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Lo sai che? Prescrizione contributi Inps, quando

Lo sai che? Pubblicato il 31 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 gennaio 2018

Qual è il termine entro cui si prescrivono i contributi previdenziali da versare all’Inps?

Il versamento dei contributi previdenziali è un obbligo al quale devono adempiere sia i datori di lavoro, nei confronti dei dipendenti e dei collaboratori (cococo), sia i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoltori, liberi professionisti).

Tuttavia anche per i contributi non versati esiste un termine di prescrizione, decorso il quale non possono essere più richiesti indietro, dall’Inps o dall’interessato: la disciplina della prescrizione dei contributi Inps dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori presenta, però, delle differenze, rispetto alla disciplina dei contributi da lavoro autonomo. Vediamo allora quando si verifica la prescrizione dei contributi Inps.

Prescrizione contributi Inps lavoro dipendente

I contributi obbligatori dei lavoratori dipendenti si prescrivono, in via generale,  in cinque anni dalla data in cui sarebbero dovuti essere versati (il termine, in base alla Legge Dini [1], è valido dal primo gennaio 1996).

Trascorsi 5 anni, non è ammessa alcuna regolarizzazione contributiva.

Tuttavia, nell’ipotesi in cui il lavoratore o i suoi superstiti denuncino il mancato versamento, il termine di prescrizione si allunga a 10 anni [2], ma solo a favore della persona che denuncia, non di altri collaboratori o dipendenti.

In pratica, se il dipendente provvede a denunciare all’Inps l’omesso versamento dei contributi, l’ente ha la facoltà di procedere al loro recupero entro 10 anni dall’omissione: il termine di prescrizione si allunga comunque, anche nel caso in cui l’Inps non agisca in alcun modo.

Una volta verificatasi la prescrizione dei contributi, l’Inps non può più richiederli, ma nemmeno riceverli, nell’ipotesi in cui il debitore volesse versarli spontaneamente: non è difatti consentito, contrariamente a quanto avviene in base al principio della disponibilità, rinunciare alla prescrizione.

Nell’ordinamento previdenziale, difatti, vale il principio contrario, cioè quello d’indisponibilità dei diritti, e la prescrizione, operando di diritto, può essere anche rilevata d’ufficio dal giudice.

Prescrizione contributi Inps e rendita vitalizia reversibile

Se i contributi risultano prescritti, il dipendente ha comunque diritto al risarcimento dei danni da parte del datore di lavoro, che può avvenire in due modalità:

  • risarcimento generico dei danni;
  • risarcimento del danno in forma specifica, tramite la costituzione di una rendita vitalizia reversibile [3].

La rendita, in pratica, compensa la pensione, o la quota del trattamento,  che sarebbe spettata in base ai contributi non versati: l’importo deve dunque corrispondere alla riserva matematica utile alla ricostituzione della pensione persa, e deve essere collocato  dall’Inps nel periodo in cui i contributi avrebbero dovuto essere correttamente versati.

Interruzione della prescrizione contributi Inps

Per interrompere la prescrizione dei contributi Inps da lavoro dipendente, gli atti devono avere i seguenti requisiti:

  • provenire dall’Inps; ad esempio, non hanno efficacia interruttiva gli atti provenienti dall’Ispettorato del lavoro, né le semplici denunce del lavoratore;
  • riportare l’ammontare dei contributi non versati e il periodo al quale si riferisce l’omissione (non basta, dunque, un’indicazione generica come “si interrompe ogni termine prescrizionale per i contributi eventualmente non versati”);
  • riportare il nominativo e i dati anagrafici del lavoratore denunciante;
  • riportare il regime sanzionatorio applicabile;
  • riportare gli estremi della denuncia, compresa la data di presentazione.

Le denunce contributive mensili, pur costituendo un  atto di riconoscimento del debito, non interrompono la prescrizione, dato che il credito è esigibile dall’Inps solo a partire dal giorno successivo al termine per la presentazione del modello: avranno dunque efficacia interruttiva le denunce presentate in ritardo, ma non quelle inoltrate entro il termine, poiché il debito risulta già sorto ma non esigibile.

Prescrizione contributi Inpdap

Per i lavoratori dipendenti del settore pubblico, come chiarito da una recente circolare dell’Inps [4], la prescrizione dei contributi è quinquennale, come per la generalità dei lavoratori dipendenti.

L’amministrazione- datore di lavoro ha però l’obbligo di sostenere l’onere del trattamento di pensione riferito ai periodi di servizio in cui è intervenuta la prescrizione.

Prescrizione dei contributi lavoratori autonomi

Per quanto concerne i contributi dovuti dagli artigiani, dai commercianti e dai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata, la prescrizione è ugualmente pari a 5 anni, ma con una decorrenza diversa per i contributi che eccedono il minimale imponibile.

L’Inps, in una nota circolare [5], aveva difatti chiarito che,  per la contribuzione eccedente il minimale, la prescrizione dovrebbe decorrere non dall’anno al quale si riferiscono i contributi, ma dalla data in cui l’Agenzia delle Entrate rende noto all’Inps il reddito prodotto dall’obbligato al pagamento della contribuzione previdenziale. Tale termine di decorrenza derivava, secondo l’Inps, sia dal fatto che non esista un obbligo di comunicare i propri redditi all’Istituto, sia dal fatto che la decorrenza della prescrizione, secondo il codice civile, possa iniziare solo dal momento in cui il diritto può esser fatto valere.

Successivamente, sono intervenute diverse sentenze della Cassazione [6], che hanno chiarito che l’ordinario termine di prescrizione dei contributi si sospende, sino alla data in cui l’Inps conosce il reddito imponibile a seguito della comunicazione dell’Agenzi delle Entrate, solo se l’interessato non presenta il quadro RR della dichiarazione dei redditi (modello Unico, ora modello Redditi). In questo caso, difatti, si tratta non di semplice omissione, ma di evasione contributiva, perché il quadro RR è quello in cui deve essere specificamente dichiarato, per i lavoratori autonomi (imprenditori e liberi professionisti), il reddito imponibile ai fini previdenziali, e in cui sono calcolati i contributi dovuti a saldo.

note

[1] L. 335/1995.

[2] Cass. Sent. 9962/2005.

[3] Art. 13 L. 1338/62.

[4] Inps Circ. n.169/2017.

[5] Inps Circ. 104/1996.

[6] Cass. Sez. Unite, sent. n. 4808/2005.


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