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Sopraelevazione del tetto: come evitare l’abusivismo edilizio

18 dicembre 2017


Sopraelevazione del tetto: come evitare l’abusivismo edilizio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 dicembre 2017



Qualche anno fa ho acquistato un fabbricato e poco per volta ho effettuato i lavori per ammodernarlo. Per motivi economici non ho però presentato una D.I.A., in quanto quei soldi li ho impiegati per aggiustare il tetto, nella cui realizzazione mi sono alzato di 30/50 cm. Il mio vicino ha reclamato con un esposto presso il Comune per sopraelevazione ed abuso edilizio. Ora sembra che il Comune voglia procedere con un atto di abbattimento che ancora non mi è stato notificato. Cosa posso fare?

Purtroppo, quanto effettuato dal lettore rientra tra i casi di abusivismo edilizio, a prescindere da quanto poco sia stato realizzato difformemente alle pregresse autorizzazioni. Questo significa che, a seguito dell’esposto, partiranno due procedure distinte tra loro:

  1. la prima del Comune, con la quale verranno effettuate delle verifiche da parte di alcuni periti e che terminerà, con ogni probabilità, con un ordine di demolizione per la parte abusiva del fabbricato del lettore;
  2. l’altra della Procura, finalizzata a delle indagini penali, che – con ogni probabilità – terminerà con un rinvio a giudizio e un processo penale.

Pertanto, quello che si consiglia al lettore è di ripristinare lo stato dei luoghi all’origine, portando tutto a norma edilizia e urbanistica prima dell’effettuazione di qualsiasi rilievo da parte dei tecnici del Comune o della Procura. In questo caso, potrebbe sperare di evitare il decorso delle due procedure sopra elencate. Ad ogni modo, se il lettore non dovesse provvedere al ripristino, le eventuali azioni da sostenere a difesa del suo operato sarebbero le seguenti:

– relativamente all’ordine di demolizione che arriverà al lettore dal Comune, provvedere a far partire un’istanza per ottenere una concessione edilizia in sanatoria; ovviamente, questa domanda è condizionata a diverse autorizzazioni, oltre che all’eventuale ammissibilità prevista dal Piano Regolatore Generale Comunale;

– relativamente al processo penale, il lettore dovrà puntare a far estinguere il reato che, in questi casi, si prescrive in quattro/cinque anni dall’ultimata realizzazione dei lavori abusivi a seconda se ci sono stati o meno atti interruttivi nell’arco temporale individuato.

Ad ogni modo, se non eccessivamente oneroso per il lettore, come già anticipato, si consiglia di ripristinare lo stato dell’immobile al suo punto originale. In questo caso lo stesso eviterà tutti i costi previsti per la sanatoria dell’immobile (sempre se sarà possibile) e le spese legali per la difesa dall’imputazione penale.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

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