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Come si diventa agente immobiliare

15 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 dicembre 2017



L’attività di agente immobiliare; di cosa si tratta e come si arriva ad esserlo. Vediamo tutti i passi da compiere.

Disoccupazione e giovani è un binomio sempre più stringente, da cui si cerca di uscire con la formazione sempre più qualificata e di settore, specializzata, per una maggiore rispondenza alle richieste del mercato del lavoro. E, con i promoter reclutati in vari ambiti, uno dei profili più ricercati è sicuramente quello dell’agente immobiliare. Ma come fare per diventarlo?

L’agente immobiliare: la qualifica dopo un ampio percorso di formazione

Non si trova lavoro. Tanto studio per nulla. Lauree che spesso hanno poco “peso”, se non quelle più di nicchia. Allora che fare? Un giovane alla ricerca (sempre più disperata) di lavoro, la prima cosa che pensa di fare è appunto di formarsi sempre più, incrementando le proprie competenze. E i corsi di specializzazione (di varia durata e anche molto costosi) esplodono ovunque. Spesso rilasciano un certificato dopo varie lezioni teoriche; senza neppure un po’ di esperienza pratica. Corsi di ogni genere e per tutti, che tendono soprattutto a sfruttare il desiderio di lavorare dei giovani. Il risultato è, spesso, costituito da una grande delusione; se va bene, poi, ci si rende conto che non basta la sola teoria acquisita quando si riesce a confrontarsi con un’attività lavorativa vera. Del resto l’esperienza pratica è impagabile e insegna più di mille lezioni di nozioni teoriche.

Per questo l’iter di tutto il percorso per ottenere la qualifica di agente immobiliare si è fatto sempre più complesso, anche in relazione alla sempre maggiore complessità delle normative, soprattutto nel campo dell’edilizia e dell’urbanistica. Si pretende una solida competenza, proprio per i notevoli risvolti di tipo giuridico che la professione comporta e, appunto per questo, è diventata obbligatoria persino l’assicurazione. Non solo. Non basta, per ottenere il titolo, solamente la pratica o l’esercizio della professione come collaboratore di un’agenzia per un certo periodo, perché oggi la conoscenza delle norme del settore è diventata preponderante; con esami duri e seri in varie materie, con due scritti e l’orale da sostenere. Pertanto, non è più semplice come in passato diventare agente immobiliare perché le cose sono cambiate molto, infatti, in questi ultimi anni.

Ormai sono molti gli enti che forniscono la possibilità di formarsi per essere agente immobiliare, anche perché è una figura che interessa agenzie immobiliari, ma anche banche ed altri istituti. Deve essere soprattutto una figura professionale di fiducia, un punto di riferimento per la clientela che sa anche consigliare sulla scelta migliore da prendere e dare spiegazioni adeguate, rispondendo a tutte le domande e i dubbi dei clienti. Perciò anche la sua formazione deve essere più poliedrica. Per questo il profilo di agente immobiliare è sempre più richiesto, nonostante magari – viceversa – il mercato imprenditoriale ed edile sia in crisi, fermo o in difficoltà. Il titolo di agente immobiliare sicuramente apre più strade percorribili.

Agente immobiliare: figura a metà tra il mediatore e l’imprenditore

La sua figura è quella tipica del mediatore [1], per le sue capacità dialettiche e ‘diplomatiche’, nel fare da tramite tra il proprietario che vuole vendere e il cliente interessato che vorrebbe acquistare; ma il suo profilo si è avvicinato sempre di più a quello dell’imprenditore [2], per le sue competenze tecniche (di conoscenza dei dettagli del bene oggetto di “trattativa”), le sue abilità illustrative e di analisi, le sue doti persuasive di convincimento e propositive di offerta di un prodotto che vuole essere di qualità. Anche il servizio stesso, che l’agente immobiliare con la sua figura offre, si pretende sia sempre di ottimo livello, a garanzia e sicurezza di una struttura solida e seria con cui si interagisce (quella dell’agenzia che lui rappresenta per l’appunto). Facendosi portavoce ed icona della struttura per cui lavora, l’agente immobiliare stesso si fa emblema di un altro principio fondamentale del suo operato: il cosiddetto principio di terzietà [3]. L’agente immobiliare non deve essere legato né vincolato nel suo agire da alcun interesse privato o personale con il potenziale acquirente. Deve avere la giusta distanza, per fornire quelle obiettività ed imparzialità trasparenti che rassicurino e tranquillizzino entrambi i clienti.

Che cosa fare per diventare agente immobiliare

Anche per queste ragioni diventare agente immobiliare è sempre più difficile. Si acquisisce il titolo solamente dopo aver superato diverse prove dure. Oggi – sinteticamente – i modi per conseguire tale qualifica sono due: ottenuto un diploma di secondo grado, si può frequentare poi il corso di formazione specifico e infine sostenere i relativi esami previsti; oppure, una volta diplomatisi, esercitare per almeno un anno la professione in un’agenzia e, parallelamente, frequentare sempre il corso formativo ad hoc. Quest’ultima possibilità, però, al momento è impraticabile – in attesa del decreto attuativo che deve essere ancora emanato -; anche se, a livello europeo, l’orientamento verso la certificazione sembra essere ritenuto più valido di un qualsiasi diploma.

Pertanto, se prima [4] bastava un anno di pratica dell’attività e l’aver seguito il corso per poter esercitare, oppure era stato previsto che, addirittura, si potesse sostituire il corso formativo con il solo praticantato di due anni presso un’impresa di mediazione, oggi non è più così e nessuna delle due opzioni è più fattibile. Non è più sufficiente neppure, come lo era all’inizio, il possedere un semplice diploma di ragioneria o una laurea in ambito economico-giuridico o equivalente. Molte cose sono cambiate, come dicevamo, da quando furono mossi i primi passi nel lontano 1913, dal punto di vista legislativo, in tema di mediazione. Notevoli novità sono state introdotte [5]. Il ruolo di mediatore è stato soppresso [6] e sono state previste nuove modalità di iscrizione nel Registro delle Imprese [7]. Iscrizione che la Camera di Commercio si riserva di confermare dopo aver verificato l’esistenza dei requisiti richiesti.

L’elemento più significativo, frutto delle varie modifiche e integrazioni legislative, è costituito dall’obbligo dell’esame scritto e orale, con prove incentrate su materie giuridiche e tecniche. Le prove scritte si basano sulle nozioni generali della legislazione, che riguarda la mediazione, e sulle attività burocratiche connesse con il settore immobiliare. La prima parte richiede, quindi, la conoscenza di alcuni elementi del diritto civile e di quello tributario: per il primo, in particolare, l’ipoteca, le obbligazioni, i diritti reali, i vari tipi di contratto – con particolare riguardo al mandato, la locazione, l’affitto o la vendita -; per il secondo, soprattutto gli adempimenti fiscali connessi con il mandato, nonché le imposte e le tasse. La seconda parte è più tecnica e specifica e riguarda il catasto, i registri immobiliari, le iscrizioni e le trascrizioni, le concessioni edilizie e tutte le norme connesse con le autorizzazioni e le licenze, i problemi di condominio, oltre ai finanziamenti, soprattutto in forma di mutuo a medio e lungo termine, ed alle varie agevolazioni finanziarie previste dalla legge per le compravendite, in particolare se si tratta della prima casa.

La prova orale, oltre che ovviamente sugli argomenti di quella scritta, tende a verificare la conoscenza dell’andamento del mercato e dell’oscillazione dei prezzi, nonché dell’arbitrato e degli accordi inter-associativi. Le Camere di Commercio predispongono, per la preparazione, una notevole quantità di quiz a risposta multipla che vanno dalla legislazione, alla mediazione, al diritto civile, alle obbligazioni e alle ipoteche, alle società ed ai fallimenti, ai titoli di credito, tributi, imposte, all’estimo catastale, legale, agrario e generale, nonché alla stima dei fabbricati e delle aree edificabili.

Agenti immobiliari e non solo

Ma la categoria degli agenti immobiliari non è la sola che si è andata a delineare meglio mano a mano. Un nuovo ruolo, infatti, è stato istituito; si tratta di quello di: agenti di affari in mediazione. Dietro questa dicitura si celano ben quattro categorie diverse di agenti: oltre a quella degli agenti immobiliari, abbiamo gli agenti con mandato a titolo oneroso, gli agenti merceologici e, infine, gli agenti in servizi vari.

Le differenze non sono di poco conto – non solo dal punto di vista professionale, ma anche da un punto di vista burocratico-giuridico -; ad esempio gli agenti mandatari a titolo oneroso devono sostenere lo stesso tipo di esame degli agenti immobiliari (ovvero due scritti più l’orale); mentre gli agenti merceologici e gli agenti in servizi vari lo hanno “ridotto” (uno scritto e un orale).

I connotati dell’agente immobiliare

Per essere agente immobiliare ci sono dei requisiti specifici da rispettare. Ovviamente si deve avere la cittadinanza o la residenza italiana, la residenza nella provincia della Camera di commercio a cui si è iscritti; come titoli di studio, invece, è necessario il diploma di secondo grado, a prescindere dal tipo di indirizzo scelto.

Sussistono, poi, dei requisiti cosiddetti morali, ma facilmente intuibili: ovvero, in poche parole, non ci devono mai essere stati problemi con la giustizia o con la pubblica amministrazione, condanne penali o simili, sanzioni amministrative o essere stati soggetti a provvedimenti antimafia [8]. Da non tralasciare, comunque, che ogni agente immobiliare è tenuto all’obbligatorietà assicurativa.

Tre associazioni di categoria per gli agenti immobiliari

Esistono, infine, tre associazioni tipiche della categoria e del settore che ogni agente immobiliare deve ben conoscere. Si tratta della Fimaa, della Fiaip e dell’Anama. Vediamo di cosa si tratta più da vicino.

La prima, ovvero la Federazione italiana mediatori agenti d’affari è un’associazione di categoria, cioè un organismo volto alla tutela degli iscritti. Non solo, ma si (pre)occupa anche della loro progressione dal punto di vista professionale. Sono circa 11mila le imprese (per un totale di quasi 40mila addetti) che rappresenta. Aderisce al sistema Confcommercio-Imprese per l’Italia, e dà voce a tutte le categorie già viste di agenti: da quelli immobiliari, ai mediatori merceologici, ai mediatori creditizi, agli agenti in attività finanziaria, agli agenti di servizi vari.

La seconda, cioè la Federazione italiana degli agenti immobiliari professionali, per il suo rilevante “peso”, è riconosciuta addirittura a livello europeo (tanto da essere accreditata presso il Parlamento europeo). E i suoi numeri parlano chiaro: vanta un totale di ben 10.106 agenti immobiliari, 500 consulenti del credito, 15.200 agenzie immobiliari, e oltre 45mila addetti ai lavori (compresi agenti immobiliari, turistici, consulenti del credito, promotori immobiliari, amministratori e gestori di beni immobili) che a lei fanno riferimento. In Italia ha venti sedi regionali e circa 105 collegi provinciali e interprovinciali, che costituiscono i suoi centri operativi e di confronto. Anche questa Federazione si dedica all’aggiornamento deontologico delle figure professionali che abbiamo inquadrato sinora. Tuttavia fa di più. Elabora, rileva e analizza dati che fornisce e diffonde, ma rielabora anche, fornendo indirizzi di comportamento e misure attuative.

La terza, infine, è l’Associazione nazionale degli agenti mediatori d’affari ed è promossa e organizzata da Confesercenti. Fondata nel 1992, è operativa dal 1993 (a Firenze). Agisce soprattutto nel campo dell’intermediazione immobiliare e dei mediatori creditizi. Ha come “slogan” la frase: “imprese guidate da professionisti”. Opera in tutta Italia attraverso 114 sedi provinciali. Anama è riconosciuta, infine, dal ministero dello Sviluppo economico e dalla Banca d’Italia ed è attiva, pertanto, a livello normativo e informativo facendo da tramite comunicativo.

 

note

[1] La “mediazione” viene intesa come: “la pratica autonomamente organizzata dai soggetti per facilitare fondamentalmente lo scambio di beni e di servizi”.

[2] Il codice civile, nell’articolo 1754, definisce il mediatore che si comporta come un imprenditore come: “colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza”.

[3] Giuridicamente con principio di terzietà s’intende la necessaria “equidistanza di colui che giudica dagli interessi in gioco”.

[4] Secondo la legge 57/2001.

[5] Con le varie modifiche alla legge 39/1989.

[6] Con il decreto legislativo n. 59/2010.

[7] Con il decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 26.10.2011, tramite una Scia alla Camera di Commercio.

[8] Come prescritto dal Codice delle leggi antimafie, di cui al decreto legislativo 159/2011, integrato e modificato dal decreto legislativo 218/2012.

Autore Immagine: Pixabay.com

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