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Terreno agricolo: si può contestarne la riqualificazione in edificabile?

20 dicembre 2017


Terreno agricolo: si può contestarne la riqualificazione in edificabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 dicembre 2017



Il Comune vuole riqualificare il mio terreno da uso pascolo ad edificabile. Posso contestare questa decisione? I costi sono insostenibili per la mia famiglia e il terreno non è facilmente vendibile? Peraltro non vi è stata alcuna comunicazione precedente.

 L’Ente Comune ha la possibilità, riconosciuta dalla legge, di apportare varianti al Piano Regolatore Generale decidendo, di volta in volta, se ampliare o ridurre le aree urbanistiche del proprio territorio.

Queste scelte urbanistiche costituiscono valutazioni connotate da amplissima discrezionalità, sottratte come tali al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto abnormi ovvero da manifesta irragionevolezza (tra le tante sentenze, Consiglio di Stato, Sez. IV, 21 ottobre 2013, n.5114).

Ovviamente, la scelta del Comune di estendere le aree edificabili punta ad ottenere un maggior introito nelle casse comunali, sia con riguardo alle nuove tasse che il proprietario è destinato a pagare (com’è nel caso specifico), sia per la possibilità che ha quest’ultimo di edificare un terreno prima inedificabile, dovendo conseguentemente pagare tutte le imposte, i diritti e i bolli al Comune per ottenere le dovute autorizzazioni. La possibilità che ha il proprietario per contestare tale scelta è quella di presentare le dovute osservazioni durante il procedimento amministrativo iniziato dal Consiglio Comunale, volto alla modifica del P.R.G..

Come il lettore ha avuto modo di vedere, l’inizio di questo procedimento non sarà, tuttavia, comunicato ai proprietari interessati, in quanto essendo atto pubblico, sarà conoscibile attraverso l’accesso all’Albo Pretorio comunale (online o cartaceo).

Difatti, ai sensi dell’art. 13 della L. 7 agosto 1990, n. 241, l’adozione di una variante al piano regolatore generale, in quanto provvedimento di pianificazione, non deve necessariamente essere preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento nei confronti dei soggetti interessati (Consiglio di Stato, Sez. IV, 21 agosto 2013, n. 4200), a meno che la variante abbia ad oggetto l’esecuzione di una singola opera pubblica su di un’area ben individuata (Consiglio di Stato, Sez. IV, 16 settembre 2011, n. 5229), ovvero sia direttamente incidente sugli interessi di singoli proprietari di immobili insistenti nella zona coinvolta dal mutamento di destinazione urbanistica (Consiglio Stato, Sez. III, 15 dicembre 2010, n. 4281).

Quindi, affinché vi sia il diritto dei proprietari incisi a ricevere la notifica, la tutela procedimentale degli stessi non deve essere differenziata e non può, quindi, che risolversi nella facoltà di proporre osservazioni o opposizioni al Consiglio Comunale, così come previsto dalla legge (cfr. art. 9 della L. 17 agosto 1942, n. 1150; confronta, per il relativo principio, Consiglio Stato, Sez. IV, n. 5229 del 2011).

Pertanto, se la variante ha interessato solo il terreno del lettore, il Comune avrebbe dovuto notificargli l’avvio di questo procedimento amministrativo.

Diversamente, il legislatore pone a carico del lettore l’onere di controllare sul sito del suo Comune i procedimenti amministrativi che sono stati avviati, verificando di volta in volta se possa esserci qualche interesse del proprietario ad intervenire con delle osservazioni.

In quest’ultimo caso, non resterebbe al lettore che presentare un’istanza al Comune, indicando le ragioni per cui questi chiede che il terreno trasformato in edificabile sia riportato ad agricolo (problemi economici, mancanza di interesse a costruire, e così via).

In questo caso, il Comune, alla prossima variante (usualmente ogni 5 anni), terrà in considerazione l’istanza nel frattempo protocollata e, pertanto, potrà decidere di rimodificare la destinazione d’uso del terreno del lettore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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1 Commento

  1. Ritengo che il Comune, in caso di variazione della destinazione urbanistica di un’area, debba porre in essere un’attenta ponderazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, valutando obiettivamente il reale obiettivo da perseguire, da non commisurare all’esclusivo beneficio economico derivante solo dalla riscossione delle imposte, ma tenendo in debita considerazione le finalità connesse ad una proficua ed effettiva utilizzazione economico-sociale del terreno. In altri termini, laddove il terreno sarebbe destinato a rimanere inutilizzato a scopo edificatorio, in assenza di qualsiasi fondato presupposto o reale motivazione idonee a prospettare concretamente la fattibilità di iniziative edificabili pubbliche o private (mediante Piano di Edilizia Economica e Popolare o Piano di Lottizzazione Convenzionato o la realizzazione di altro Piano attuativo), sarebbe bene che l’Amministrazione comunale non compromettesse, o, ancor meglio, favorisse la destinazione agricola delle aree, laddove non sussista un effettivo fabbisogno di reperimento di nuove aree fabbricabili; ciò anche in coerenza allo spirito di quelle norme urbanistiche di rango nazionale e comunitario che propugnano e promuovono il principio della “pianificazione a consumo di suolo zero”, proprio per tutelare il paesaggio, l’ambiente e l’attività agricola ritenendo il suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici, con effetti di prevenzione e mitigazione degli eventi di di dissesto idrogeologico e in linea con le strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. Tale principio, dovrebbe rappresentare l’obiettivo più apprezzabile ed auspicabile per i Comuni prefiggendosi di non utilizzare ulteriori quantità di superfici del territorio per l’espansione del proprio abitato, superiori a quelle già disponibili ed approvate nel previgente strumento urbanistico generale (PRG / PF ), ricorrendo eventualmente ad interventi di compensazione ambientale, intesa quale deimpermeabilizzazione di aree di pari superficie.

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