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Cartella per multa: annullamento in autotutela

16 dicembre 2017


Cartella per multa: annullamento in autotutela

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2017



Ho ricevuto due mesi fa una cartella per multe del 2011 notificata dal Comune a Equitalia nel 2012. Scarico il modello per contestare la cartella e lo invio via raccomandata. Non ricevo risposta. Mi reco allo sportello e mi dicono che non è prescritta perché hanno 10 anni di tempo. È giusto? Posso fare ricorso o c’è il silenzio assenso o i 220 giorni di tempo per Equitalia per rispondere?”

In primo luogo è il caso di fare chiarezza circa i termini di prescrizione.

Infatti, il termine di prescrizione della multa è di cinque anni: questo è, cioè, il termine entro il quale il Comune che ha elevato la sanzione deve avanzare la propria pretesa nei confronti del soggetto che ha commesso la violazione.

Pertanto la multa, una volta trascorso questo periodo, si estingue automaticamente per prescrizione.

Il diritto alla riscossione della multa dunque si prescrive nel termine di cinque anni da quando è stata commessa l’infrazione.

Tale termine, che inizia a decorrere appunto dal giorno della violazione, può essere interrotto e così riprende a decorrere dall’inizio. Questa interruzione si verifica ogni qual volta viene trasmessa una lettera raccomandata, viene notificato il verbale di contestazione o la cartella esattoriale.

Quindi in primo luogo, per poter affermare la prescrizione del credito, il lettore deve esser certo di non aver ricevuto, magari nei mesi successivi all’infrazione, la notifica del verbale (idonea a fare decorrere nuovamente il quinquennio) o, successivamente, di altro atto.

In proposito si precisa che in caso di avviso di giacenza e mancato ritiro del plico dall’ufficio postale, la notificazione si intende compiuta per il mittente, per cui in una ipotesi del genere il Comune avrebbe agito regolarmente e interrotto i termini di prescrizione della multa.

In ogni caso, con riferimento a quanto scritto dal lettore, questi ha effettuato quella che tra gli addetti ai lavori è detta istanza di annullamento in autotutela.

Nel modello, di certo il lettore avrà correttamente spuntato la voce “prescrizione o decadenza del diritto di credito…”, atteso che non gli è mai stato notificato alcun atto prodromico.

La circostanza per cui non sia mai stato notificato al lettore il verbale (salvo che questi in quel periodo non abbia cambiato residenza) è anomala, ma non infrequente. Tanto che tale situazione, addirittura, costituisce autonomo motivo di impugnazione della cartella esattoriale.

Dunque, alla luce di quanto detto, se il lettore è certo della mancata notifica del verbale da parte del Comune così come della mancata notifica di qualsiasi ulteriore atto interruttivo della prescrizione anche da parte dell’agente della riscossione, la sanzione può ritenersi prescritta.

Infatti, è bene ribadirlo, se la multa non è mai stata notificata, essa è nulla e lo è anche la successiva cartella di Equitalia. Dunque, il trasgressore, viene a conoscenza della contravvenzione solo a seguito della notifica di Equitalia e dunque deve contestare la cartella esattoriale.

Dunque, se così stanno le cose l’atto presenta l’ulteriore vizio della mancata notificazione dell’atto prodromico alla cartella esattoriale, ossia il verbale di contestazione.

Ora, è bene sapere che la presentazione di tale istanza non sospende i termini per poter impugnare la cartella dinanzi all’autorità giurisdizionale. Per cui il termine per presentare ricorso al giudice continua a scorrere.

In tale situazione, in mancanza di risposte da parte di Equitalia (salvo quelle informali ed inesatte fornite allo sportello) e/o del Comune, allo stato il lettore non può fare nulla.

Questo perché, al momento – alla luce di quanto detto – non avrebbe alcun atto da impugnare in quanto i termini per contestare la cartella di pagamento (che è arrivata il 26 giugno) sono ormai decorsi.

Infatti, in caso di mancata notifica del verbale di contestazione il termine per presentare ricorso al giudice di pace è di 30 giorni [1].

Secondo la Cassazione, infatti, l’automobilista deve esser messo nella stessa condizione ed avere gli stessi diritti di chi riceve la multa e, pertanto, ha anch’egli 30 giorni per fare opposizione.

Dunque, allo stato quel che il lettore può fare, è attendere – se mai dovesse intervenire – il successivo atto di Equitalia e impugnare quest’ultimo: per esempio un rinnovo della notifica della cartella, una intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento.

In tale attesa può controllare lo stato della sua istanza. Infatti, se la sua richiesta sarà ritenuta fondata, si provvederà allo sgravio della cartella e dunque il lettore non dovrà alcunchè.

Diversamente, l’ente comunicherà ad Equitalia la correttezza della richiesta di pagamento e la cartella tornerà ad essere esecutiva con relative conseguenze in termini di pretesa creditoria.

Se, invece, il lettore non dovesse ricevere risposta entro 220 giorni dalla presentazione dell’istanza, i crediti oggetto della cartella saranno annullati automaticamente.

Non da ultimo è opportuno segnalare un ulteriore profilo di irregolarità: vale a dire la decadenza del diritto di Equitalia a riscuotere il credito.

Dando sempre per certo quanto riferito dal lettore in ordine al difetto di notifica di qualsivoglia atto precedente la cartella, oltre alla prescrizione della sanzione, deve rilevarsi anche l’intervenuta decadenza da parte di Equitalia ad agire per il recupero del credito. Infatti, la legge prevede che dal momento in cui Equitalia riceve il ruolo (cioè il compito di riscuotere il credito) ha due anni di tempo per provvedere alla notifica della cartella esattoriale.

Trascorso inutilmente questo periodo, Equitalia non può riscuotere la multa perché si considera decaduta dall’azione.

Nel caso di specie, come rappresentato dal lettore, il ruolo sarebbe stato consegnato ad Equitalia nel 2012 e dunque ogni azione di recupero del credito sarebbe dovuta iniziare al massimo nel 2014.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Chiara Samperisi

 

[1] Cass. civ., sentenza n. 12412 del 16.06.2016.


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