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Lo sai che? Il debito non cade in prescrizione se il debitore lo nasconde

Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2017

La prescrizione del credito può essere sospesa solo se il creditore non può, con gli ordinari controlli, superare l’ostacolo prodotto dal comportamento del debitore, il quale con la sua condotta fornisce l’apparenza dell’adempimento dell’obbligazione. 

Chi non adempie al proprio debito diventa vittima del creditore e dovrà pagarlo o subire il pignoramento finché tale debito non cade in prescrizione. Prescrizione che non è sempre uguale ma varia (da uno a dieci anni) a seconda del tipo di obbligazione (leggi La prescrizione dei debiti). Ciò che però si ignora è che un comportamento fraudolento del debitore, volto a nascondere l’esistenza del debito, potrebbe sospendere il decorso della prescrizione, facendo sì che il creditore possa agire contro di lui anche a distanza di molti anni. Sulla questione è intervenuta ieri una sentenza della Cassazione che fa proprio al caso nostro [1] per spiegare perché il debito non cade in prescrizione se il debitore lo nasconde.

Il codice civile [2] stabilisce che il termine di prescrizione è sospeso se il debitore ha occultato, in mala fede, l’esistenza del debito; il termine torna a decorrere non appena il creditore abbia scoperto ciò. Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando facciamo un esempio.

Immaginiamo una persona che debba pagare una fattura a una società. A quest’ultima non risulta il pagamento e così gli manda un sollecito. Il debitore presenta la fattura ricevuta dalla ditta e, riuscendo a falsificare il timbro, vi scrive di sopra «pagato», procurandosi così una quietanza di pagamento. Dopo numerose contestazioni, la ditta riesce a scoprire l’inganno ma il debitore, a quel punto, eccepisce il fatto che il debito è ormai caduto in prescrizione per essere passati gli anni previsti dalla legge. Cosa prevede la legge in questi casi? Ecco cosa, in proposito alla sospensione del termine di prescrizione, ha detto la Suprema Corte.

Tutte le volte in cui il debitore pone in essere un comportamento fraudolento, volto a simulare l’adempimento di un debito con artifici e raggiri, la prescrizione si sospende e torna a decorrere solo nel momento in cui il creditore si accorge del dolo. Quindi, nell’esempio di poc’anzi, il creditore potrebbe ugualmente agire nonostante il decorso dei cinque anni.

Tuttavia, per potersi operare la sospensione della prescrizione è necessario che il debitore adotti un comportamento attivo e intenzionale che impedisca al creditore di accertare la verità. In pratica solo un’attività fraudolenta, tale da non essere rilevabile con gli ordinari controlli, può rilevare. Se, ad esempio, il debitore dovesse sostenere di aver eseguito il pagamento tramite bonifico e magari presenta una carta falsa, la sua prova potrebbe essere facilmente confutata con un controllo sul conto corrente e non avrebbe alcun effetto sulla prescrizione che continuerebbe ugualmente a decorrere nonostante il tentativo (grossolano) di truffa.

Quindi l’occultamento dell’esistenza del debito operata dal debitore deve determinare un impedimento insormontabile con gli ordinari controlli da parte del creditore: solo in questo caso il termine di prescrizione si sospende fino a quando non si scopre il dolo.

note

[1] Cass. sent. n. 29990/17 del 13.12.2017.

[2] Art. 2941 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 7 novembre – 13 dicembre 2017, n. 29990
Presidente Scaldaferri – Relatore Marulli

Ritenuto in fatto

1. Con il ricorso in atti Roma Capitale ha chiesto la cassazione della sentenza qui impugnata – con la quale la Corte d’Appello di Roma ha ritenuto prescritto il credito di essa ricorrente relativo ad un diritto di posteggio, disconoscendo la ricorrenza nella specie della causa di sospensione della prescrizione di cui all’art. 2941, n. 8, cod. civ. – sul rilievo a) della duplice circostanza che il debitore non aveva comunque adempiuto il debito e che l’inadempimento era conseguenza di un comportamento censurabile volto a fornire l’apparenza dell’adempimento e b) dell’omesso esame di tale circostanza.
Al ricorso, illustrato pure con memoria, resiste l’intimata con controricorso.
Il collegio ha autorizzato l’adozione della motivazione semplificata.

Considerato in diritto

2. Il ricorso è manifestamente infondato.
3. Premesso infatti che secondo il consolidato insegnamento di questa Corte “l’operatività della causa di sospensione della prescrizione, di cui all’art. 2941, n. 8), cod. civ., ricorre quando sia posta in essere dal debitore una condotta tale da comportare per il creditore una vera e propria impossibilità di agire, e non una mera difficoltà di accertamento del credito, e, quindi, quando sia posto in essere dal debitore un comportamento intenzionalmente diretto ad occultare al creditore l’esistenza dell’obbligazione” (Cass., Sez. IV, 13/10/2014, n. 21567), “con la conseguenza che tale criterio non impone, in altri termini, di far riferimento ad un’impossibilità assoluta di superare l’ostacolo prodotto dal comportamento del debitore, ma richiede di considerare l’effetto dell’occultamento in termini di impedimento non sormontabile con gli ordinari controlli” (Cass., Sez. IV, 17/04/2007, n. 9113), nessuna censura merita l’impugnata decisione, allorché, attenendosi al principio in parola, ha escluso che nella specie potesse trovare applicazione l’invocata causa di sospensione in ragione del fatto che il mancato rilevamento dell’inadempimento era imputabile non già all’apparente regolarità dell’esazione risultante dai controlli eseguiti in loco, ma dall’omessa verifica in sede amministrativa dell’effettiva riscossione del diritto.
4. Il ricorso va dunque respinto.
5. Le spese seguono la soccombenza e doppio contributo.

P.Q.M.

Respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 2100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi del dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

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