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News Bonus pubblicità, come funziona

News Pubblicato il 15 dicembre 2017

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> News Pubblicato il 15 dicembre 2017

In arrivo un credito d’imposta per i costi sostenuti da liberi professionisti, enti e aziende per la pubblicità sulla stampa e sulle emittenti locali.

Sarà presto operativo il bonus pubblicità: si tratta di un credito d’imposta, pari al 75% dei costi sostenuti per la pubblicità sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, da parte di imprese, enti non commerciali e liberi professionisti. Per la precisione, il credito è pari al 75% dell’incremento degli investimenti in pubblicità rispetto all’anno precedente, e può essere riconosciuto anche per la pubblicità su testate giornalistiche online.

Il bonus pubblicità è stato introdotto dalla manovra bis [1], poi integrato dalle disposizioni del collegato fiscale 2018: tutti gli aspetti non definiti dalla legge sono poi contenuti in un regolamento di attuazione, i cui aspetti principali sono stati anticipati dal Dipartimento dell’editoria e dell’informazione.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, come funziona il bonus pubblicità, chi ne ha diritto e come richiederlo.

Come funziona il bonus pubblicità

Il bonus pubblicità è pari al 75% dell’incremento degli investimenti pubblicitari effettuati da un’azienda, da un ente non commerciale o da un libero professionista sulla stampa quotidiana e periodica, comprese le testate online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali.

Il bonus è elevato al 90% nel caso in cui l’investimento sia effettuato da microimprese, piccole e medie imprese e start-up innovative.

Nel dettaglio, possono essere ammessi al bonus pubblicità gli investimenti riferiti all’acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali su:

  • giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, comprese le testate online;
  • programmi di emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.

Il bonus è valido anche per gli investimenti effettuati dal 24 giugno al 31 dicembre 2017.

L’incremento si calcola sulla base degli investimenti pubblicitari effettuati nell’anno precedente. Ad esempio se l’azienda, nel 2016, ha speso 10mila euro in pubblicità e ne spende 15mila nel 2017, il bonus corrisponderà al 75% (o al 90%) di 5mila, il valore, appunto, dell’incremento.

Il credito d’imposta liquidato potrà però essere inferiore a quello richiesto, se complessivamente le domande superano l’ammontare delle risorse stanziate. In questo caso, le risorse sono ripartite tra tutti i richiedenti aventi diritto. I limiti di spesa sono distinti per gli investimenti sulla stampa e per quelli sulle emittenti radio-televisive.

Chi ha diritto al bonus pubblicità

Hanno diritto al bonus pubblicità:

  • i liberi professionisti;
  • le aziende;
  • gli enti non commerciali.

Per aver diritto al bonus, i beneficiari devono effettuare investimenti, in campagne pubblicitarie, il cui valore superi di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente, sugli stessi mezzi di informazione.

Domanda bonus pubblicità

Le domande per ottenere il credito d’imposta dovranno essere compilate attraverso un’apposita piattaforma che sarà messa a disposizione nel sito web dell’Agenzia delle entrate.

Ci sarà una finestra di tempo per presentare le domande (con tutta probabilità, dal 1° al 31 marzo di ogni anno).

La domanda dovrà contenere i seguenti dati:

  • dati identificativi dell’azienda, dell’ente o del lavoratore autonomo;
  • costo complessivo degli investimenti pubblicitari effettuati, o da effettuare, nel corso dell’anno, distinti tra stampa ed emittenti;
  • costo complessivo degli investimenti effettuati sugli analoghi media nell’anno precedente, distinti tra stampa ed emittenti;
  • indicazione dell’incremento degli investimenti, distinti tra stampa ed emittenti, in percentuale ed in valore assoluto;
  • ammontare del credito d’imposta richiesto, distinto tra stampa ed emittenti;
  • dichiarazione sostitutiva di atto notorio sull’assenza delle condizioni ostative ed interdittive previste dalle disposizioni antimafia ai fini della fruizione di contributi e finanziamenti pubblici.

note

[1] Art.57 Dl 50/2017.


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