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Vanno dichiarati i soldi ricevuti in eredità?

17 dicembre 2017


Vanno dichiarati i soldi ricevuti in eredità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2017



Successione: cosa fare se si trovano soldi in banca o in cassaforte. Gli obblighi verso il fisco e l’Agenzia delle Entrate.

È venuto a mancare un tuo parente. Alla morte hai trovato un conto corrente acceso presso la banca con una discreta somma e altri soldi, questa vola in contanti, lasciati nella cassaforte. Si tratta di diverse migliaia di euro che, certamente, se dovessi spenderle, non passerebbero inosservate al fisco. Così ti chiedi se i soldi ricevuti in eredità vanno dichiarati. Il tuo problema non è solo per quelli depositati presso l’istituto di credito, che sarebbe difficile “nascondere” senza lasciare una traccia, ma anche e soprattutto per il cash nascosto in casa. Sai bene, da un lato, che la dichiarazione di successione è un obbligo che scatta solo in presenza di determinate condizioni e che, con questa, si versano anche le relative tasse. Ma che succederebbe se si dovesse rientrare in uno dei casi in cui la suddetta dichiarazione di successione non dovesse essere obbligatoria? E a quanto ammontano le tasse sui soldi in eredità? Di tanto parleremo in questo articolo.

Il problema del redditometro

Prima di spiegarti se e come vanno dichiarati i soldi ricevuti in eredità, mi preme però darti un consiglio. Qualora si tratti di somme consistenti, è sempre meglio mettersi in regola con il fisco anche quando potrebbe sembrarti, apparentemente, difficile scoprire la tua evasione. La ragione è semplice. L’Agenzia delle Entrate potrebbe accorgersi della maggiore disponibilità economica da te acquisita controllando le spese che hai fatto. Tramite infatti il cosiddetto redditometro, l’amministrazione è in grado di verificare la congruenza tra il tenore di vita del contribuente e il reddito denunciato con la dichiarazione dei redditi. Chiaramente, se tu dovessi spendere di più di ciò che hai guadagnato, proprio grazie alla disponibilità dei soldi ricevuti dall’eredità, questo non sfuggirebbe al fisco che, di conseguenza, potrebbe chiederti la provenienza del maggior denaro. In questo caso, se non riesci a fornire adeguate spiegazioni, subirai l’accertamento, la tassazione e le sanzioni. Quindi, è bene sempre dichiarare i soldi ricevuti in eredità, specie quando si tratta di somme cospicue.

Vediamo ora come e quando si dichiarano i soldi sul conto e i contanti ricevuti in eredità. Per farlo, dovremo però distinguere una serie di ipotesi a seconda dell’entità della somma.

Soldi in eredità in banca o in cassaforte: che fare?

La prima cosa da sapere riguarda il «dove» il denaro si trova. In particolare, potrebbero verificarsi due ipotesi: in una prima, l’erede trova la somma in banca, depositata in un conto corrente o in una cassetta di sicurezza; in una seconda, la somma viene invece trovata in casa, ad esempio in un cassetto o dentro la cassaforte. Cosa cambia per il fisco? Molto. Vediamo le due ipotesi.

Soldi in contanti in casa o in cassaforte

Nel caso di denaro per contanti lasciato in casa, questo può non essere dichiarato. In tale ipotesi, infatti, rientra tra i «beni che si presumono nell’attivo» e, di conseguenza, vengono tassati per un importo forfettario pari al 10% delle quote imponibili, cioè al netto dell’eventuale franchigia, spettanti a ciascun beneficiario. In pratica non devi fare alcuna dichiarazione perché è già il fisco a presumere che hai trovato in casa denaro (ma anche gioielli e opere d’arte); per cui il 10% del valore dell’imposta serve a coprire proprio tali beni.

Soldi in banca

In questo caso, bisogna indicare il denaro nella dichiarazione di successione. In questo caso devi seguire ciò che a breve diremo.

Come si dichiarano i soldi in banca in eredità?

Una volta stabilito che solo i soldi in banca vanno dichiarati (mentre quelli in contanti a casa vengono tassati in modo forfettario al 10%), vediamo in che modo deve avvenire la dichiarazione di tali beni. La “denuncia” all’Agenzia delle Entrate non deve avvenire tramite dichiarazione dei redditi, ma con la dichiarazione di successione. La dichiarazione di successione deve essere fatta entro un anno dal decesso. È attraverso questa che il contribuente informa il fisco che, all’interno della successione, vi è del denaro.

Ma non sempre la dichiarazione di successione è obbligatoria. Ci sono dei casi in cui è facoltativa. In particolare la dichiarazione di successione non è obbligatoria quando:

  • gli eredi sono solo il coniuge e i figli (o i nipoti)
  • il patrimonio trasmesso in eredità non supera 100mila euro di valore. Si parla comunque di attivo netto: se il defunto lascia 110mila euro, ma 50mila euro di debiti, non bisogna presentare la dichiarazione di successione;
  • nell’eredità non ci sono immobili come case e terreni (o diritti reali immobiliari come usufrutti o servitù) a prescindere dal loro valore;
  • l’erede rinuncia all’eredità.

Se ad esempio si eredita un appartamento, la dichiarazione di successione va fatta. Se si eredita un conto corrente bancario con 101mila euro (e nessun debito) la dichiarazione di successione va fatta. Se nella cassaforte di casa sono nascosti 200mila euro e i debiti lasciati dal defunto ammontano a 50mila euro la dichiarazione di successione va fatta. Se invece nell’eredità spunta un conto corrente con 5mila euro la dichiarazione di successione non va fatta.

Quindi, ricapitolando, nel momento in cui si ereditano dei soldi, questi vanno denunciati al fisco tramite la dichiarazione di successione, ma solo se il valore dell’eredità supera 100mila euro o ci sono immobili. Se invece tutto ciò che lascia il parente defunto è una somma inferiore a 100mila euro questa non va dichiarata.

Come si pagano le tasse sui soldi in banca lasciati in eredità?

Come abbiamo appena detto, il pagamento delle tasse per i soldi ricevuti in eredità avviene con la dichiarazione di successione. Ma non è detto che si debba necessariamente versare tali imposte. Infatti le imposte di successione scattano solo in questi casi:

  • nei passaggi di denaro tra padre e figlio: solo se l’importo supera 1milione di euro;
  • nei passaggi di denaro tra coniuge: solo se l’importo supera 1milione di euro;
  • nei passaggi di denaro tra fratelli e sorelle: solo se l’importo supera 100mila euro.

Questo significa che:

  • il figlio che riceve in eredità una somma di denaro superiore a 100mila euro ma inferiore a 1milione di euro deve fare la dichiarazione di successione ma non paga le tasse;
  • il figlio che riceve in eredità una somma di denaro inferiore a 100mila euro (e sempre che non vi siano anche beni immobili) non deve neanche fare la dichiarazione di successione;
  • il figlio che riceve in eredità una somma di denaro superiore a 1milione deve fare la dichiarazione di successione e pagare

A quanto ammontano le tasse sui soldi in banca lasciati in eredità?

Vediamo ora a quanto ammontano le tasse sui soldi ricevuti in eredità. Le aliquote variano a seconda del grado di parentela. In particolare:

  • se l’eredità passa da genitore a figlio, si paga un’imposta pari al 4% del valore dell’eredità, ma – come detto – solo per la parte che eccede 1milione di euro;
  • se l’eredità passa da un coniuge all’altro, si paga un’imposta pari al 4% del valore dell’eredità, ma solo per la parte che eccede 1milione di euro;
  • se l’eredità passa tra fratelli e sorelle, si paga un’imposta pari al 6% del valore dell’eredità, ma solo per la parte che eccede 100mila di euro;
  • se l’eredità passa tra altri parenti fino al 4° grado, si paga sempre un’imposta pari al 6% del valore dell’eredità, senza franchigie;
  • se l’eredità passa tra affini in linea retta o affini in linea collaterale fino al 3° grado, si paga sempre un’imposta pari al 6% del valore dell’eredità, senza franchigie;
  • in tutti gli altri casi si paga un’aliquota pari all’8% senza franchigie.
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