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Di chi è la responsabilità medica post-operatoria?

22 Dicembre 2017
Di chi è la responsabilità medica post-operatoria?

Cinque anni fa sono stata operata ma dopo circa una settimana sono stata ricoverata per embolia polmonare.  Tale peggioramento clinico è stato dovuto alla mancata profilassi antitrombotica da parte della struttura e del medico responsabile. Ho avanzato tramite avvocato una formale richiesta di risarcimento danni, fisici e morali. La responsabilità nell’operato è solo del medico responsabile dell’intervento o anche della struttura? Come si quantifica correttamente il danno? Ho chiesto 10.000,00 euro ma controparte mi ha offerto solo 2.000,00 euro.

Ad una prima lettura, è possibile dedurre che la lettrice abbia contratto un accordo con l’azienda sanitaria.

In tal senso, la stessa non ha fatto altro che stipulare un accordo con la struttura, mentre con il dottore che l’ha operata il rapporto è stato da “contatto”, non derivante da una stipula contrattuale.

Secondo la giurisprudenza più recente, il paziente danneggiato può chiedere il risarcimento dei danni sia all’azienda ospedaliera, che risponderà per responsabilità contrattuale, che al dottore (o all’equipe medica) che l’ha operato, che risponderà per responsabilità extracontrattuale.

In più, essendo previsto un obbligo di stipula della polizza professionale per i medici, la lettrice avrebbe anche la possibilità di chiamare in causa l’assicurazione del dottore (e anche dell’azienda sanitaria); ciò significherebbe, una volta dimostrato il danno e il nesso con la condotta del dottore, un risarcimento sicuro.

Passando alle modalità di “quantificazione” del danno, i giudici (o, meglio, i consulenti tecnici che vengono nominati in questi casi dal giudice competente) fanno riferimento alle famose tabelle milanesi del danno non patrimoniale, le quali sono state considerate alla stessa stregua di vere e proprie fonti legislative.

Queste tabelle, prendendo come punto di partenza l’età del danneggiato al momento dell’evento, calcolano il risarcimento equitativo del danno non patrimoniale che spetta a quest’ultimo, sulla base delle percentuali di invalidità riconosciute dal perito medico-legale.

La percentuale, in caso di giudizio, dovrebbe essere quantificata dal medico nominato dal giudice e non dai consulenti di parte, il cui compito rimane delineato alla possibilità di proporre osservazioni alla relazione del tecnico nominato dal giudice.

Fatte queste dovute premesse, la somma che controparte offre alla lettrice è di certo inferiore a quello che le spetta.

Tuttavia, sarebbe una somma che arriverebbe subito alla lettrice; viceversa, dovrebbe aspettare l’excursus giudiziario di un processo, la cui durata potrebbe prolungarsi per anni.

Pertanto, se la sua esigenza è quella di ottenere una somma di denaro, seppur minima, nell’immediato, allora si consiglia di accettare la proposta transattiva; viceversa, la via migliore sarebbe quella di procedere con l’azione legale e di attendere l’esito favorevole del giudizio che andrebbe ad introdurre contro medico, assicurazione e azienda ospedaliera.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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