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Pensione anticipata e rendita integrativa: come funzionano

14 dicembre 2017 | Autore:


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Modifiche della legge di Bilancio 2018 sull’anticipo pensionistico per chi vuole andare prima in pensione: quali?

Delle novità per quanto riguarda la riforma delle pensioni avevamo già detto a proposito di tredicesima e quattordicesima; ma, per ciò che concerne le pensioni, queste non sono finite. L’anno nuovo potrebbe aprirsi con dei cambiamenti (previsti appunto per gennaio 2018), che proseguiranno e saranno incrementati nell’anno successivo (gennaio 2019). I tempi per queste modifiche stanno slittando proprio per l’ampliamento previsto degli aventi diritto. Cerchiamo, però, innanzitutto di capire di cosa si tratta.

Cos’è l’Ape volontaria

Finora l’anticipo pensionistico era stato istituito dalla Legge di Bilancio 2017 [1]. Diventato effettivamente sperimentale [2], si è pensato di cambiarne le condizioni di richiesta. Ma andiamo con ordine. Per prima cosa occorre precisare che l’anticipo pensionistico è un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia. Ovvero, in termini semplici, anche se crudi: tra chi probabilmente non avrà mai una pensione (i giovani d’oggi) e chi non ci andrà mai (la soglia d’età minima pensionabile è stata innalzata e chi lavora ormai stabilmente andrà in pensione sempre più tardi), c’è chi potrebbe decidere volontariamente anche di andare in pensione prima del tempo previsto, facendo richiesta all’Inps appunto, della cosiddetta Ape volontaria; se vi saranno tutti i requisiti per l’Ape (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica), quest’ultimo sarà riconosciuto o dal Governo o dalle banche o da tutti gli enti finanziatori e assicurativi. Vi è un accordo quadro che prevede le strutture di riferimento, tra cui l’Abi appunto (Associazione bancaria italiana); oltre al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e quello dell’Economia e delle finanze. E proprio l’accordo quadro, che potrebbe essere esteso, sta ritardando i tempi d’attuazione delle modifiche previste: si è ancora in attesa del nulla osta del Garante per la privacy, ok che sarebbe dovuto già arrivare lo scorso 17 novembre circa.

I cambiamenti all’Ape volontaria della legge di Bilancio 2018

Sicuramente, una delle prime novità apportate dalla prossima Legge di Bilancio 2018 è l’ampliamento delle categorie di utenti che potranno usufruire dell’Ape volontaria. I tempi per fare ordine non dovrebbero slittare di molto, anche se sono stati un po’ prolungati. Finora erano undici le categorie di lavoratori, che potrebbero passare a quindici con quelle dei pescatori, dei marittimi, degli agricoltori e degli operai siderurgici. Però, a questo punto – a maggior ragione -, i fondi stanziati previsti potrebbero non bastare: per il 2018 le risorse finanziarie sono di importo pari a 64 milioni e ben 197 milioni addirittura per il 2019. L’Ape volontaria, però, riguarda anche i disoccupati, per cui la pensione è solo un lontano miraggio.

Requisiti minimi dell’Ape volontaria

I requisiti minimi di base per avere diritto all’Ape volontaria, però, sono sempre gli stessi. Aver cumulato venti anni di contributi e andare in pensione ben tre anni e sette mesi prima del previsto, con un’età anagrafica di 63 anni. L’importo dell’assegno pensionistico anticipato non può superare i 1.500 euro. Per ottenerlo il lavoratore agisce come quando si accende un mutuo: verserà rate (con trattenuta dell’Inps e in totale saranno circa complessivamente 260) per venti anni, al termine dei quali sarà saldato il rateo mensile e liquidata la pensione.

Non solo Ape volontaria, c’è anche l’Ape sociale: le differenze

Simile all’Ape volontaria, c’è l’Ape sociale. I requisiti coincidono abbastanza: stessa età anagrafica, stesso anticipo nell’accesso alla richiesta di pensione (ovvero tre anni e sette mesi prima), ma gli anni di contributi versati sono trenta o trentasei e non venti; 30 anni per i disoccupati, coloro che godono di un’invalidità riconosciuta pari al 74% almeno o con parenti di primo grado con disabilità grave; 36 anni, per tutti coloro che hanno svolto lavori pesanti, per almeno sei anni e continuativamente.

La differenza principale tra Ape volontaria e sociale è che nel primo caso sarà il lavoratore stesso a sostenere il costo dell’anticipo pensionistico (con le rate appunto); nel secondo, viceversa, invece è lo Stato.

L’Ape volontaria, poi, si riferisce in particolare a lavoratori dipendenti pubblici e privati, agli autonomi e agli iscritti alla gestione separata; ma non ai liberi professionisti iscritti alle casse professionali. Al contrario, l’Ape sociale coinvolge le categorie dei lavoratori con mansioni pesanti quali: chi è impiegato nell’industria estrattiva, operatori ecologici, infermieri che lavorano su turni, chi adopera mezzi pesanti quali gru o guida tir o camion o mezzi tipo treni o altro nelle ferrovie, i facchini, chi lavora nelle pulizie o nell’edilizia, o i conciatori di pelli o pellicce.

Che cos’è la Rita

Esiste, tuttavia, anche la cosiddetta rendita integrativa temporanea anticipata (o Rita). I requisiti sono simili a quelli dell’Ape: 63 anni di età anagrafica, 20 anni di contributi versati, assegno Inps pari ad almeno 1,4 volte la pensione sociale.

note

[1] nell’articolo 1, comma 166 e seguenti.
[2] dal 1 maggio del 2017 fino al 31 dicembre del prossimo anno.

Autore Immagine: Pixabay.com

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