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Lo sai che? Posso cambiare cittadinanza per non pagare tasse sui miei immobili?

Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2017

Ho degli immobili in Italia e degli investimenti in banche italiane. Qualora volessi cambiare cittadinanza (ho letto che alcuni Paesi la vendono), potrei smettere di pagare le tasse sugli immobili? E sugli investimenti (se trasferisco la mia liquidità)?

Le tasse sugli immobili seguono il cosiddetto principio della territorialità del tributo in virtù del quale la tassa dovrà essere pagata a favore dello Stato all’interno del quale è situato l’immobile di proprietà del lettore.

Con riguardo agli investimenti, la risposta non si discosta di molto: se questi si producono all’interno del territorio italiano, allora saranno tassati dalla nostra legislazione fiscale; viceversa, sottostaranno alla legge in cui gli investimenti verranno trasferiti.

Detto principio è fissato in Italia dall’art. 3, comma 1, del TUIR (Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986): “L’imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato”. L’articolo di riferimento, per verificare quali redditi il fisco considera prodotti in Italia, è il 23 del TUIR che indica, tra questi:

  1. i redditi fondiari;
  2. i redditi di capitale corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti, con esclusione degli interessi e altri proventi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali;
  3. i redditi di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 50;
  4. i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato;
  5. i redditi d’impresa derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni;
  6. i redditi diversi derivanti da attività svolte nel territorio dello Stato e da beni che si trovano nel territorio stesso, nonché le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti;
  7. i redditi imputabili a soci, associati o partecipanti non residenti.

Tuttavia, per evitare che molti contribuenti subiscano la cosiddetta doppia imposizione fiscale (derivante dal fatto che in alcuni Stati, diversi da quello italiano, operi un principio diverso da quello territoriale), molti Paesi hanno sottoscritto degli strumenti di politica internazionale tributaria denominati convenzioni internazionali contro la doppia imposizione. E così, sulla base della cittadinanza e dalla conseguente residenza che andrebbe ad acquisire, bisognerà preliminarmente verificare l’esistenza di queste convenzioni che, essendo disposizioni speciali, vanno a derogare la norma ordinaria del singolo Stato. Ad ogni modo, quello che si può confermare è che:

-gli immobili di proprietà del lettore produrranno un reddito proprio all’interno dello Stato Italiano e, pertanto, questi sarà comunque costretto a pagare le tasse e le imposte derivanti da queste proprietà al Fisco italiano,

-gli investimenti, viceversa, una volta slegati dal territorio italiano, unitamente al cambio di cittadinanza e residenza estera, non saranno più tassati dal Fisco nazionale, ma seguiranno le regole del luogo in cui verranno trasferiti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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