati solidalmente, ciò vuol dire che il creditore (compreso il fisco) può agire o resistere anche in giudizio per far accertare o riscuotere l’intero debito scegliendo

liberamente di aggredire anche uno solo dei soci.

Comportandosi in questo modo il creditore non commetterebbe nessun tipo di abuso o illecito proprio perché è la legge (cioè l’articolo 1292 del codice civile) che stabilisce che quando il debito è solidale ciascun debitore (quindi ciascun socio) può essere legittimamente costretto dal creditore a pagare l’intero debito e, quindi, il creditore può liberamente scegliere a quale socio chiedere il pagamento del credito.

Quindi è del tutto lecito che il fisco abbia impugnato le sentenze solo nei confronti del lettore perché il fisco (come ogni altro creditore in caso di obbligazioni solidali) può agire anche solo nei confronti di un singolo debitore (cioè socio) nel caso in cui i debiti siano debiti che prevedono il vincolo solidale tra i debitori.

Si aggiunga, infine, che:

– se i giudizi dinanzi alla Commissione tributaria regionale il lettore li vincesse e le sentenze non fossero impugnate in Cassazione, l’effetto favorevole si estenderebbe anche al suo ex socio (anche lui, quindi, si avvantaggerebbe della sentenza favorevole);

– se i giudizi dinanzi alla Commissione regionale il lettore li perdesse e le sentenze non fossero impugnate in Cassazione e quindi poi pagasse l’intero importo, successivamente avrebbe diritto di regresso ai sensi dell’articolo 1299 del codice civile per ottenere dall’altro condebitore solidale (cioè dall’altro socio) la restituzione della sua quota di debito.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Angelo Forte


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