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Lo sai che? Affidamento condiviso: bisogna tener conto della volontà del minore per la collocazione

Lo sai che? Pubblicato il 29 novembre 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 novembre 2012

Se, nel corso del giudizio di separazione tra i coniugi, il minore, ascoltato dal giudice, esprime una preferenza sul genitore presso cui vuole essere collocato, la sua volontà non può essere ignorata dal giudice.

La Cassazione [1] ha di recente chiarito che, nel corso del procedimento di separazione tra i genitori e volto a stabilire anche dell’affidamento del figlio, la volontà di questi va rispettata: e ciò, a maggior ragione, soprattutto se il ragazzo ha 17 anni e quindi è in grado di “valutare le proprie esigenze esistenziali ed affettive”. Del resto, chiariscono i giudici, non avrebbe senso la norma [2] che prevede la possibilità, nel corso della causa di separazione, di disporre l’audizione del figlio se poi gli esiti di tale colloquio col giudice possono essere ignorati al momento della sentenza.

Insomma, sebbene non vincolante, la predilezione del minore impone al giudice di tenerne conto o, quanto meno, di motivare adeguatamente una eventuale decisione difforme.

 

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 7773/2012.

[2] Art. 155 sexies, primo comma, cod. civ. La norma stabilisce che: “Prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.

Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.


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4 Commenti

  1. penso che l’ascolto del minore sia una possibilità data al giudice che però, non debba essere sprecata. come psicologa ritengo che tutto ciò che un minore, specialmente un bambino, dica durante il colloquio con il giudice vada letto con le dovute competenze specifiche. Il bambino non dovrebbe essere messo davanti alla scelta del “genitore migliore”, chiedere ad un bambino con chi voler stare penso sia un vero e proprio “abuso” emotivo.
    Un Saluto
    Rita

  2. Rita ma ci mancherebbe pure che il sistema giudiziario delle separazioni non non facesse abuso psicologico sui minori, al fine di tutelarli richiedendo la loro discesa in campo; col risultato spesso di adultizzarli, consentendogli di prender parte per uno dei genitori nella contesa, e distruggendo così, in molti casi, il vero unico bene che dovrebbe essergli garantito: il rapporto coi genitori. Ci mancherebbe che quando rifiutano uno dei genitori, ci si domandasse se ciò non costituisca altro che la materializzazione, agita per mano dei figli, della sete di vendetta del genitore con cui i figli si sono alleati ai danni dell’altro.
    La continuità del vincolo coi genitori è l’unica vera garanzia di un sano sviluppo che la giustizia dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare per proteggere i minori, invece di promuoverli sul campo, riconoscendogli una astratta, chissà come acquisita maturità, tale da assumersi responsabilmente delle prese di posizione. Assunzione di responsabilità che, per altro paradossalmente, la giustizia è rapidamente pronta a disconoscere ai loro genitori, sostituendosi, col potere del giudice, ad essi? Ma che stai dicendo? MEGLIO COLLOCARE 😉

  3. Mio figlio ha detto al giudice che non vuole più stare con me perché gli facevo pressioni sul rendimento scolastico … Ora non va più a scuola ???!!

  4. maledizione:la smettiamo di parlare di collocamento o no!!nella 155 non esiste il collocamento,e una pura invenzione della magistratura!!fate rispettare la 155!!

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