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Lo sai che? Concorsi: no ai limiti di altezza uguali per uomo e donna

Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2017

È discriminatoria la previsione, in un bando di concorso, di un unico limite di altezza per uomini e donne, perché finisce per pregiudicare queste ultime.

Che l’altezza delle donne sia, in media, inferiore a quella degli uomini è un dato obiettivo che ben intuisce anche chi non conosce le statistiche ufficiali. Statistiche che, per quanto riguarda l’Italia, vedono l’uomo con una statura media di 1,77 metri e la donna di 1,64. Se ci spostiamo in Germania, gli uomini misurano 1,79 metri e il gentil sesso 1,66. In Montenegro si toccano i record: 1,85 i maschi e 1,73 le femmine a fronte invece di 1,62 e 1,52 in Vietnam. I tanti osannati svedesi arrivano a 1,80 metri e 1,67, rispettivamente uomini e donne. Se così ha voluto la natura bisogna solo prenderne atto e nessuno – fino ad oggi – ha fatto di ciò un motivo di discriminazione. Tranne la nostra pubblica amministrazione che, evidentemente, quando pubblica i bandi di concorso trascura questo fondamentale dettaglio. È successo a Trenitalia (ma a questo punto ci sarebbe da rivedere tutti i bandi nelle P.A. italiane) dove, nell’indire un posto per capotreno, sono stati posti dei limiti di altezza. O meglio, un unico limite di altezza: uguale per uomini e donne. Chiaramente, questo discorso finisce per penalizzare il sesso «naturalmente» più basso. E di tanto si è accorta la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1]. Secondo la corte sono discriminatori i limiti di altezza uguali per uomo o donna.

Nel 1993 la Corte Costituzionale [2] si era già trovata ad affrontare lo stesso problema e, nell’analizzare i requisiti per l’accesso alle carriere direttiva e di concetto del ruolo tecnico di una pubblica amministrazione aveva censurato l’indicazione, come criterio di selezione, del «possesso da parte dei candidati – tanto di sesso maschile, quanto di sesso femminile – di una determinata statura minima». In quella sentenza era stato detto che «la previsione di una statura minima identica per gli uomini e per le donne costituirebbe un’irragionevole sottoposizione a un trattamento giuridico uniforme di categorie di persone caratterizzate, in base ai dati desumibili da una media statistica, da stature differenti».

In sostanza, secondo i Giudici della Consulta ci si trova a una evidente discriminazione ai danni delle donne.

Tali principi sono stati ripresi quindi dalla Cassazione che ha accolto il ricorso di aspiranti candidate al concorso, tuttavia rifiutate perché ritenute troppo basse alla prova di idoneità fisica. Il deficit staturale però era stato valutato con un unico criterio di riferimento, sia per uomini che per donne. Detto in parole povere, era stata bruciata una carriera per qualche centimetro in meno.

La selezione in un concorso che non distingue l’altezza tra uomini e donne è non solo illegittima ma anche incostituzionale. E ciò non vale solo ai fini dell’assunzione ma anche di una eventuale promozione. La Corte ha precisato che devono essere disapplicati tutti quegli atti amministrativi che ingiustificatamente non tengono conto della identità o diversità delle situazioni soggettive fisiche imposte dalla natura.

note

[1] Cass. sent. n. 30083/17 del 14.12.2017.

[2] C. Cost. sent. n. 163/1993.


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