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Invalido civile: che rischio se faccio lavoretti occasionali?

15 Dicembre 2017 | Autore:


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Assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali: si può percepire anche se si lavora saltuariamente?

Ti è stata riconosciuta la pensione d’invalidità civile, ma hai intenzione di svolgere dei lavoretti occasionali?

Devi sapere che gli invalidi civili parziali (dal 74% al 99%) che guadagnano più di 4.800,38 euro in un anno perdono la pensione d’invalidità civile, o meglio l’assegno di assistenza, anche se il reddito deriva dal lavoro dipendente: il limite di reddito utile per mantenere la condizione di disoccupato che deve possedere l’invalido per aver diritto all’assegno, infatti, è diverso dal limite di reddito assoluto per mantenere la spettanza dell’assegno.

Per mantenere lo stato di disoccupazione ai fini del diritto alla pensione d’invalidità civile, in particolare, l’invalido non deve guadagnare oltre 8mila euro su base annua, se dipendente o cococo, oppure 4.800 euro se lavoratore autonomo; in ogni caso, però, se l’invalido ha un reddito annuo che supera 4.800,38 euro non ha comunque diritto alla pensione d’invalidità civile.

Rilevano, ad ogni modo, soltanto i redditi imponibili Irpef [1]: pertanto, se si svolge un’attività lavorativa attraverso il contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia, cioè con i nuovi voucher, il reddito derivante, non essendo imponibile Irpef, non rileva.

Peraltro, questi limiti valgono soltanto per l’assegno di assistenza per gli invalidi civili parziali, mentre non valgono per gli invalidi civili totali o per chi ha diritto all’assegno ordinario d’invalidità. Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, quali sono i requisiti per la pensione d’invalidità civile, o assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali, e che cosa si rischia se si svolgono lavoretti occasionali.

Quali invalidi hanno diritto all’assegno di assistenza

Per ottenere l’assegno mensile di assistenza bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • essere invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 65 anni e 7 mesi, con una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 74 e il 99%;
  • essere cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • avere un reddito annuo non superiore a 4800,38 euro;
  • essere in stato di disoccupazione (lo stato di disoccupazione si mantiene, anche se si lavora, se non si superano 8mila euro di reddito su base annua, se l’attività esercitata è di lavoro dipendente o co.co.co., oppure non si superano 4.800 euro su base annua, se l’attività è di lavoro autonomo; non è più necessario, per ottenere l’assegno dall’Inps, l’obbligo dell’iscrizione nelle liste di collocamento speciali).

Che cosa rischia chi svolge lavoro dipendente

Se le soglie previste per il mantenimento dello stato di disoccupazione non sono superate, l’invalido parziale viene considerato disoccupato, alla pari di chi non svolge attività lavorativa: è dunque soddisfatto il requisito richiesto per la percezione della prestazione d’invalidità, consistente nel mancato svolgimento di attività lavorativa. È quanto disposto da numerosi messaggi Inps [2].

Bisogna però considerare anche la condizione economica da rispettare per il diritto all’assegno: a tal proposito, il reddito massimo annuo personale non deve essere superiore a 4.800,38 euro (valore per l’anno 2017).

In pratica, se l’interessato è lavoratore dipendente e supera i 4.800,38 euro di reddito, senza superare 8mila euro su base annua, pur non perdendo lo stato di disoccupazione perde la pensione d’invalidità civile, in quanto oltrepassa il limite di reddito assoluto. In ogni caso, ai fini del calcolo del reddito personale annuo rileva solo quello dell’invalido e non dei familiari [3].

Quali redditi possono far perdere la pensione d’invalidità

Per verificare il requisito della mancanza di occupazione e del non superamento dei limiti di reddito, una volta ottenuto l’assegno, l’interessato annualmente deve presentare all’Inps, con la compilazione del modulo Iclav, una dichiarazione sostitutiva, che attesti di prestare o non prestare attività lavorativa [4].

Nel dettaglio, nel modello Iclav devono essere dichiarati i dati necessari per verificare la permanenza dei requisiti previsti per l’assegno mensile d’invalidità, sulla base dei redditi prodotti nell’anno richiesto e della permanenza dello stato di disoccupazione.

Il modello Iclav deve essere presentato, per indicare gli eventuali redditi conseguiti nel periodo di riferimento della dichiarazione, dai seguenti soggetti interessati:

  • invalidi parziali, non ricoverati, con solo assegno;
  • invalidi parziali, ricoverati, con solo assegno;
  • invalidi parziali, non ricoverati, titolari di altro reddito, con solo assegno;
  • invalidi parziali, ricoverati titolari di altro reddito, con solo assegno;
  • invalidi parziali, privi di perequazione automatica ma con limite di reddito personale pari o inferiore a quello stabilito per legge.

È necessario dichiarare:

  • i redditi di lavoro dipendente, anche derivanti da contratti a tempo determinato e part time;
  • i redditi derivanti da lavoro parasubordinato, come co.co.co e co.co.pro;
  • i redditi derivanti da lavori socialmente utili;
  • i redditi derivanti da lavoro autonomo
  • i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente, lavoro autonomo occasionale, redditi d’impresa o professionali conseguiti dagli aderenti al regime forfettario o dei contribuenti minimi;
  • i redditi presunti, appartenenti alle tipologie elencate, relativi all’annualità in corso.

Gli importi da indicare sono quelli corrispondenti al reddito imponibile fiscale, indipendentemente dal loro ammontare, anche se inferiori alle soglie limite.

Che cosa rischia chi lavora con i nuovi voucher

Come anticipato, chi svolge un’attività lavorativa retribuita con i cosiddetti nuovi voucher, cioè col contratto di prestazione occasionale, oppure col libretto famiglia, non deve dichiarare il reddito prodotto, perché è esente da Irpef. Ad ogni modo, è possibile ricevere, all’anno, un massimo di 5mila euro di compensi derivanti dalle prestazioni occasionali.

Che cosa rischia chi svolge un’attività di lavoro autonomo occasionale

Il lavoro autonomo occasionale non deve essere confuso col contratto di prestazione occasionale: è inquadrabile difatti tra le attività autonome, esercitate, cioè, senza alcun vincolo di subordinazione né di coordinamento, come l’attività d’impresa e l’attività professionale. Non richiede, però, l’apertura della partita Iva, in quanto l’attività è svolta in modo saltuario ed è priva del requisito dell’organizzazione e della professionalità.

Il lavoro autonomo occasionale, pur non richiedendo l’apertura della partita Iva, è comunque imponibile Irpef e deve dunque essere dichiarato.

Pertanto, se l’interessato percepisce una pensione d’invalidità civile e svolge attività di lavoro autonomo occasionale, non può superare il limite di reddito pari a 4.800,38 euro.

Che cosa fare se si supera il limite di reddito per la pensione d’invalidità

Se l’interessato supera la soglia di reddito annuale di 4.800,36 euro, entro 30 giorni deve inviare un’immediata comunicazione all’Inps del venir meno dei requisiti richiesti per il diritto alla pensione d’invalidità.

La comunicazione può essere inviata attraverso il patronato, o il servizio online, disponibile nel portale dell’Inps, “Verifica dati socio-economici e reddituali per la concessione delle prestazioni economiche”, modello AP 70.

Lo stesso modello può essere utilizzato per comunicare il sopraggiungere di una situazione di incompatibilità: l’assegno mensile, difatti, è incompatibile con le altre pensioni di invalidità, con le pensioni per invalidi di guerra, lavoro e servizio.

L’invalido può scegliere comunque la pensione a lui più favorevole.


note

[1] Inps Circ. N.233/1998.

[2] Inps mess. n.3043 del 6.02.2008, n. 5783 del 6.03.2008 e n. 6324 del 17.03.2008.

[3] Cass. sent. n. 13880/2013; Cass. sent. n. 853/2013.

[4] Inps mess. n. 3043/2008.


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