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Handicap al 100%: il diritto al congedo straordinario retribuito

21 dicembre 2017


Handicap al 100%: il diritto al congedo straordinario retribuito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2017



Sono affetto da handicap grave al 100%. Quale norma sancisce il diritto al congedo straordinario retribuito per un periodo massimo di due anni?

Il congedo straordinario cui si riferisce il lettore non è contemplato direttamente dalla legge n. 104/92, ma da due

provvedimenti distinti: la legge n. 53/2000 (art. 4) e il decreto legislativo n. 151/2001 (art. 42). Dalla lettura

combinata di queste disposizioni si evince che i lavoratori dipendenti che assistano familiari con disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 5 febbraio 1992, n. 104 hanno diritto ad un congedo straordinario, cioè ad un periodo di assenza dal lavoro non retribuito fino ad un massimo di ventiquattro mesi.

Il congedo straordinario spetta ai lavoratori dipendenti secondo l’ordine stabilito dalla legge: coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente della persona disabile in situazione di gravità; padre o madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente o della parte dell’unione civile convivente; figlio convivente della persona disabile in situazione di gravità, esclusivamente nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti; fratello o sorella convivente della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori e i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti; parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli/sorelle conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Una Circolare del Ministero del Lavoro del 18 febbraio 2010 ha stabilito che la convivenza deve essere ricondotta a tutte quelle situazioni in cui sia il disabile che il soggetto che lo assistite abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni diversi.

Non possono richiedere il congedo straordinario: i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari; i lavoratori a domicilio; i lavoratori agricoli giornalieri; i lavoratori autonomi; i lavoratori parasubordinati; i lavoratori con contratto di lavoro part-time verticale, durante le pause di sospensione contrattuale.

È possibile richiedere fino a un massimo di due anni di congedo straordinario nell’arco della vita lavorativa: tale limite è complessivo fra tutti gli aventi diritto per ogni disabile grave. Pertanto, chi ha più di un familiare disabile può beneficiare del congedo per ciascuno di essi, ma non potrà comunque mai superare i due anni. Il beneficio è frazionabile anche a giorni; perché non siano conteggiati i giorni festivi, i sabati e le domeniche è necessaria l’effettiva ripresa del lavoro tra un periodo e l’altro di fruizione.

Il congedo straordinario e i permessi retribuiti per assistere familiari disabili non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona disabile in situazione di gravità. È fatta eccezione per i genitori, anche adottivi, di figli disabili in situazione di gravità a cui viene riconosciuta la possibilità di fruire di entrambe le tipologie di benefici per lo stesso figlio anche alternativamente, fermo restando che nel giorno in cui un genitore fruisce dei permessi, l’altro non può utilizzare il congedo straordinario.

L’indennità per il congedo straordinario corrisponde alla retribuzione ricevuta nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo, esclusi gli emolumenti variabili della retribuzione, entro un limite massimo di reddito rivalutato annualmente.

I periodi di congedo non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto, ma sono validi ai fini del calcolo dell’anzianità assicurativa.

Il periodo di fruizione del congedo straordinario è coperto da contribuzione figurativa valida per il diritto e per la misura della pensione.

La domanda per il congedo straordinario consiste in un’autocertificazione, accompagnata dal certificato di handicap grave; deve essere presentata al proprio dirigente o alla propria amministrazione, se si lavora per un ente pubblico.

I dipendenti privati, invece, devono inoltrare la domanda direttamente all’Inps: dopo che l’Istituto abbia verificato la correttezza formale e accolto l’istanza, deve essere inoltrata richiesta al proprio datore di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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