HOME Articoli

Lo sai che? Gruppo di Whatsapp e istigazione a delinquere

Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

Inviare messaggi all’interno di un gruppo di whatsapp può integrare i reati di istigazione a delinquere e di apologia di reato ex art 414 c.p e il reato di istigazione a commettere un reato ex art 115 c.p.?

L’art. 414 cod. pen. prevede che i reati di istigazione a delinquere e di apologia di delitto si perfezionino soltanto se l’istigazione o l’apologia sono state commesse «pubblicamente».

Ogni volta che il codice penale utilizza la parola «pubblicamente», la definizione di riferimento è quella contenuta nell’art. 266 cod. pen., il cui quarto comma prevede che un reato si considera avvenuto pubblicamente se è commesso:

  1. col mezzo della stampa o di altri mezzi di propaganda;
  2. in un luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone;
  3. in una riunione che, per le sue caratteristiche (luogo, numero di intervenuti o scopo) non ha carattere di riunione privata.

Ancora più chiaramente la Corte di Cassazione ha stabilito che, per essere punibile, l’istigazione o l’apologia deve essere commessa «in un luogo pubblico o aperto al pubblico e deve rivolgersi ad una pluralità indeterminata di persone» (Cass. pen., Sez. VI, sent. 17.04.1998, n. 8850).

Nonostante nel quesito non siano specificati né la natura del gruppo WhatsApp, né il numero e la tipologia di partecipanti, è a parere dello scrivente da ritenere che si possa considerare minimo il rischio che un magistrato possa ritenere sussistente in questo caso uno dei due reati di cui all’art. 414 cod. pen.: difficilmente, infatti, un gruppo WhatsApp può arrivare ad essere definito un “luogo” pubblico o aperto al pubblico e raccogliere un numero indeterminato di persone, posto che l’accesso ad un gruppo avviene su invito.

Ben diverso sarebbe il caso di una bacheca Facebook o di un gruppo Facebook aperto all’accesso di chiunque, così come in caso di istigazione tramite una pagina web, tutti mezzi di comunicazione qualificabili come “luogo aperto al pubblico”.

Ovviamente un minimo rischio si riserva nel caso, remoto, in cui le caratteristiche specifiche del gruppo possano farlo considerare alla stregua di un “luogo” pubblico: ad es. in caso di numero elevatissimo di partecipanti e di considerevole estensione e scarsa selettività degli inviti.

Quanto all’art. 115 cod. pen., occorre specificare preliminarmente che non si tratta di reato, ma di condotta che può comportare al massimo l’applicazione di una misura di sicurezza, non quindi una vera e propria pena (reclusione e/o multa), ma pur sempre l’imposizione di una misura che limita la libertà personale (es. ricovero in casa di cura e custodia, libertà vigilata, divieto di soggiorno ecc.).

A differenza di quanto visto per l’art. 414 cod. pen., nel caso esposto dal lettore l’art. 115 cod. pen. potrebbe essere senza dubbio contestato anche in caso di istigazione avvenuta

all’interno di un gruppo WhatsApp, ma solo se siano soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:

  1. l’istigazione è stata accolta o, anche se non è stata accolta, essa riguardava un delitto e non una contravvenzione (i reati si distinguono in delitti e contravvenzioni a seconda della gravità);
  2. l’istigatore deve essere riconosciuto come persona socialmente pericolosa, avuto riguardo alla gravità del fatto, agli eventuali precedenti penali, alle condizioni di vita e, in generale, alle personalità dello stesso.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Andrea Iurato


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI