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Oggetti personali spostati in hotel: è violazione della privacy?

22 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 dicembre 2017



Quando si prenota una stanza d’albergo e vi si soggiorna si perfeziona un contratto di ospitalità con il gestore, con conseguenze relativamente alla custodia.

Capita frequentemente di rientrare in una stanza d’albergo e di trovare i propri oggetti personali spostati rispetto a come li si era lasciati prima di uscire.

Addirittura vi sono alcune strutture turistiche (soprattutto balneari) dove il personale di servizio fa trovare deliberatamente agli ospiti nelle loro stanze delle sorprese al loro rientro (si pensi alle creazioni fatte con asciugami o altri tessuti tipiche di alcune strutture in Egitto).

La maggior parte delle volte si tratta di spostamenti del tutto insignificanti ed impercettibili, ma altre volte viene da chiedersi se lo spostamento di oggetti personali all’interno di una stanza d’albergo costituisca una violazione della privacy.

Il contratto di ospitalità

Il punto di partenza per inquadrare la fattispecie è considerare che quando si prenota una stanza d’albergo e vi si soggiorna si perfeziona un contratto di ospitalità con il gestore.

Questo contratto, in particolare, si conclude nel momento in cui il gestore della struttura ricettiva conferma l’accettazione della prenotazione fattagli in qualsiasi forma, verbale o scritta, dal cliente o da chi per lui.

Il contratto di albergo, o contratto di ospitalità, non ha una propria disciplina legislativa, se non in piccola parte. La sua esistenza si deve piuttosto all’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, che l’ha definito come il contratto con cui l’albergatore si obbliga a prestazioni molteplici e diverse tra di loro, che vanno dalla locazione dell’alloggio, alla fornitura di servizi, al deposito; senza che il carattere primario riconoscibile alla locazione dell’alloggio possa valere a conferire alle altre prestazioni carattere secondario [1].

In particolare, il nucleo del contratto d’albergo è costituito da tre prestazioni principali dovute dall’albergatore: la concessione di un alloggio; la protezione della persona; la custodia delle sue cose.

La terza obbligazione in capo all’albergatore è quella di custodia delle cose portate dal cliente ed è l’unica in verità che trova una disciplina nel codice civile agli artt. 1783 e seguenti.

La violazione del dovere di custodia determina la responsabilità contrattuale dell’albergatore e il conseguente obbligo di risarcimento del danno subito dal viaggiatore.

Il codice civile prevede due diverse forme di responsabilità. Entrambe costituiscono, da un lato, una forte tutela per il cliente e, dall’altro, un impegno per l’albergatore.

La prima è quella della responsabilità per le cose portate in albergo, secondo cui gli albergatori sono responsabili di ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo [2].

Sono considerate cose portate in albergo: le cose che vi si trovano durante il tempo nel quale il cliente dispone dell’alloggio; le cose di cui l’albergatore, un membro della sua famiglia o un suo ausiliario assumono la custodia, fuori dell’albergo, durante il periodo di tempo in cui il cliente dispone dell’alloggio; le cose di cui l’albergatore, un membro della sua famiglia o un ausiliario assumono la custodia sia nell’albergo, sia fuori dell’albergo, durante un periodo di tempo ragionevole, precedente o successivo a quello in cui il cliente dispone dell’alloggio.

La seconda forma di responsabilità è quella per le cose consegnate, secondo cui la responsabilità dell’albergatore è illimitata: quando le cose gli sono state consegnate in custodia; quando ha rifiutato di ricevere in custodia cose che aveva l’obbligo di accettare. A tale ultimo proposito, l’albergatore ha l’obbligo di accettare le carte-valori, il denaro contante e gli oggetti di valore.

Alla luce di quanto sin qui esposto, appare evidente che il semplice spostamento delle cose all’interno di una stanza d’albergo non è fonte di responsabilità per l’albergatore, né di violazione della privacy.

Certo, le situazioni andranno valutate caso per caso. Per cui nell’ipotesi, ad esempio, di beni riposti all’interno di cassetti e ritrovati poi in altri luoghi della stanza, andrà sicuramente segnalata la circostanza all’albergatore al fine di pretendere un maggiore rispetto della propria privacy.

note

[1] Cassazione Civile, 22 ottobre 2008 n. 25584.

[2] Articolo 1783 del codice civile.

[3] Articolo 1784 del codice civile.

Autore dell’immagine: Pixabay

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